Lucha Libro VS Masterpiece: uno scontro a senso unico

Ieri niente post, causa mostruosi impegni di lavoro... Ma mi faccio perdonare oggi, fuori scaletta. Con un post, spero, molto gustoso.
Di quella merda di Masterpiece, alla sua uscita, non ho parlato. Un po' perché mi ripugnava soltanto l'idea, un po' perché ero già un bel po' assente dal blog. Mi trovo però a parlarne adesso, che il programma è... Boh? Morto? Andato avanti? In ogni caso, qualsiasi fine abbia fatto (o stia ancora facendo), è comunque al di fuori dell'attenzione generale. E della mia, naturalmente. Mi trovo a parlarne adesso, dicevo, perché ho scoperto che, da qualche altra parte, si sono inventati una cosa simile, che però è una figata.

Ma andiamo con ordine. Intanto, per chi non conosce ciò di cui stiamo parlando, due parole su Masterpiece: è un reality show, in onda su Rai3 in seconda serata, in cui alcuni fenomeni da baraccone* fingono di essere (o forse sono? Mah) degli aspiranti scrittori, e quindi si "sfidano"** per vedere chi alla fine sarà eliminato e chi invece vincerà un contratto di pubblicazione da 100.000 copie con Bompiani.
Il programma è indegno, una cosa da non guardare assolutamente, neanche per poterla prendere in giro. Delle prime puntate hanno parlato il Buta, Hell, Davide Mana... Li trovate tutti linkati in un esauriente post di Alex Girola.
C'è poco altro da dire: è un programma in cui si "vende" l'autore e non l'opera. Si punta tutto sul "personaggio": il carcerato col sogno della Kultura, il ragazzo problematico che scrive "per esorcizzare i suoi demoni", la ragazza che si vorrebbe emancipare scrivendo un romanzo su una ragazza che si vorrebbe emancipare... Robaccia. Ché si sa che le cose funzionano così, da anni, da sempre. Forse qualcuno di voi ricorderà il grande talento di Amanda, sul blog di Angra. E, se non sapete di cosa parlo, leggete, che è tutta cultura.

Insomma, Masterpiece Mastershit è una merda, e non si discute. Ma allora perché ritirarlo fuori adesso? Come dicevo, ho scoperto qualcosa. 
Ho scoperto... LUCHA LIBRO!
E anche qui due parole sono d'obbligo, anche se scriverle mi fa decisamente più piacere.
La storia è semplice: in Perù la crisi ha colpito duro, ed in particolar modo il mercato della cultura. Si stampano pochi libri, perché stampare costa tanto, e quindi si legge poco, e di conseguenza si scrive poco. E ottenere contratti di pubblicazione è difficilissimo, perché gli editori pubblicano solo quello che vende sicuramente. E allora che ci si inventa? Facile: il wrestling letterario: Lucha Libro!

Un programma televisivo, una moltitudine di aspiranti scrittori, delle prove da affrontare, una giuria, e alla fine il vincitore si aggiudica un contratto con una grossa casa editrice.
Dice "ma allora che c'è di diverso da Mastershit?"
Tutto, rispondo io.
Innanzitutto, visto che il punto di partenza è la lucha libre sudamericana, i concorrenti indosseranno, per tutta la durata degli incontri, una maschera da wrestler, e scriveranno sotto pseudonimo. Questo, unito al fatto che l'unica parte "visibile" è la sfida di scrittura, elimina di fatto la componente "personaggio". Gli scrittori sono anonimi, irriconoscibili e, soprattutto, nessuno sa niente di loro. Fine. C'è un "incontro" di improvvisazione letteraria, chi vince resta, chi perde, come nella lotta libera, si toglie la maschera e va via. Niente casi umani, niente retroscena, niente foto dell'infanzia con musica neomelodica di sottofondo. Solo la scrittura.

Le prove, poi, non sono ridicole come le "nostre": ad ogni partecipante vengono date tre parole e 5 minuti di tempo: dovranno scrivere un racconto breve che contenga i tre elementi. i loro pc sono collegati a dei videoproiettori, così che il pubblico possa vedere quando, dove e se si arenano, e incitarli come in un vero incontro di lotta. al termine della sfida la giuria legge i due racconti brevi, giudica il vincitore, e l'arbitro con la classica casacca a righe comunica il risultato. Uno va avanti, l'altro esce.

Altro? Ah, sì. I concorrenti sono quasi tutti giovanissimi, la maggior parte under 30***, e poi... Il marketing. Sì, la pubblicità di Lucha Libro ha veramente stile, e non è affatto pacchiana e ridicola come l'immagine all'inizio del post.
E su YouTube ci sono dei bellissimi e divertentissimi video promozionali con incontri di wrestling tra parole, per stabilire quale sia quella giusta da usare! :D
Eccone uno, tanto per gradire...


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* Sì, sono fenomeni da baraccone. Aspiranti scrittori una sega. C'è l'erotomane convinto, c'è l'ex-galeotto innocente, c'è l'emo maschio col nome da femmina. Tutta gente "coi proBBlemi".
** Sì, perché scrivere un racconto breve a tema "Massimo Troisi" è una sfida...
*** No, di per sé non è un merito, ma l'età media dei concorrenti di Mastershit era imbarazzante.

Il miglior libro del 2013*

Era un po' che da queste parti non mi avventuravo in consigli libreschi, a parte qualche consiglio per gli acquisti fatto di recente, però questa volto non posso proprio esimermi dal postare questa segnalazione/recensione. Del resto il titolo del post è molto eloquente, non trovate?

Naturalmente ho ritenuto superfluo indicare nel titolo che si tratta del miglior libro del 2013 secondo me. Le professoresse me lo hanno insegnato dai tempi dei temi alle medie che un "secondo me" in questi casi è pleonastico...
Dunque, il libro in questione è un bel pulp, ed è l'opera prima di Paul Malmont, autore americano che pare si stia specializzando nel raccontare storie che hanno come protagonisti grandi scrittori del passato. Il titolo del miglior libro che ho letto nel 2013 è The Chinatown Death Cloud Peril, e può essere acquistato su Amazon per la modica cifra (neanche tanto) di 7,48 €.

