Recensione - Il Rubino di Fumo (P. Pullman)

Il Rubino di Fumo Fuffa
di Philip Pullman

Editore:          Salani
Prezzo:           € 14,00
Pagine:           265

Doverosa premessa divisa per punti:

Punto Primo – Philip Pullman è un autore che mi piace molto, e che ritengo essere uno dei migliori scrittori di fantasy tra quelli “in voga” di questi tempi. Forse proprio il migliore. Ho letto “Queste Oscure Materie” e l’ho trovata una saga entusiasmante, scritta benissimo e congegnata altrettanto bene.
Punto Secondo – Ho iniziato a leggere il Rubino di Fumo aspettandomi un fantasy. Il Rubino di Fumo NON E’ un fantasy.
Punto Terzo – Non credo che la “letteratura per ragazzi”, ammesso che debba esistere una cosa del genere, possa essere scritta peggio della letteratura “normale”. Un ragazzo è solo un essere umano con i brufoli, ma non è cerebroleso. O meglio, il fatto che sia cerebroleso non dipende dal suo essere un ragazzo piuttosto che un  adulto piuttosto che un vecchio.

Fine della premessa.
Inizio della recensione.
Il Rubino di Fuffa è deludente, anche come “mistery”. È scritto decisamente peggio della trilogia di Lyra, con molta meno accuratezza, con descrizioni a volte approssimative e infantili.
Inoltre sono numerose le interferenze dell’autore nei pensieri dei personaggi, e spesso sono intrusioni grosse come una casa, come quando Sally incontra il fotografo e si trova a descrivere la sua macchinetta fotografica vecchio stile come una di “quelle che si usavano a quei tempi”.
Per non parlare di alcune descrizioni a dir poco “particolari”.

Guardandolo si poteva pensare che fosse ubriaco, ma non emanava odore di alcol, non parlava confusamente, non camminava ondeggiando.”

E allora da cosa dovrei poter pensare che sia ubriaco? Non si sa.

…venne alla porta una bambina di cui, in quel tetro pomeriggio, si vedevano solo un paio di enormi occhi scuri.”

Notare che non si capisce perché. È un fantasma? Troppi vestiti? Troppo sporca? È nascosta nel buio? Ha un cappello e una sciarpa? Non si sa (e due).

Insomma, con la storia del libro per ragazzi, il buon vecchio Philip ha scritto le cose un po’ a coda di gatto, per non dire a cazzo di cane. Peccato, perché sappiamo di poterci aspettare di meglio, da lui.
Dal punto di vista dello stile, a parte una mediocrità aleggiante per tutto il testo, c’è poco altro da dire. I dialoghi, almeno quelli, sono costruiti in maniera scorrevole e realistica, senza essere mai noiosi. Non scade (quasi) mai nell’inforigurgito, ma non sono sicuro che sia un merito: in fondo che c’è da inforigurgitare se l’ambientazione è Londra e i personaggi e la storia non hanno nulla di “fuori dal comune”?

Speravo di potermi fermare qui con i lati negativi, invece neanche per sogno.
La trama è piena di imprecisioni e di cose inverosimili, che impediscono ad un lettore mediamente intelligente di prendere davvero sul serio questo libro.

ATTENZIONE: DA QUESTO PUNTO IN POI, LA RECENSIONE CONTIENE DEGLI SPOILER.

Innanzitutto, la cosa che alla fine del romanzo mi ha lasciato di stucco: la motivazione di fondo.
Praticamente la signora Holland, il “villain” del romanzo - terribile e spietata “strega” che controlla i bassifondi di Londra grazie a una rete inestricabile di feccia di ogni tipo - odia Sally Lockhart perché suo padre adottivo aveva degradato suo marito?! Certo, non dubito che all’epoca ritrovarsi soldato semplice dopo essere stato sergente dovesse essere un terribile affronto…ma è decisamente una motivazione troppo debole per sostenere un intero racconto.

