Recensione - Il Signore del Canto (A. Franco)

Il Signore del(la porta ac)Canto


TITOLO: Il Signore del Canto

AUTORE: Andrea Franco


EDITORE: Delos Books - collana Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri)



PREZZO: € 6,90

PAGINE: 103






Finalmente una nuova recensione! Avendo preso la solenne decisione di non recensire libri di autori non italiani,  ho dovuto attendere di terminare ciò che stavo leggendo per dedicarmi all'analisi del libro oggetto di questa recensione. 
D'ora in poi  i romanzi di autori non italiani compariranno solo nella rubrica dei Consigli per gli Acquisti, di prossima inaugurazione.
Fatta questa piccola premessa, vi lascio alla lettura della recensione, che inaugura la nuova "veste grafica" della rubrica delle Recensioni. Sì, mi sono reso conto che il mostruoso riquadro arancione finale non poteva funzionare. Nonono.
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Dunque, da dove iniziare? Ma è ovvio, dall'inizio.
Faccio quindi la prima doverosa citazione al blog di Gamberetta: in un articolo di qualche tempo fa, ho letto che la Delos Books ha inaugurato questa collana di fantasy che porta l'indecoroso e fanciullesco nome di Storie di draghi, maghi e guerrieri. Per chi non avesse voglia di leggersi l'articolo di Gamberetta, riassumo  il concetto di base: l'idea della casa editrice è quella di pubblicare romanzi fantasy, di autori italiani, di lunghezza ridotta e autoconclusivi. Una lodevole iniziativa, a parer mio. Visto che i due romanzi recensiti nell'articolo di cui sopra pare che siano delle mezze porcherie, ho deciso di aspettare che ne uscissero altri, poi ho comprato l'undicesimo volume della collana, Il Signore del Canto, appunto.

Appena ho aperto il libro, ho subito sentito puzza di fregatura. Il fatto che ben due delle cento pagine che compongono il volume fossero sprecate per spiegare al lettore il sistema di classi sociali e titoli che esiste nel mondo fantasy in cui si ambienta il romanzo mi ha stupito. Ovviamente in negativo.
Possibile che non ci fosse altro modo per mostrare al lettore questa storia della divisione sociale? Non si poteva scrivere un dialogo da cui si evincesse tutto ciò? No, troppo complicato, troppo naturale, troppo anglosassone. Molto meglio un italianissimo schema prima di iniziare il libro. Schema che, sempre in linea con l'italianissima tradizione del fantasy-monnezza, fa subito storcere la bocca. Nella prima pagina infatti si legge:
Nel mondo di al'ajis vige un complesso sistema sociale, quasi completamente organizzato sul ruolo che le persone ricoprono in base al Canto, arte magica e d'intrattenimento.
Già qui si vede l'italica firma, quel quasi completamente è un cazzotto nell'occhio. Perchè quasi? Quando non è organizzato in base al ruolo delle persone rispetto al Canto in base a cosa è organizzato? Boh.
Ma non è questa la stonatura di cui parlavo sopra. Alla pagina immediatamente successiva, infatti: 
Sono pochi i titoli importanti nella società di al'ajis. Il titolo di una persona indica chiaramente quale ruolo ricopre all'interno della città [...]
Insomma, diciamo che pochi e chiaramente stonano parecchio con la definizione di complesso sistema sociale, data meno di una pagina prima. In effetti la verità è che questo sistema ha ben poco di complesso: ci sono gli eren, i "giovani", le erendis, femmine professioniste dell'arte del Canto, poi i maschi che si dividono in intrattenitori (erensell) e manutentori (erendj) e la Signora del Canto. Fine della complessa società.

Taaaanto pe' canta'....