Due parole sulla storia. Innanzitutto, questa si basa su un presupposto, che è una domanda: E' possibile distinguere, in una storia, quando è che il narratore si allontana dalla "storia vera" e scivola nel pulp?
Chissà, forse, se chi racconta è abbastanza bravo, no.
E proprio su questo riflettono e dibattono (e litigano) i due protagonisti del romanzo: Walter B. Gibson e Lester Dent. Che, nel caso non lo sapeste, sono due dei più grandi scrittori di pulp... Nell'era dei pulp.
Prestigiatore e creatore di The Shadow il primo, creatore del mitico Doc Savage il secondo (ah, giusto, anche inventore della "formula"), tra i due c'è ovviamente una fortissima rivalità, alimentata da un misterioso episodio citato all'inizio come "quella volta del Golden Vulture", che poi è una storia che... Vabbè, dai, niente spoiler!

Dunque, tutto comincia con la misteriosa morte di H. P. Lovecraft, mitico scrittore di horror e amico di Gibson, che "manda un messaggio" allo scrittore... No, un momento. In realtà tutto comincia con un intrigo internazionale, e potrei giurare che c'è di mezzo il Kuomintang, e un'isola maledetta e dei mostri che vagano nella notte! No, no, aspettate. E' più probabile che tutto cominci con la bella e disperata moglie di Lester Dent, depressa per un'indesiderata interruzione di gravidanza, che passeggiando per la Chinatown di New York
col marito si intrufola in uno strano tempio e trova un tesoro che non dovrebbe trovare...
Accidenti, sto facendo confusione. Forse mi orienterei meglio con un elenco, sì, una chiara suddivisione per punti potrebbe rendere l'idea.
Allora, in questo libro c'è:

- la rivalità tra due dei più grandi scrittori di pulp di tutti i tempi;
- un misterioso idolo d'oro;
- templi nascosti;
- guerra fra Tong nella Chinatown di New York**;
- un'isola maledetta, che in realtà...;
- intrighi internazionali;
- morti misteriose;
- un uomo misterioso che a Gibson ricorda proprio la sua creatura, L'Ombra;
- rapimenti;
- apparizioni;
- il tentativo (ben riuscito) di dimostrare come a volte la Storia sia "pulper than pulp".

Ecco, forse ora sono stato più chiaro.
Ah, e non vi ho detto che a fare "squadra" con Gibson e Dent ci sono L. Ron Hubbard (sì, quello di Scientology, prima che diventasse "quello di Scientology") e una esotica sexy mentalista...
Ragazzi, se non vi ho convinti ora non so proprio come fare!

Il romanzo (disponibile, ovviamente, solo in inglese) si legge che è una meraviglia, la lingua non è difficile e in ogni caso il dizionario presente nel vostro e-reader (nel caso ne aveste uno) è un supporto più che sufficiente. Si tratta di 400 pagine da divorare, soprattutto se, come me NON siete esperti dell'universo pulp. E questa è in effetti una delle cose che mi ha fatto innamorare di questo romanzo: l'ho letto in un momento in cui stavo proprio esplorando il mondo delle vecchie riviste, delle storie scritte per un pugno di cent a parola, di Doc Savage e de L'Ombra... Ed è stato perfetto. Mi ha fatto scoprire aneddoti, mi ha spinto a leggere biografie, ha dipinto, davanti ai miei occhi, un meraviglioso quadro dell'Era dei Pulp. E per questo è stato il miglior romanzo che ho letto nel 2013.
Concludo dicendo che di questo libro esiste una specie di "sequel": The Astounding, the Amazing and the Unknown, che sembra proprio una storia col botto, ma che non ho ancora acquistato a causa di un proibitivo prezzo di 13 € e spicci in versione kindle.

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* Come dite? Siamo nel 2014 da diversi mesi? Sì, lo so, il post è un po' in ritardo... Ma che fate, non lo leggete?
** A proposito di guerra fra bande, tong e Triadi... Sapete che Davide Mana ha pubblicato uno splendido "agile volumetto" sulla storia e la leggenda delle Triadi Cinesi, con tanto di statistiche, aneddoti, elenco dei trentasei giuramenti... Una robetta niente male! 

