Recensione - Il 18° Vampiro (C. Vergnani)

Diamo due botte a questi vampiri del cazzo!




TITOLO: Il 18° Vampiro

AUTORE: Claudio Vergnani

EDITORE: Gargoyle Books

PREZZO: € 14,00

PAGINE: 544








Questa volta l'illuminante saggezza del vostro Psicopompo dirige il suo fascio di luce su un libro decisamente controverso. Perchè? Lo capirete alla fine della recensione, dopo averla letta e, soprattutto, dopo aver osservato lo stupefacente giudizio finale.
Si comincia...

Innanzitutto, voglio dire una cosa, totalmente e indiscutibilmente arbitraria e superficiale: Claudio Vergnani mi è simpatico. Una cifra simpatico!
L'affermazione è ovviamente frutto di un pregiudizio (in positivo) bello e buono, visto che non l'ho mai incontrato, nè conosciuto via social network, nè tantomeno visto di persona. Mi è simpatico così, a pelle. Anzi, a quarta di copertina. Sì, perchè Il 18° Vampiro è un libro che ho deciso di acquistare dopo aver letto la quarta di copertina, e basta. Non mi capitava da anni. Devo poi ammettere che la simpatia è rimasta, anzi, forse anche cresciuta, durante tutte le 500 pagine di libro. Riporto di seguito la frase che mi ha conquistato.
Chi va a vampiri è un po' come chi va a funghi: se sbaglia, in un caso e nell'altro, rischia la pelle...
Come direbbe Dustin Hoffman, con perfetto accento americano, Grazie, signor Vergnani.

Grazie, signor Vergnani.
Fatta la mia personalissima apologia dell'autore, proseguo con la recensione vera e propria

Il libro è scritto male. Per diversi motivi, è scritto male.
Il primo di questi motivi è una fastidiosissima, insopportabile, inaccettabile, tremendamente amatoriale abitudine di interrompersi mentre parla. Delle 544 pagine di libro, se ne contano al massimo un centinaio in cui non ci sono parentesi, incisi o pensieri che interrompono il parlato. E vi assicuro che è una cosa straziante da leggere, soprattutto se parliamo di un romanzo che si propone di essere un horror, o comunque un romanzo di suspance vampiresca, passatemi il neologismo. Ma vi faccio un esempio di quello che ho detto, tanto per cercare di farvi rendere conto:
pag. 59   Le fotografie - scaricate da internet, sgranate ma fin troppo chiare - che trovai una sera in una busta che la donna di Giorgio (seppi subito che era opera sua) mi aveva messo slealmente nella cassetta ...
Capito cosa intendo? Vedete come le parti evidenziate sono delle interruzioni del discorso "naturale"? E, leggere un libro in cui questa cosa avviene per 400 pagine, è come ascoltare il racconto di qualcuno che si interrompe continuamente per divagare. Frustrante.
Ci sono cose del genere quasi in ogni pagina, alcune volte sono anche interruzioni lunghe...
pag. 77   M'informò che uno della manovalanza, Marco, aveva notato per caso, appena fuori dalla cerchia urbana - o per meglio dire in quella sorta di terra di nessuno che non è più città ma non è ancora campagna - un vecchio acquedotto abbandonato.
A volte sono addirittura doppie!
pag. 128   ...non avremmo avuto qualcuno fuori della mischia che potesse raccogliere i cocci (a tal proposito l'amica - evasiva - disse che, nel caso, conosceva qualcuno che avrebbe potuto darci una mano. Non approfondimmo - quando era vaga così non le si cavava nulla - ci fidammo e passammo oltre).
Immaginate poi quando queste interruzioni si verificano nel pieno di scene d'azione, o di momenti tesi e concitati. 
pag. 449   Il boato successivo - assordante, inatteso, lacerante nella campagna innevata - mi fa quasi venire un infarto.
 stessa pag.   Vergy esplode ancora entrambi i colpi insieme, ma lo stronzo - sgambettante come un tacchino tra la neve - è fuori portata.
Riesce addirittura a interrompersi mentre racconta uno sparo!