Altro buco nella trama è il signor Hopkins. Imbarazzante. Praticamente questo signore è costretto dalla signora Holland ad andare da Sally per ucciderla. E perché è costretto? Perché lei lo ricatta. E come lo ricatta? Facendogli capire che ormai è ricercato per l’omicidio del maggiore Marchbanks. E glielo fa capire sbattendogli davanti questo articolo di giornale:

MISTERIOSA MORTE
DI UN MAGGIORE IN CONGEDO
LA GOVERNANTE PARLA DI UN UOMO
CON UN VESTITO A QUADRETTI

Ma solo a me sembra assurdo che un uomo si senta braccato perché la polizia cerca un tizio col vestito a quadretti?! Senza contare poi che, qualche pagina prima:

“Balzò in piedi allarmata e schizzò alla porta. Ma il marciapiede era affollato, e dell'uomo lei ricordava solo il vestito di tweed e la bombetta... e lì ce n'erano a dozzine.”

Quindi non solo questo tizio sarebbe indagato perché ha un vestito a quadretti ma addirittura è indagato perché ha un comunissimo vestito a quadretti! Semplicemente assurdo.
Ah, a proposito: tutto quello che ho appena scritto compare tra l’altro nel capitolo più assurdo del romanzo: “SALLY SI DA ALLA FINANZA”.
Dove per darsi alla finanza si intende che Sally va dall’avvocato incaricato di gestire i suoi soldi e gli spiega – NOTA: Sally ha 16 annicome dovrà gestire la sua rendita: quali azioni acquistare, quali vendere, come e dove versare i soldi della sua eredità.

Infine, ultimo piccolo particolare che a me ha stonato non poco: quando si parla di questo Rubino di Fumo, nel diario del maggiore Marchbanks, si riporta il seguente avvenimento:

Appena la luce della lampada cadde sulla gemma, si verificò uno strano fenomeno: il bagliore rosso nel cuore del rubino parve turbinare e dividersi come fumo, rivelando una serie di creste e di crepacci: un fantastico paesaggio di gole, di picchi e di terrificanti abissi dalle profondità insondabili. Solo una volta avevo letto di un paesaggio simile: in uno studio sulle allucinazioni e gli orrori dell'oppiomania.
L'effetto di questa straordinaria visione fu quello che il maharajah aveva predetto. Vacillai, improvvisamente in preda a una vertigine violenta.”

Insomma è una gemma particolare dotata quasi di poteri ipnotici. Peccato che, dopo questa descrizione, nel libro non si fa più parola di questo aspetto del rubino. Non si scoprirà perché dia le vertigini a chi lo fissa, né tantomeno perché il cuore del rubino “sembra turbinare come fumo”.
Anzi, in realtà il rubino compare solo un’altra volta, per poi finire definitivamente in fondo al Tamigi.


IL GIUDIZIO CONCLUSIVO   



Breve nota sui giudizi: i giudizi alla fine delle recensioni saranno espressi con un numero di stelle  variabile da 0,5 (mezza stella) a 5. Utilizzo questa scala di valori perché è facilmente compatibile con le valutazioni sintetiche che do ai libri sulla mia libreria di Calibre  e di aNobii. Fine della breve nota sui giudizi.



Nel complesso il libro è sotto la media. Non eccelle in quanto a stile di scrittura né in quanto a originalità e sviluppo della trama. In realtà sarebbe un libro da due stelle, ma la mezza stella in più la merita perché, nonostante tutto, i personaggi risultano simpatici (anche quelli meno credibili) e si sanno far voler bene. E poi il libro è corto.

IL GIUDIZIO DELLA TESTA
Leggere “Il Rubino di Fuffa” è una perdita di tempo. Per fortuna, visto che è corto, si tratta solo di una piccola perdita di tempo. Ma sempre perdita di tempo è.
Fuffa.

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