3/52 - Una Ninfa nella Doccia


Di tutte le avventure proprio assurde che ho vissuto da quando sto con Zack, poche battono quella che sto per raccontarvi. Non fatevi ingannare dal fatto che io sia effettivamente ancora qui per raccontarvela, perché quella volta giuro che me la sono vista brutta proprio. Ma andiamo con ordine.
Erano ormai un paio di mesi che me ne ero andato dal buco di casa che dividevo con il mio coinquilino per trasferirmi in pianta stabile a casa di Zack, quella dalle parti dell’Aventino, in una palazzina praticamente vuota.
Lui ogni tanto veniva a casa, stava tre o quattro giorni e poi se ne andava chissà dove per un altro po’.
Io mi sentivo abbastanza responsabile di quell’appartamento, che tra l’altro era bello proprio, una reggia in confronto alla mia vecchia baracca.
Insomma, ero lì nella casa all’Aventino che stavo per farmi la doccia, e mentre mi spogliavo l’acqua calda scorreva rumorosamente in quella cabina doccia da paura... Sì, lo so, non si spreca l’acqua. E’ che deve scorrere un po’ per scaldarsi bene!
Comunque.
Sono entrato in bagno, lo specchio era tutto appannato e sono rimasto lì, nudo come un verme a fissare una bellissima, splendida, meravigliosa donna nuda comparsa al centro della cabina doccia.
Forse avevo anche un po’ di bava, non lo so.
Lei mi ha sorriso dolcemente e si è avvicinata a me, camminando in punta di piedi sul pavimento piastrellato azzurro.
Non ricordo granché della prima volta con lei.
Ricordo tette morbide, mani lisce e la pelle fresca, come l’acqua della piscina i primi giorni d’estate.
Appena dopo essermi alzato dal letto sfatto, le immagini già sbiadivano nella mia mente. E, considerando pure che erano anni che non si batteva chiodo, questo avrebbe già dovuto farmi suonare un campanello d’allarme.
Ma no, niente campanelli.
E abbiamo fatto l’amore ancora una volta.
Oh, e non ridete quando scrivo “fare l’amore”, che a scrivere “scopare” mi vergogno.
Solo dopo, a sera, quando io ero sfinito proprio, lei parlò. E la sua voce era come la pioggia leggera d’autunno, dolce e malinconica.
“Mi chiamo Antea. Tu sei Zaccaria, vero?”
E lì mi sono cascate le palle.
E non so proprio come accidenti m’è venuto in mente di dirle la verità! Praticamente non era la mia voce, quella che rispose “No, non sono io. Sono Daniele. Vivo con lui da qualche mese.”
Vi giuro che se non avete mai visto la faccia triste di una Ninfa non avete idea di che cosa significhi “cuore spezzato”. Giuro proprio.
In quel momento avrei fatto qualunque cosa per lei. Qualunque cosa.
“Santi numi! Perdonami! Ho fatto una cosa orribile!” disse lei con le lacrime agli occhi.
“No! Dimmi perché cerchi Zack. Forse posso...”
“Ho bisogno di aiuto. Solo Zaccaria può aiutarmi!”
“E invece no! Ascoltami, io sto con Zaccaria, adesso. Lavoro con lui, proprio. Raccontami tutto, posso aiutarti!”
E Antea raccontò.
Mi disse che un gruppo di satiri l’aveva rapita per sacrificarla in un rituale, insieme alle sue sorelle. Lei era riuscita a fuggire, ma ora i satiri erano sulle sue tracce, e volevano riportarla indietro per ucciderla. Conosceva Zack perché lui, anni prima, l’aveva aiutata a difendere la sua sorgente da non ho capito bene cosa. Più parlava e più volevo aiutarla. Volevo che avesse bisogno di me.
“Posso aiutarti.”
“E come?”
“Ora vedo. Tu però devi stare tranquilla.”
Mi sono fiondato nello studio di Zack, a leggere uno di quei mattoni che ha lui sulla libreria. Uno sulle semidivinità preternaturali.
Cazzo, mi sentivo quasi un esperto.
Passai la mattinata a leggere e a prendere appunti. Poi tornai da lei.
“Cosa hai scoperto?”
“Posso gonfiarli di botte.” Mi sembrava una risposta molto epica, in quel momento.
Ma il momento epico fu interrotto dalla suoneria del mio cellulare. Era Bad Boys di Bob Marley, in quel periodo.
Zaccaria.
“Ehi Zack! Dimmi tutto.”
“Ciao giovane. Che stai facendo?”
Un attimo di pausa. Antea, dall’altra parte della sala, era sdraiata sul divano.
“Niente, solite cose... Scrivo, cazzeggio su internet.”
“Mi raccomando non ti ammazzare di lavoro, eh.”
“Simpatico. Che vuoi?”
“Sei sicuro che non ti disturbo?”
“No, no figurati! Dimmi dai.”
“Volevo sapere come è messa casa, se è tutto in ordine. Tra un po’ torno e...”
“Quando?”
“Quando cosa?”
“Quando torni?”
“Ah... Boh. Un paio di giorni, credo. Tempo di sistemare una faccenda. Potrei tornare con delle cose interessanti da studiare.”
“Uhm.”
“Va be’, stammi bene. Ciao.”
E riattacca. Penso di essere rimasto praticamente in apnea per tutta la telefonata, e alla fine ho tirato un rumoroso sospiro di sollievo.
Quel giorno, e il giorno dopo ancora, me li ricordo vagamente.
Ho immagini confuse, del corpo nudo di Antea. Ho ricordi sbiaditi del suono della sua voce, delle mie parole, smielate proprio. Ricordare è come guardare tutto attraverso uno specchio d’acqua.
Zack ogni tanto chiamava, ma io facevo il vago.
L’ultima telefonata, quel giorno, non gli risposi neppure. Forse è stato proprio quello a salvarmi le chiappe.
Antea uscì di corsa dal bagno, tutta nuda, i capelli lunghi bagnati le cadevano sulle spalle e scendevano fino a sfiorare il seno. Io ebbi una sensazione come del cuore che mancava un battito. Penso di aver fatto di nuovo l’espressione ebete della prima volta.
“Sono qui! Mi hanno trovata! Daniele aiutami ti prego!”
Di nuovo il faccino triste, quasi disperato. Mi sentivo morire.
“Ssssh!”
Sentivo dei passi, per le scale. Più che passi, una specie di trotto.
“Chiuditi in bagno e non uscire!” le diedi un ultimo bacio sulle labbra.
Ho sentito che a volte la paura ti rende più lucido. Io non avevo paura. Mi stavo cagando sotto, proprio. E quindi ero lucidissimo.
Zack mi aveva lasciato il tirapugni di ferro meteoritico, per fortuna. Lo misi alla sinistra. Con la destra impugnavo una mazza da baseball con l’anima in ferro. Quella non era di Zack, era mia proprio. Un vecchio ricordo di un periodo buio fatto di centri sociali, risse e cortei.
*Din-donn*
Il suono dei campanelli dei vecchi palazzi è brutto proprio. Cambia di durata a seconda di quanto a lungo premi col dito... Mamma mia, che ansia.
Sbircio dallo spioncino.
Sono in quattro. Vestiti come un incrocio tra C’era una volta in America e Matrix. Spolverino nero, cappelli neri a tesa larga, occhiali da sole. Cristo, quelli che girano con gli occhiali da sole di sera non li reggo proprio.
*Din-donn*
“Chi è?!” ho detto cercando di sembrare ignaro e scocciato.
“Carabigneri”
“E che volete?”
“Fa’ ‘n gondrollo, gnent’artro!”
Ma voi lo sapevate che i satiri parlano così? So’ burini proprio! Quello che parlava, dietro la porta, mi ricordava terribilmente il povero zi’ Augusto, che era di Rieti.
*Bum*
Un colpo, forte, contro la porta blindata. I satiri non devono essere famosi per la loro pazienza.
I colpi continuarono, con forza. Io mi nascosi a lato della porta, che cominciava a piegarsi e a cedere.
“Cristo, questi sfondano una porta blindata a calci.” Pensavo.
I cardini furono i primi a cedere, e la porta prima si inclinò, poi si schiantò a terra. Appena il primo di quelle maledette capre mise piede in casa lo colpii fortissimo con la mazza sul grugno. La sua bestemmia mi ricordò sempre di più lo zio Augusto.
Un altro satiro si precipitò ad aiutarlo, e io colpii di nuovo con la mazza gridando come un matto.
Oh, che volete, mi da coraggio.
Feci due passi indietro, per farli entrare tutti, e poi con uno scatto felino girai dietro alla cristalliera e gliela rovesciai addosso con un tempismo perfetto, colpendoli tutti e quattro in pieno.
Va bene, magari lo scatto non fu proprio felino, e il tempismo non proprio perfetto. Magari è stata solo una goffa spinta al mobile.
Però, dopo tutto, io ero in piedi in mezzo alla stanza, e quelli erano tre. Uno era rimasto schiacciato sotto la cristalliera, e non si muoveva più.
Gli atri erano piuttosto incazzati.
“Sile’, ‘u munellu cerca rogne.”
“E l’ha trovate.”
Fermo lì, con una mazza in mano, ad aspettare che in tre mi pestassero di botte, mi ricordavo molto una scena de I Guerrieri della Notte.
Il primo satiro, con un’agilità assurda, mi caricò di testa e mi prese in pieno stomaco. Schiacciato tra lui e il muro dietro di me, cominciai a tempestarlo di cazzotti sulla testa, col tirapugni. Poi una bella ginocchiata nella panza e giù per terra.
Le cose cominciarono a mettersi male quando “Sile’” (che poi ho scoeprto essere Sileno, il capo della cricca di satiri occultisti) mi colpì in faccia con la mia stessa mazza. Ecco, lì ho visto le stelle proprio.
Quando mi sono ripreso ero steso a terra, e avevo lo stomaco pesante.
C’era un satiro seduto sopra proprio, che mi guardava con occhi rossi e cattivi. Faccia gonfia, piena di barba, senza cappello riuscivo a vedere anche le corna spuntare da una matassa di riccioli sporchi e rossicci.
Te si carmatu?
Cazzo, era come avere zi’ Augusto seduto sopra.
Fu a quel punto che entrò Zack. Tempismo perfetto proprio.
“Non potevate semplicemente bussare?” disse.
E li pistò come l’uva.
Venne armato di uno storditore elettrico monouso e di un elegante bastone da passeggio, con il pomo d’argento a forma di testa di Ermes. Sì, con le alucce sulle tempie. Me lo ricordo bene perché dopo aver abbattuto il satiro sopra di me mi ha puntato il pomo del bastone in faccia e mi ha detto “Con te facciamo i conti dopo.”
Guardare Zack che combatte è una figata proprio. Lui non è come me, io al confronto sembro un gibbone. Sono goffo, lento e pesante. Anche se mi ha insegnato qualche trucchetto non c’è paragone proprio.
Con un movimento che manco un ballerino di classica, si trovò improvvisamente alle spalle dei due satiri ancora in piedi.
Una bastonata su un ginocchio. Una sulla tempia. Satiro a terra.
A quel punto, Sileno tirò fuori una semiautomatica dalla tasca interna dello spolverino.
“Mo’ basta Zaccari’!”
“Una pistola?! Che tristezza...”
Quel giorno vidi una cosa straordinaria. Io giuro che ho visto Zack schivare due proiettili. Schivarli, proprio. Ha scansato la testa di lato, poi fatto perno sulla gamba sinistra e colpito la mano di Sileno col bastone.
Il satiro ha lasciato la presa, Zack ha colpito con un calcio la pistola che cadeva e poi l’ha presa in mano al volo.
L’ha puntata in mezzo agli occhi di Sileno e ha fatto fuoco.
Quel giorno vidi anche, per la prima (e ultima) volta, Zack che uccideva qualcuno in quel modo.
Dopo esserci sbarazzati del cadavere di Sileno e dei satiri ancora vivi, Zack mi fece un cazziatone che ancora me lo ricordo.
Mi rimproverò per non averlo avvertito della situazione, per aver messo in pericolo la mia vita e quella di Antea. Mi fece sentire un po’ una merda, in effetti. Mi spiegò che la ninfa (che in effetti era una Naiade, una ninfa d’acqua dolce) aveva usato su di me un incantesimo per vincolare il mio cuore attraverso l’attrazione fisica. Ecco, questa cosa mi spezzò il cuore.
Però c’è una cosa che non gli ho mai detto.
Quella notte, mentre mi facevo la doccia, tumefatto e dolorante, Antea è tornata da me. Era come la prima volta che l’ho vista. Avvolta da una nuvola di vapore. Non ha detto niente. Mi ha sorriso, e mi ha baciato.