Ma andiamo avanti, e veniamo al secondo dei motivi per cui il libro è scritto male.
I personaggi, praticamente tutti, ma soprattutto i principali, sono inverosimili. Simpatici, accattivanti, che ti rimangono nel cuore e in testa, ma ahimè inverosimili. 
Primo fra tutti Vergy, in assoluto il mio preferito: un energumeno ex-militare tremendamente abbrutito dalla sua vita sfasciata e che va in giro con il gruppo dei cacciatori di vampiri brandendo una mazza da carpentiere e fracassando teste non-morte. Una specie di cavernicolo che considera la vita e il mondo attraverso il filtro dei suoi bisogni primari: sesso, alcol, sfogo. Un tizio che si presenta alzando la mano durante la conferenza di un "vampirologo" per poi alzarsi in piedi ed emettere un lungo peto assordante. Nel 90% delle frasi che dice ci sono almeno due o tre parolacce. Quando cominci ad abituarti a sentirlo parlare, consideri cazzo un nuovo modo per scrivere la virgola. Insomma, un personaggio assolutamente geniale, niente da dire. Peccato che, ogni tanto, se ne esca con frasi inverosimili tipo:
<<Siamo al redde rationem, figliuoli.>>
...Oh cazzo. Vabbè, passi il "figliuoli" che non ho mai sentito dire neanche a mia nonna. Ma il redde rationem?! Nemmeno la mia professoressa di latino e greco parla così! E c'è di peggio!
<<Cos'è, siamo al momento delle agnizioni, come in un feuilletton del cazzo?>>
Ti prego, signor Vergnani, renditi conto che non basta far dire cazzo ad un personaggio per farlo passare rozzo e violento! Agnizione è un termine che non sento più da quando sono uscito dal liceo!
Tralascio poi le varie citazioni da Borges, Shakespeare et similia, e il fatto che un gruppo di debosciati spiantati che non si sono mai mossi dall'Emilia Romagna riconoscono immediatamente la somiglianza di una delle sale del castello del Maestro dei vampiri con la Sala degli Specchi di Versailles.

Il protagonista (Claudio, sic) poi, è il classico uomo disilluso e incapace di dare un senso alla propria vita, senza scopi e senza scopate, che assume grosse quantità di sostanze dannose per il proprio fisico. Solo che anche qui si scade nell'inverosimile e nel ridicolo. Claudio assume, nel corso della storia, quantità così elevate di tranquillanti e antidolorifici misti ad alcol, che ci si aspetterebbe di vederlo crepare dopo le prime cento pagine.
E invece no! Lui butta giù Lorans, superalcolici e Aulin come se fossero gli orsetti gommosi che vendono i negozi di dolci!
Mentre invece il povero Gabriele, il "cervellone" di turno, rimane sconvolto e praticamente fuori combattimento per tre giorni solo per essersi preso un Lorans (è un tranquillante, Claudio ne prende sempre due o tre per volta) ed essersi fumato una canna.

Comunque, il buon signor Vergnani distribuisce inverosimiglianza anche tra i personaggi più che secondari. In particolare ne fa le spese la povera signora Giovanna, che gestisce un piccolo albergo dove Claudio, Vergy e Gabriele passano la notte. A lei è appioppato il terribile clichè della casalinga troiona. Per farvela breve: questi tre perfetti sconosciuti prenotano una stanza in albergo, ci vanno, lei li accoglie, loro si sistemano, poi lo stesso giorno, svegliandosi, Claudio si accorge che Vergy e Gabriele non sono in camera e...li becca in una stanza al piano di sotto che si stanno trombando IN DUE la signora Giovanna! La breve scena tocca punte di banalità da film porno di serie C che mai avrei voluto vedere pubblicate in un fantasy.
...la voce di Vergy, attutita dalla porta chiusa ma distinguibilissima.
<<Succhia, troia>>, diceva, <<prosciugami i coglioni>>. Rimasi dietro la porta, ad ascoltare. Dopo pochi attimi fu il turno di Gabriele a sussurrare delizie romantiche.
<<Che tette!, Che figa!, Che culo!>>, affermava arrochito.
Senza parole. Povera signora Giovanna. Ah no, giusto, come nei migliori stereotipi di film porno, a tutte le casalinghe vogliose piace essere trattate male, da troie.