Dopo questa indispensabile chiarificazione, ha inizio la storia vera e propria. Storia che, fin dalle prime battute, appare subito come la Storia d'Amore Impossibile N°1628. Lui è un giovane studente della Scuola del Canto (Jamis), lei una studentessa estremamente dotata (Elhear) destinata ad una vita di castità e reclusione. Lui cova dentro di sé un potere inimmaginabile per un uomo (sì, nell'introduzione chiarificatrice si sono dimenticati di scrivere che la società di al'ajis è rigidamente matriarcale, l'unica cosa che forse valeva la pena di sapere), in perfetto stile Eroe con Inspiegabile Talento Innato N°432, e in più sta sulle palle alla grande capa, la Signora del Canto. Ora una piccola nota: sembra che il buon Andrea Franco prima di scrivere tutto ciò si sia impegnato nella lettura del Manuale del Perfetto Scrittore Fantasy. In particolare deve aver seguito alla lettera la parte sui Nomi, che devono essere impronunciabili e difficili da ricordare. Per farvi capire  meglio: la Signora del Canto è l'eterea, hel'erendis Halædris, una cosa che dovrebbe suonare tipo "helèrendis halèdris". L'assassino è stato assassinato su un sentiero di sassi e sterpi.

Dopo questa piccola nota toponomastica, procediamo. Per tutto il libro, l'autore non fa che ricordarci e ripeterci i titoli elencati nell'introduzione, accompagnandoli spesso con il loro significato. Il che contribuisce a rendere inutile e frustrante l'introduzione.
La mia avversione per tutte queste parole inutili deriva da una fondamentale considerazione: se questo libro deve essere lungo 100 pagine, e se ne usano così tante per parlare di cose inutili, si toglie spazio a qualcosa. E a cosa? E' presto detto: ai personaggi. Dei due protagonisti, Jamis e Elhear, non sappiamo assolutamente nulla. Di lei si dice che è bionda e brava a cantare. Di lui che il suo Canto è inspiegabilmente bello e potente. Stop. Niente descrizioni fisiche, niente scene di vita all'interno della Scuola del Canto, niente di niente. Passi il fatto che i personaggi me li devo disegnare da solo, d'accordo, hai 100 pagine. Ma porca vacca, se scrivi un libro incentrato su una storia d'amore, me la vuoi far vedere sta fottutissima storia d'amore?! In questo romanzo il livello di "i due si amano PERCHE' SI" raggiunge picchi di epicità mai visti. Tenete conto che, a parte una misera scena (che inizialmente non si capisce neppure se sia un ricordo, un sogno o una cosa che succede in quel momento) in cui Jamis con la sua magia crea un fiore per lei e i due si scambiano qualche parola, per tutto il resto del libro NON C'E' MAI UN DIALOGO TRA LORO! E non intendo dire che ce ne sono pochissimi, intendo dire che non ce ne sono proprio! L'autore ce li mostra quando sono giovani preadolescenti in ansia per la prova d'ammissione alla scuola e poi, tre anni dopo, in un corridoio, in una scena dove lui tenta di parlarle e lei se ne va senza degnarlo di uno sguardo. Ma quando è sbocciato il loro inarrestabile amore? Perchè? Si sono baciati? Si sono promessi? Hanno fatto sesso per tre giorni e tre notti di fila marinando la scuola? Non si saprà mai.