Ed è stata l’ultima volta che l’ho vista.

The Following (serie tv)

Ho finito qualche giorno fa di vedere, insieme a mia moglie e ad alcuni amici, la splendida serie tv The Following, con Kevin Bacon e un eccezionale James Purefoy.
Non sono solito parlare di serie televisive su questo blog, ma mi piace l'idea di esplorare argomenti diversi... Anche perché mi sono reso conto, recentemente, che la maggior parte delle cose che guardo in tv sono, appunto, le serie tv.
Sì perché grazie alla mia Carta Cinema 3 vado al cinema quasi una volta a settimana a prezzi accessibili (una volta ci andavo addirittura gratis), poi non possiedo Sky né Mediaset Premium, quindi i film decenti in tv scarseggiano... Va da sé che io scaric... "reperisco" serie tv che mi interessano e me le guardo attaccando il mio HD esterno da 1TB alla tv e tanti saluti a tutti.
Ed è così che ho visto Game of Thrones, che mi piace moltissimo, Arrow, che è mediocre ma parla di supereroi, Agents of SHIELD che non è malaccio, Under the Dome che mi ha fatto smadonnare, The Walking Dead che mi ha preso moltissimo... E così via.
Ma allora, potreste dire voi, perché parlare proprio di The Following quando ci sono tutte queste altre serie? Semplice: primo, perché la serie mi è piaciuta moltissimo. Secondo, perché di GoT e Arrow  e dello SHIELD ne parlano in parecchi, soprattutto sui blog che seguo (e che trovate nella colonna a destra), mentre invece The Following ancora non se la fila nessuno. E quindi ci penso io.

Dunque, dicevo, The Following.
La storia è semplice: Joe Carroll (James Purefoy) è un serial killer che, dopo aver ucciso diverse giovani donne, viene arrestato da Ryan Hardy (Kevin Bacon), agente della FBI che, nell'arresto, rimedia una bella pugnalata al cuore che lo costringe a vivere con un pacemaker.
La serie inizia con l'evasione di Carroll dal carcere in cui è rinchiuso, e con il bureau che richiama in servizio Hardy (che, dopo essersi ritirato dal servizio, è un uomo solitario e con problemi di alcolismo) per replicare l'impresa: catturare Carroll prima che mieta altre vittime. Del resto Hardy è un esperto, è stato lui a scoprire che il filo conduttore degli omicidi perpetrati da Carroll era la poetica di Edgar Allan Poe (Joe Carroll era un colto e affascinante professore di letteratura), e ha scritto anche un libro su di lui: The Poetry of a Killer.
A questo punto del primo episodio, una domanda si affacciava prepotentemente nella mia testa: Ma che è l'ennesimo C.S.I. con l'eterna lotta tra serial killer e FBI?! Ed ero pronto a spegnere la tv e passare ad altro. Sapete, non sopporto granché quel tipo di serie...
E invece no!
Tutto si chiarisce (a partire dal titolo della serie) quando il vero problema si rivela: durante i nove anni di carcere, grazie alle visite in prigione e ai social network*, Carroll è riuscito a creare una vera e propria setta, che si regge sul culto della sua persona.
Quindi in pratica Ryan Hardy e i suoi si trovano ad affrontare una miriade di potenziali serial killer, inseriti in ogni ramo della società, moltissimi insospettabili, a ciascuno dei quali è affidato un compito particolare da svolgere in un determinato momento... Sono i follower di Joe, appunto.