Di svarioni di scrittura ce ne sarebbero moltissimi altri, ma passiamo al terzo punto.
Anche la trama presenta dei bei buchi. Ad onor del vero non sono molti, e molti di quelli che ci sono sono piccolezze. Però ci sono. E in particolare mi vorrei soffermare sulla figura di Wuker.
Wuker è una specie di vampirologo. Un esperto di vampiri, insomma. Come e perchè sia un esperto di non-morti, non si sa. E non si scoprirà.
Si sa che è viene dai Balcani. E che studia i vampiri e ne parla in conferenze e seminari.
La situazione in cui lo conosciamo è a dir poco surreale: l'Amica, la donna che "dirige le operazioni" del gruppo di ammazzavampiri, decide che c'è bisogno di informarsi sui vampiri, non è più tempo di cacciarli senza sapere nulla di loro. Quindi chiama questo tizio, Wuker, che trova su un sito internet. Riescono a parlare con lui e a convincerlo a venire ad insegnare qualcosa a Claudio, Vergy & co., ma per telefono riescono solo a parlargli in francese. Solo che, inspiegabilmente, si aspettano che al suo arrivo Wuker terrà questa specie di seminario in italiano, o in inglese. Ma perchè dovrebbe, se ha già mostrato di non saper parlare nè italiano nè inglese? Per nessun motivo.
Infatti, va da loro e parla in una lingua sconosciuta. Una scena davvero assurda. Nessuno lo capisce, alla fine lo prendono per il culo e lui se ne torna sui Balcani. Totalmente inutile!
Salvo poi ritrovarlo, 200 pagine dopo, nel paesino di Corsano, in Emilia, nel castello dei vampiri, prigioniero del Maestro. Claudio & co. lo ritrovano nella stessa saletta dove sono prigionieri loro e, all'arrivo del Maestro...Wuker viene ucciso! Assurdo!
Cioè, i vampiri (che possono muoversi solo di notte, mica sono i vampiri farlocchi&finocchi di Twilight) sono arrivati fino nei Balcani, hanno preso Wuker, lo hanno portato IN EMILIA-ROMAGNA...solo per ucciderlo?! E basta?! Ma non potevano ammazzarlo sul posto? E come hanno fatto a portarlo via? Viaggiando solo di notte? In aereo? Chiudendolo in una cassa?! Non si sa.
Comunque, Wuker viene sbranato. Sì, c'è scritto così, iniziarono a sbranarlo. E poi è descritto con straordinario realismo e accuratezza il modo in cui i vampiri si contendono il diritto di abbeverarsi alla sua arteria succlavia. Ora, l'arteria succlavia si trova all'altezza della clavicola. Quindi, è verosimile che, per reciderla, strapparla e bere, i vampiri gli abbiano staccato la testa, o perlomeno squarciato collo e spalla. Bene.
Peccato che, verso la fine del libro...lo ritroviamo! In versione vampiro! E con una "vistosa cicatrice sul volto"...ma come, lo ha sbranato un branco di vampiri, e l'unico segno rimasto è una fottuta cicatrice in faccia?! Niente arti mancanti, andatura sbilenca, petto aperto a fiore di zucca? No, niente di niente.

Bene, sono terminate le colpe dell'autore.
Adesso partiamo con quelle della casa editrice.

Il romanzo è pieno di refusi, ripetizioni, avverbi e descrizioni inutili, tutte cose che una revisione decente, fatta con un minimo di attenzione, avrebbe evitato.
Ma la pecca più grande è la stampa. Il romanzo è praticamente un alternarsi di temporalità, un continuo avanti e indietro tra il passato e il presente. L'unica cosa che distingue passato e presente è il cambiamento del carattere di stampa. Praticamente i pezzi nel presente sono stampati in Arial corpo 13, e i pezzi nel passato in Times New Roman corpo 11. Con il risultato di creare solo un gran casino. Sarebbe stato decisamente più semplice fare una divisione decente per capitoli.

LA MIA STUPEFACENTE CONCLUSIONE

Bene, eccoci al momento di tirare le somme. Mi sembra di vedervi, tutti in trepidante attesa del giudizio-stroncatura di turno.
E invece... Ecco il colpo di scena!
Il 18° Vampiro è un romanzo decisamente gradevole.
Sì, ho appena finito di scrivere che è pieno di personaggi inverosimili, clichè, buchi di trama e che è scritto male.
Però è figo.
I personaggi di Claudio e Vergy risultano simpatici, azzeccati, divertenti. Si sente la voce dell'autore che si infiltra, ma alla fine è una voce gradevole: simpatico, abbastanza colto (a meno che non ami scrivere i suoi libri con la pagina di Wikipedia aperta per cercare citazioni da fare a caso, ma ne dubito), volgare il giusto.
La straordinaria nota di merito va inoltre al suo modello di vampiro. Finalmente ritornano i vampiri brutti e cattivi! I vampiri di Vergnani sono degli schifosi non-morti, fanno paura e, soprattutto, non si innamorano delle adolescenti. Non vanno a scuola, non sbrilluccicano alla luce del sole, bevono sangue, tanto sangue, e ammazzano in maniera crudele e violenta.
Ancora una volta grazie per averci restituito i cari vecchi succhiasangue. Grazie, signor Vergani.
E poi i combattimenti tengono col fiato sospeso, le scene di esplorazione e di fuga sono ricche di suspance, e spesso ti invade quella bella, sana preoccupazione del calar del sole. E tutto ciò senza abusare dei clichè da film horror, tipo il gruppo che improvvisamente decide di dividersi senza motivo, o che si introduce nella tana del lupo senza armi e senza un piano.
Insomma, è un romanzo che, nonostante tutte le miriadi di imperfezioni che contiene, merita un po' del vostro tempo.
Personalmente, credo che comprerò anche il secondo libro di Vergnani, che mi sembra si intitoli "Il 36° Giusto". Sì, perchè se nel frattempo dovesse aver imparato a correggere tutti i suoi vizi di forma, allora avremmo guadagnato un autore davvero interessante.