Si sa solo che si amano, e che la Signora del Canto dal nome impronunciabile odia Jamis perchè ha percepito del potere in lui, un potere che (cito dalla quarta di copertina) "...può sconvolgere le basi di quella rigida società...". E qui veniamo al secondo punto dolente della storia. Mostruosamente dolente, aggiungerei.
Praticamente, in questo mondo, tutta la vita degli abitanti e dei cantori è regolata dalla (scusate la ripetizione) Regola. Una Regola rigidissima, ferrea, inattaccabile, infrangibile, secolare, restrittiva, soffocante, ingiusta, necessaria, fondamento della società. Una Regola che Jamis dovrà infrangere per poter amare la sua bella. E qual'è questa Regola, cosa dice di preciso? NON VIENE DETTO MAI! Mai, porca puttana! Non si capisce mai cosa cazzo stia facendo di così terribile sto deficiente di Jamis per infrangere la Regola! E non si capisce neanche perchè dovrebbe infrangerla, perchè semplicemente non si sa in cosa consista questa benedetta Regola!
Insomma, praticamente le due colonne portanti della storia, l'Amore e la Disobbedienza alla Regola, sono totalmente indifendibili, assurde, campate in aria.
Già questo basterebbe per prendere il libro e lanciarlo nella catasta della monnezza fantasy. Ma alla fine il libro è corto, si legge in un paio d'ore, tanto vale finirlo e bestemmiare lanciandolo dalla finestra.
Perchè, oltre alla storia d'amore improbabile, nella vita di Jamis succede anche altro: la zia sta per sfornare il terzo figlio maschio, una disgrazia terribile (pare) visto che nella società i maschi non contano nulla, sono dei maghi scadenti e consumano solo risorse. Quindi la zia, afflitta da questa nuova nascita, con il cuore spezzato dal dolore, decide di lasciare il figlio in una specie di orfanotrofio, dove altri si prenderanno cura di lui. Jamis, per puro caso, vedrà la zia aggirarsi di notte per le strade per andare a lasciare il bambino, e tutto questo lo sconvolgerà. Sarà per lui una rivelazione terribile, che lo farà riflettere una volta di più sulla terribile ingiustizia della Regola. Sì, so che vorreste sapere anche voi cosa cazzo è sta Regola, ma Andrea Franco non ha ritenuto importante metterci al corrente.

Dopodichè succede che Elhear viene scelta per diventare di'erendis superiore, cioè una sacerdotessa del Canto che fa voto di castità e vive reclusa nei recessi della fortezza della Signora del Canto assieme alle sue consorelle. Per diventare di'erendis superiori occorre essere straordinariamente dotate ma, soprattutto, bisogna accettare di sottoporsi ad una cerimonia che cancella totalmente i ricordi. Perchè sì. E' la Regola. Proprio perchè il prezzo da pagare è così alto le ragazze hanno libertà di scelta, e diventano di'erendis superiori solo se fanno richiesta. Ma Elhear no. La Signora del Canto decide che lei deve diventarlo per forza, e non ha scelta. E lei fa pippa. In fondo è la Regola. La Signora del Canto può fare un po' come cazzo le pare, lei no. In realtà non è nemmeno ben chiaro perchè la gente non si ribelli a questa Regola, non solo, sembra che tutti amino e adorino la bella Signora del Canto.

Chissà se anche in Italia sarebbe possibile avere una Signora del Canto...
magari tutti rispetterebbero la Costituzione senza chiedersi nulla!