Non vado avanti con la trama, altrimenti gli spoiler saranno eccessivi... Vi basti sapere che già dalla prima puntata la serie mi ha catturato alla grande!
Indubbiamente il punto di forza della serie è il personaggio di Purefoy, quel Joe Carroll che risulta estremamente affascinante... E tra l'altro non si tratta di quel fascino "coatto" che, per esempio, porta i giovani a "fare il tifo" per la gente della banda della Magliana in Romanzo Criminale.** No, si tratta di quel sano fascino per il cattivo, anche se rimani perfettamente cosciente che quello è cattivo, e tu fai il tifo per i "buoni". Un fascino alla Sephiroth, per chi ama FFVII e mi capisce.
Anche il ritmo della serie è notevole, e anche lo spessore dei comprimari (sia dal punto di vista di personaggi che degli attori che li interpretano) è buono, nonostante la cosa valga più per i "cattivi" che non per i "buoni", in una serie in cui a volte gli agenti dell'FBI sembrano veramente cretini.

In finale, The Following è una serie tv di altissimo livello, che ho seguito con piacere fino all'ultimo episodio della prima stagione. E' in corso la seconda stagione, che però non ho ancora iniziato a vedere... E chissà che non mi venga in mente di proporre qui sul blog dei "report" dei singoli episodi, come fa da tempo Germano "Hell" Greco sul suo blog.***

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* No, tranquilli, non c'è nessun accenno ad una critica sociale tipo "Ecco! Guardate cosa possono fare i social network! Facebook è il demonio!" Neanche velatamente.
** Poi un giorno ci farò un post, su questa storia che i "nuovi miti" spesso siano dei maledetti criminali da due soldi, presentati come grandi eroi da romanzi, cinema e tv... E tanto lo so che finirò per litigare con qualcuno.
*** Spero che questo non venga interpretato come una "copia", bensì come quello che in effetti è: il desiderio di replicare un format di post che io stesso trovo interessante. Ho preferito specificarlo perché spesso i blogger (specie quelli con un certo seguito) hanno la sventura di imbattersi in gente che ne "ruba" i contenuti spacciandoli come propri, o comunque non citando la fonte originaria. Non voglio mischiarmi con questa gente.

Kindle Paperwhite: la gioia di possedere un e-reader

Eccomi qui, dopo un anno di utilizzo, a tirare le somme del mio tanto desiderato, amato e coccolato e-reader: il Kindle Paperwhite.
Ricevuto in regalo da mia moglie, l'ho messo in funzione immediatamente, sostituendo il compianto Cybook Orizon, che mi aveva abbandonato qualche mese prima, lasciandomi senza reader per un po'.

Ora, l'articolo in questione non sarà particolarmente lungo: alcuni di voi potrebbero ricordare il vecchio post sulle "prime impressioni" date dal Paperwhite. Si trattava di un articolo piuttosto dettagliato, con tanto di specifiche tecniche del lettore, prezzo, peso e quant'altro.
Sottoscrivo quanto detto in quel post: il Paperwhite è comodo, leggerissimo, veloce, la batteria sembra inesauribile, considerato l'utilizzo che ne faccio... E l'illuminazione è letteralmente meravigliosa: comodissima per leggere di notte senza disturbare mia moglie con la luce dell'abat-jour, per nulla fastidiosa né di notte né di giorno.
Qui a fianco potete vedere la splendida custodia che ho acquistato su Amazon ad un prezzo decisamente accettabile (meno di 10 €), anche se l'acquisto ha richiesto una lunga ricerca: le prime custodie che si trovano in vendita hanno dei prezzi mostruosamente alti.

Torno a spendere due parole sul dizionario integrato: quello inglese è stato per me preziosissimo. Da quando ho acquistato l'e-reader il numero delle mie letture in lingua inglese è aumentato esponenzialmente, permettendomi sia di leggere le nuove uscite (le cose consigliate da Davide Mana sul suo blog e le sue due novelettes di Aculeo & Amunet) sia di recuperare materiale introvabile in italiano. In particolare la cosa che apprezzo è che, in effetti, si tratta di un vero e proprio "dizionario", e NON di un traduttore. In sostanza, quando evidenzi la parola di cui vuoi conoscere il significato, si apre un piccolo pop-up con la definizione, sempre in inglese, della parola in questione. Un dizionario, appunto.
Naturalmente, se connessi alla rete internet, c'è anche la possibilità di cercare la traduzione, oppure la parola (o l'espressione) su Wikipedia, nel caso servisse. Una funzione molto importante, per me, quando leggo opere non narrative.

Ora, considerazioni degli effetti sulla lettura.
L'acquisto del Kindle Paperwhite NON ha, in effetti aumentato la "forza" della mia lettura. Non sono mai stato un lettore "medio" o "debole", poi diventato "forte" grazie all'e-reader. Questo no. Sono sempre stato un "lettore forte", soprattutto se paragonato ai tristi standard del nostro Paese.
Tuttavia, l'e-reader mi ha "restituito" questa forza: prima di possederlo, come ho già detto, leggevo molto meno in inglese. Inoltre, leggendo soprattutto a letto, ho trovato scomodissimo (al punto di sospenderne la lettura) leggere i "Mammuttoni" della Newton: un peccato, visto la marea di storie che contengono. Con l'e-reader? Problema risolto. In più io ho il vizio del "cambiare idea": mi piace saltare da un libro all'altro, dalla saggistica alla narrativa, e per questo poter avere tutti i libri che sto leggendo appresso mi facilita molto le cose. Senza contare che, quest'anno, per questioni lavorative e di orari, mi sono ritrovato a dover prendere molto spesso l'autobus (non lo facevo da un sacco!) per tragitti lunghi: splendido avere con sé una vagonata di libri per il peso complessivo di... meno di 2 etti e mezzo!!