GIUDIZIO FINALE

7 commenti :

  1. Chapeau, Psicopompo. Ottima recensione! E visto che i vampiri qua sono di quelli brutti & cattivi che ci piacciono tanto, possiamo perdonare le sviste dell'autore! (Per questa volta.)

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  2. guarda, io lo comprerei solo perchè i vampiri sono veri vampiri! Comunque gran bella recensione, nonostante tutte le imperfezioni mi hai fatto venire voglia di leggerlo.

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  3. Grazie dei complimenti! ^_^
    Speriamo che l'autore faccia un salto sul blog, magari mi ringrazia per avergli trovato dei potenziali lettori! :D

    Ora mi sono imbarcato nella lettura di un altro fantasy della Delos... Temo che me ne pentirò :/

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  4. eccomi. Vedo solo ora la recensione. Che posso dire? :)
    Be', intanto grazie per aver parlato del romanzo (e mi interrompo per una precisazione) - e per averlo letto. Posso anche essere d'accordo, ma scritto poi così male non mi pare. Il discorso versailles/Corsano ... sono stato più volte a Parigi e un paio - appunto - a Versailles. Dunque non vedo così impossibile che un personaggio comune possa aver viaggiato. Wuker ... mmmh ... mi pare che sia spiegato che non sono i vampiri a prelevarlo, ma è lui ad essere andato a Corsano, e spiega pure il perchè. Giovanna ... anche qui mi pare che lei stessa si qualifichi come ninfomane (e non come casalinga frustrata). le citazioni ... Io sono stato nell'esercito e giuro che le cose che dice Claudio le dicevo anche io, compreso il redde rationem che era diventato un tormentone tra i miei commilitoni. I buchi nella tramma ci sono, ma le atmosfere non mi paiono male. Il chè ovviamente non è una giustificazione. Attendo tue notizie da Il 36° Giusto. Grazie ancora per la pubblicità. :)

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  5. Stamattina stavo cercando la copertina per la top 5 (che vedrai fra poco) e leggo questa recensione che non avevo ancora visto. Senza dilungarmi e aggiungere troppo, spezzo una lancia sui personaggi: la maggior parti li ho conosciuti dal vero, tanto che Claudio è un grande amico e ti posso confessare che sono proprio così, identici a come li ha descritti lui. Citazioni dotte con torpiloquio incluso, tutte pregne di sana ironia. Mi sono stupito anch'io ;-)P.S. Fai bene a dire che è simpatico, perché lo è, oltre che gentilissimo e disponibile.

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  6. Leggendo il tuo blog mi è capitato di leggerlo, Claudio, nei commenti. Ha confermato la mia impressione iniziale! :D Tra l'altro devo dire che, da quando ho letto il libro ad oggi, molte idee che avevo sono cambiate, e così la mia capacità di osservazione e di lettura. Quindi, se lo rileggessi adesso e lo recensissi... Beh, la valutazione sarebbe diversa. Molto più positiva. ^_^
    L'unica cosa "negativa" di cui rimango convinto è l'impaginazione e la stampa della Gargoyle Books, che trovo un po' raffazzonata...

    In ogni caso sto per leggere Il 36° Giusto... ;)

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  7. In effetti Gargoyle ha sempre avuto materiale ottimo tra le mani, peccando però nell'impaginazione e nella correzione bozze. Il più maltrattato è sicuramente Il Circo dei Vampiri, con refusi molto, ma molto pesanti. Peccato.

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