Per concludere: l'e-reader ha "sostituito" le letture cartacee?
No, affatto.
Complice l'immensa libreria dei miei, possiedo molti vecchi libri che mi interessano in versione cartacea, e non avrebbe avuto senso ricomprarli (quand'anche fossero stati disponibili: Il Falcone Maltese è stata una delle mie letture cartacee, ad esempio). Ho letto (e sto leggendo) inoltre dei libri che, secondo me, non avrebbe senso comprare in digitale: meraviglie piene di illustrazioni e fotografie, ad esempio.
E poi ho avuto modo di pescare due o tre "tesori" da mercatino che... Poi vi dirò. ;)
Infine le graphic novel: i fumettoni di Zerocalcare, e I Kill Giants di Joe Kelly, oltre allo splendido Capitan Swing, per citarne alcuni, li ho felicemente acquistati e letti in cartaceo.

Spero quindi che questo meraviglioso e-reader mi accompagni ancora a lungo, e vi auguro di poterne acquistare uno, o che ve lo regalino, o che lo possediate già o che lo troviate per strada, ancora imballato.

2/52 - I Mostri che Vivono


Mi chiamo Daniele, ho 28 anni e faccio... Diciamo il giornalista, và.
Ormai sto con Zack da qualche settimana in modo stabile, e la cosa mi diverte. È una miniera di storie! Quello che mi fa rosicare è che non mi dice mai niente. Zero proprio. Anche adesso, è più di un’ora che siamo in macchina sulla Cassia Bis, e ancora non mi ha detto dove stiamo andando. Meno male che sulla Punto c’ho il GPL, così spendo meno.
“Allora?”
“Sei curioso come una scimmia!”
“Beh, faccio il giornalista!”
“Esci per Viterbo, giornalista.”
Metto la freccia e esco, poi mi tocca guidare per un’altra mezz’ora.
“Siamo arrivati”
“E te pareva.” Considerata la persona, era chiaro quale fosse la destinazione. Posto strano, il Parco dei Mostri di Bomarzo. Venirci con Zack, poi, è inquietante proprio.
E il cielo plumbeo con pioggerellina in stile irlandese non aiuta manco un po’.
Non mi accorgo nemmeno che è già sceso.
“Tu resti in macchina?”
Impreco, faccio manovra e parcheggio bene. Ci manca solo la multa.
Io non so se voi conoscete il posto... Se non l’avete mai visto, fatevi un giro su internet. Su Wikipedia ci sono pure le foto delle statue, rendono l’idea. Che poi il giardino sarebbe anche bello, ma quei mostri fanno impressione proprio!
Arriviamo davanti al cancello, che è chiuso. C’è attaccato un foglio di carta scritto a pennarello, infilato in una di quelle buste di plastica da quaderno ad anelli: CHIUSO PER RISTRUTTURAZIONE – CI SCUSIAMO PER L’INCONVENIENTE.
“Viaggio a vuoto?” sono un po’ incazzato per il tempo perso, un po’ speranzoso di potermene tornare a casa.
Zack neanche mi risponde, tira fuori il cellulare, un Motorola modello Cartagine, e chiama.
“Sì, sono io. Ti aspetto fuori.” E riaggancia.
Ci viene ad aprire uno dei custodi, un tipo tarchiato, avrà neanche quarant’anni ma è già calvo, baffi sottili e pizzetto da stronzo, occhi pisti di chi ha dormito poco.
“Sei Zaccaria?”
“No, sono la fata dei denti. Dai, apri.”
“Il giovanotto chi è?”
“Il mozzo. Ci fai entrare o no?”
“Venite, vi accompagno fino a un certo punto.” Mi accorgo che la sua voce è tremante. Questo tizio non sta per niente bene!
Percorriamo il vialone d’ingresso e arriviamo a un altro cancello, chiuso con una catena. Mi sembra di sentire un barrito provenire dall’interno del parco, ma di sicuro me lo sono immaginato.
Il custode apre il lucchetto e toglie la catena. Ci fa entrare, poi chiude il cancello e rimette catena e lucchetto. Ci passa le chiavi dalle sbarre, le prendo io.
Ci incamminiamo a destra, verso il corpo principale del parco. Mi fermo a fissare due piedistalli di pietra, vuoti, con le famose iscrizioni che inviterebbero i visitatori a osservare la simbologia alchemica del Parco e... Porco mondo!
“Zack, ma qui sopra c’erano due Sfingi?”
“Vedo che te ne sei accorto. Bene.”
“Vuoi dire che qualcuno si è fregato le statue del parco?”
“Di’ un po’, ti sembro una guardia? Qui abbiamo un problema diverso. Il custode sostiene che, da un po’ di tempo, le statue abbiano preso la sgradevole abitudine di andarsene in giro.”
Ecco, ora credo che la mia espressione debba sembrare stupida proprio.
“E questo chi lo dice, quello squilibrato di prima? Si vedeva che era fatto come una pigna!” cerco di sdrammatizzare.
“Dici? Eppure le sfingi sono sparite.”
La saliva mista a paura che ingoio rischia di strozzarmi.
E intanto continuiamo a camminare. Superiamo le scale che scendono, alla nostra destra, e fiancheggiamo un muretto. Io comincio a sentire dei suoni che sembrano grugniti e lamenti, e Zack mi fa cenno di stare zitto e seguirlo. Si acquatta e costeggia il muretto di pietra. Appeso alla cintura ha un fodero, da cui tira fuori un lungo coltello da Rambo.
I suoni non me li sono immaginati, vengono da giù di sotto! Zack si affaccia e mi fa cenno di guardare. Mi affaccio anche io, e mi prende un colpo.
Sotto di noi, nemmeno un metro più in basso, c’è un enorme uomo di pietra che ne sta aprendo in due un altro, a mani nude.
Mi butto a sedere, spalle contro il muretto, sperando che non mi abbiano visto.
E invece Zack stringe il coltello, salta sul muretto e poi giù.
“Cristo!”
Mi affaccio: Zack è sulle spalle del gigante che vince (che poi ho scoperto trattarsi di Ercole, la statua rappresentava Ercole e Caco), e col coltello sta armeggiando dietro l’orecchio della statua.
Quella intanto ha lasciato andare l’altro gigante (Caco, suppongo) e cerca di liberarsi di Zack con la manona di pietra. Si dà un ceffone sulla testa, pezzi di pietra cadono a terra. Zack invece è ancora aggrappato alla nuca del mostro.
Colpisce con il coltello una, due, tre volte.
Qualcosa si stacca dalla statua.
Osservo a bocca aperta i due mostri tornare al loro posto, avvinghiati l’uno all’altro. Immobili proprio. Zack scende a terra, raccoglie la cosa che è caduta e mi fa un cenno con la mano.
“Scendi o no?”
E io scendo.
“Ma come hai fatto?”
Mi porge la cosa che ha raccolto: è una moneta d’argento, sembra antica.
“Hai capito, ora?”
“Me possino cecamme.”
“Daniele, l’hai letto il libro che ti ho passato l’altroieri?”
Socchiudo gli occhi per darmi l’aria di uno che pensa. Mi sovviene alla mente la vaga immagine di un mattone di quattrocento pagine poggiato, chiuso, sul mio comodino.
“Tutto no...” farfuglio, e mi sento di nuovo pischello, interrogato in latino.
“Lascia perdere. È la moneta di uno Gnefro.”
“Un che? Cazzo Zack, ma tutte le volte con te c’è da affrontare una bestia strana?!”
“Uno Gnefro è un follettino. Non è pericoloso... Ma è un tipo irascibile. Probabilmente se ne va in giro per il parco e attacca le monete sulle statue, e così gli fa prendere vita.”
“Zack, sai quante statue ci sono nel parco?”
“Una ventina?”
“Appunto, troppe proprio!” Sento di nuovo il barrito, ma stavolta capisco di non essermelo immaginato. “E una è quella di un elefante!”
“Sì, ma non c’è bisogno di affrontarle tutte.” Dice, e tira fuori dalla tasca un piccolo flauto di legno. “Con questo posso costringerlo a manifestarsi qui. Poi però bisognerà catturarlo.”
“Beh, hai detto che è un folletto no? Quanto sarà mai alto?!”
“I più grossi arrivano a un metro e dieci.”
“Appunto. Dai Zack, tu suoni, io lo prendo e poi ce ne andiamo.”
“Così mi piaci, sveglio e reattivo.” Mi strizza l’occhio e suona il flauto. Una nota sola, che sembra un fischio che echeggia in un tronco cavo. È un bel suono.
Il piccolo bastardo compare in mezzo a noi, e io mi ci butto sopra prima che possa dire “miccia e acciarino”.
Devo dire che mi aspettavo una cosa diversa quando Zack ha detto “folletto”. Qualcosa di “carino”. Questo è un nano di un metro con un grosso naso a patata pieno di bozzi, gli occhietti porcini, le gambe corte e storte e due braccia da fabbro ferraio che levati.
Mi schiva e mi fa lo sgambetto, e io finisco faccia a terra, con la bocca piena di polvere. Quello mi salta in groppa e comincia a tempestarmi di cazzotti la schiena.
“Ahio! Cazzo!”
Possibile che nelle avventure con Zack io non faccia mai la figura che spero?
Sentire la risata di Zack mi da la forza di scrollarmelo di dosso e tirargli uno sgraziato calcio sul mento. Si tiene le mani sulla bocca sanguinante, spero si sia morso la lingua il bastardo.
Ne approfitto per rialzarmi e placcarlo, e ci rotoliamo a terra per un po’. Rimedio un paio di ginocchiate ai gioielli di famiglia, ma alla fine piazzo un paio di destri ben messi e lo stendo. Mi rialzo e, torreggiando su di lui, gli tiro un calcio nelle costole.
“Ehi, calmati John Wayne! Non è mica un film americano, così lo ammazzi!” mi rimprovera Zack. Io ho le palle doloranti, la bocca piena di terra e la schiena a pezzi proprio.
“Ma vaffanculo.” biascico.
Lascio che sia lui a parlare. Ne ho conosciuto uno di folletto, e già mi stanno tutti sul cazzo.
Zack, col suo modo di fare affabile, riesce a farsi raccontare tutta la storia. La colpa è del custode, il pelato che ci ha chiamati.
Il cretino ha trovato dell’oro nascosto in un tronco cavo, durante un giro di perlustrazione, e ha pensato che ci fosse finito lì per caso! Ma quello era un nascondiglio “temporaneo” dello Gnefro, che è tornato e non ha trovato più la sua roba. Ti credo che se l’è presa a male! Così ha pensato di vendicarsi con uno scherzetto.
Giuro che la faccia del custode alla vista del folletto è valsa tutto il viaggio. E il seguito... Cristo, per quello è valsa pure la pena di prendere i cazzotti.
Il folletto si riprende il tesoro, e poi si avvicina al custode con la sua brutta faccia tutta incazzata... Peccato che gli arrivi allo scroto! Così sale su una sedia, poi sul tavolo, prende il tizio per la collottola, e con una voce gutturale gli fa: “Se racconti a qualcuno questa storia giuro che entro di notte in casa tua e ti taglio le palle... Chiaro?”

Non sono riuscito a capire se il custode ha prima annuito e poi si è pisciato sotto oppure il contrario.

15 € di ebook

Oggi un post un po' in ritardo sull'orario mattutino, una segnalazione che resterà qui fino a domani, quando poi arriverà il secondo dei 52 racconti brevissimi...
In questi mesi di morte cerebrale del blog ho scoperto che qualche commentatore c'è passato, da queste parti, ed in particolare è passato a dare un'occhiata alle recensioni. Quindi, questo post sarà qualcosa di simile ad una recensione, ma non proprio.
Voglio approfittare di questo spazio per lasciare a voi lettori un po' di consigli per gli acquisti di libri digitali, in particolare un po' di cose che ho acquistato negli ultimi mesi per una cifra complessiva che si aggira intorno ai 15 €.
Che poi è meno di quanto vi costerebbe acquistare in cartaceo l'ultimo libro di Fabio Volo, tanto per dirne una. :D
Ma ciancio alle bande, e cominciamo.

DD 1 - Ignizione (Doppia D) di Marco Siena
€ 2,99

Una bella storia fantasy-horror-action dal sapore steampunk, scritta da Marco Siena, autore autoprodotto italiano che scrive sul blog Prima di Svanire (e parallelamente, anche se un po' meno, sul suo "alter" anglofono Vanishing in the Mist). La trilogia (sì, è il primo di una trilogia che comprende anche Combustione e Estinzione) inizia, ed è proprio il caso di dirlo, col botto. Il romanzo è avvincente, io l'ho divorato in un paio di giorni, i protagonisti acchiappano, l'atmosfera steampunk è appena accennata e gradevole (insomma, nessuno steambabble che ti sbatte in faccia "Ehi! Stai leggendo un'ucronia con retrotecnologia a vapore!), e quando Marco scrive horror si vede che sa quello che fa. Non resta che aspettare con ansia il seguito!

I Robot di La Marmora di Alessandro Girola
€ 1,47

Di Alex Girola ho già parlato in più occasioni, che io frequenti abitualmente il suo blog non è un mistero, quindi taglio un po' con le presentazioni. Parlo direttamente di questo meraviglioso ebook che ha già un seguito, I Mecha di Napoleone III, e attende un ultimo capitolo per completare una trilogia. Trilogia ambientata nel meraviglioso universo condiviso/progetto di scrittura collettiva Risorgimento di Tenebra, al quale anche io ho partecipato... Dunque, come presentarvi questa chicca ucronica... Ecco: E se, nel 1864, un'astronave aliena precipitasse nel cuore dell'Impero Austriaco? E se gli alieni sopravvissuti si dividessero in due fazioni, mettendo capacità e tecnologie a servizio gli uni degli Asburgo e gli altri del vicino Regno d'Italia?
Ecco, mi sembra abbastanza come presentazione. Insomma, prendete Pacific Rim e ambientatelo nel nostro Risorgimento: voilà! Avrete una gustosa novella con azione, guerra, robot giganti e mostri alieni: cosa aspettate a leggerla?!

Le storie di Aculeo & Amunet - "Bride of the Swamp God" e "Lair of the White Ape" di Davide Mana
€ 1,13 e € 1,14 (ma ora disponibili entrambi a € 0,98!)

Ecco, di Davide Mana parlerò ancora meno che di Alex. Se mi conoscete e mi seguite, sapete che ne ho parlato fin troppo, elogiando tutti i suoi lavori. Il link ai suoi due blog, Strategie Evolutive e Karavansara (in inglese), li trovate nella colonna a destra. Io di Davide Mana leggo (e ho letto) tutto. Mi piace quello che scrive, come lo scrive e pure perché lo scrive. Mi piacciono le sue storie e i suoi personaggi, e si tratta senza dubbio del miglior autore che mi sia capitato di scoprire tramite il gironzolare da un blog all'altro.
Detto questo, Aculeo & Amunet sono una splendida coppia: legionario inflessibile ma un po' cialtrone lui, principessa egiziana sexy & pericolosa lei; e vivono straordinarie avventure sospese tra la sword&sorcery Howardiana e l'orrore Lovecraftiano. Le loro prime due avventure sono divertenti e assolutamente imperdibili!

Capitan Low di Diego Bortolozzo
€ 1,99 (ma io lo acquistai in promozione a 0,99 €!)

Primo ebook della lista acquistato senza conoscere l'autore, Diego Bortolozzo. L'ho comprato e letto dopo un'entusiastica recensione di Marco Siena (sì, quello del primo ebook in lista... A volte ritornano! :D)... E mi è piaciuto moltissimo.
La space opera non è il mio genere, soprattutto letterario, tuttavia... Tuttavia in questo divertente romanzo di 200 pagine e spicci c'è molto del ciclo Salgariano de Le Tigri di Mompracem: diciamo che è quasi una "versione spaziale" di una delle avventure dei tigrotti di Sandokan. E questo a me piace moltissimo.
Ci sono i pirati (spaziali, ma pur sempre pirati!) i corsari (no, non sono la stessa cosa, per questo ho messo il link! :D), i perfidi scagnozzi del governo (che in questo caso è una Federazione), i carichi che "scottano", gli intrighi, le battaglie, qualche bella donna... Non vi sembra che tutti gli ingredienti siano al loro posto?

Punto Nemo di Domenico "Helldoom" Attianese
€ 0,92

Una cifra veramente irrisoria per l'acquisto di questo splendido racconto Lovecraftiano in cui, volendo, ci si può vedere anche un po' di quel capolavoro che è la Lega degli Straordinari Gentlemen
Di base c'è l'horror lovecraftiano, di contorno, vediamo... C'è il Nautilus, ci sono gli intrighi... E poi si sa, gli indigeni sono irrequieti, le stelle sono allineate... Che altro dobbiamo dirci?!
Per quanto riguarda l'autore... Il link al suo blog è sempre presente, lì a destra, e lo metto anche nel post, ma mi dispiace constatare che non scrive più da qualche mese... Un vero peccato! Ma del resto anche io sono e sono stato latitante per secoli, quindi la speranza è l'ultima a morire!

La serie degli "Avventurieri" di Davide Mana
Avventurieri del Mondo Perduto € 1,01
Avventurieri alle Porte del Tempo € 2,68
Avventurieri sul Crocevia del Mondo € 2,68

Aridaje... Sì, insisto con Davide Mana. I tre volumi della serie Avventurieri li annovero tra i miei migliori acquisti dell'anno passato: tre saggi (due lunghi, uno un po' più breve) avvincenti, esaustivi, interessanti... Atipici. Sì, perché sono saggi, ma sono pieni di avventure, misteri, scoperte, eroi, antieroi, spionaggio, truffe, rivalità, spedizioni pericolose in luoghi remoti, scoperte eccezionali in luoghi "comuni", notizie, imprese... Insomma, c'è davvero di tutto. Per chi pensa di essere interessato (come me) alle meraviglie della Via della Seta, per chi pensa che la paleontologia sia roba noiosa, per chi crede che il celacanto sia la prima persona
singolare del verbo "celacantare": questi sono i saggi che fanno per voi! (Li ho raggruppati in un unico blocco per evitare un post di sedicimila parole... :D)


Et voilà! Piaciuto il post? Spero di sì... Grazie a questo articolo ora potrete avere a vostra disposizione diverse ore di lettura avvincente (e di generi diversi!) per una spesa totale di € 16.01. Che poi diventano 15 e spicci, visto che non ho considerato le promozioni dei due libri di Aculeo & Amunet... E che per me furono 15 € tondi tondi, data la promozione di Capitan Low. Ma insomma, si tratta davvero di pochi spiccioli. Spero che vi piaccia leggere questo post tanto quanto a me è piaciuto scriverlo: mi fa piacere pensare di poter consigliare a chi mi legge letture di qualità a prezzi ridottissimi... E soprattutto acquistabili con un semplice click! Ah, le gioie di possedere un buon e-reader... Chissà che a breve non ci scappi un post sul mio compagno di tante letture, il Paperwhite...