Alla fine arriva il fatidico momento in cui l'eroe si accorge di essere potente, e di voler sfidare la Regola e la Signora del Canto per avere la sua amata. Manco a farlo apposta si tratta di un incredibile concentrato di banalità in cui Jamis riesce a penetrare con la Magia del suo Canto nelle stanze riservate alle sacerdotesse e a far ricordare tutto alla bella Elhear, che piange di gioia e lo ama tanto. Ma poi tutte le sacerdotesse si coalizzano contro di lui e lo sconfiggono, lo catturano e lo portano al cospetto della Signora. Ed ecco che, colpo di scena!, Jamis si rialza e ricomincia a cantare, mostrandosi terribilmente potente, e riuscendo a tenere testa a tutte le sacerdotesse più la Signora del Canto! Veramente un gran figo. Soprattutto considerando che queste poveracce dedicano una vita all'apprendimento del Canto, senza mai prendere un po' d'aria e soprattutto senza mai farsi una trombata, e lui, che è uscito dalla Scuola da dieci minuti, è già il più forte di tutti. Davvero uno sviluppo inatteso, sorprendente e originale.
Ma bando alle ciance, siamo alla resa dei conti!
La situazione è di stallo, la Signora sa che non può vincere contro di lui.
*musica di suspance*
E lui le propone un accordo!
TA-DAAAN!
A questo punto i testicoli mi erano rotolati fino ad arrivare alle ginocchia, perchè mi aspettavo il classico: "lascia andare Elhear, e io e lei vivremo insieme in una valle piena di girasoli!" Dopodichè lei diceva di sì, poi mentiva, cercava di ammazzarlo e ci rimaneva secca. Classico.
Invece no!
Lui le propone...DI ABDICARE E DI FAR DIVENTARE SIGNORA DEL CANTO ELHEAR! SENZA ALCUN MOTIVO! E non è tutto! In cambio LUI SI FARA' CANCELLARE I RICORDI! A patto che sia la stessa Elhear a farlo. Una conclusione senza nè capo nè coda! Inaccettabile! Quando per tutto il libro lui non ha fatto altro che pensare a come distruggere la Regola, a come salvare la sua bella e stare insieme a lei...e soprattutto lei non ha MAI e sottolineo MAI espresso il desiderio di diventare Signora!
Quando ho letto questa imbecillità colossale volevo strappare il libro. Avrei preferito lo scontatissimo happy-ending N°15679. E invece no, in quanto a imbecillità e insensatezza Falconi è riuscito a stupirmi fino all'ultimo. Secondo me chi ha deciso di pubblicarlo non lo ha letto. Per forza. NESSUNO deciderebbe di pubblicare una porcheria del genere. Va bene che sono solo 103 pagine, che non consumano nemmeno il tronco di un abete nano, però c'è un limite a tutto. O perlomeno dovrebbe.

Concludo la parte della recensione dedicata alla storia con una meravigliosa chicca sul finale.

Alla fine di tutto, Elhear diventa Signora, cancella i ricordi a Jamis e lui diventa un intrattenitore famoso e molto amato. E, nell'assurda pagina finale, lui sta cantando una canzone e si commuove quando gli torna alla mente il viso di una bellissima fanciulla (ovviamente Elhear), cui sente di essere legato. E il libro finisce con lui che cerca il suo volto tra il pubblico, chiedendosi se l'ha soltanto sognata, o se...
EHI!
STOOOOP!
Ma questa è la Signora del Canto! E' diventata la donna più famosa del mondo di al'ajis! Come cavolo è possibile che non riconosca il volto della Signora del Canto?! Non si sa. Finisce il libro. Finalmente.

LA RASSEGNA DEGLI ERRORI GROSSOLANI

Ed eccoci agli appunti finali. Sì, perchè non solo la storia è brutta, banale e senza un minimo di senso, ma è anche scritta male!
Via con l'elenco!
...per un momento brevissimo quanto il saettare di un lampo...
Sarà scortese ricordare ad uno scrittore che il superlativo non si usa come un comparativo?
Ma con lui non c'era nessuno, e anche il sorriso che gli disegnò il volto trasudava stille di amarezza.
A parte che "trasudare stille di amarezza" fa cagare, il buon Franco dovrebbe copiare meglio dagli scrittori veri, quelli che scrivono "il sorriso che gli  si disegnò in volto"...
Mentre mi domandavo che diavolo fosse la Regola, a che servisse, che senso avesse tutto quello che stavo leggendo, mi sono accorto che se lo domandava anche qualcun'altro:
Per quale motivo studiavano tanto? Perchè fin dalla nascita vivevano in un mondo piegato alla Regola del Canto? Era fallibile? Il Canto stesso no, forse, ma gli uomini, strumenti di tale incanto? A cosa serviva tanta dedizione se al momento opportuno non erano in grado di gestire tanta magia?
Beh, allora me lo scrivo da solo il libro...
Anche perchè io non avrei scritto cose tipo questa:
 [...]Non potevi lasciarmi dormire ancora un po'?  - Se potevo avrei aspettato, non trovi? -
E, dopo questo, credo sia ora di andare a nascondersi in una terza elementare.


GIUDIZIO FINALE

8 commenti :

  1. scusa ma almeno si capisce il Canto a che serve? E' una specie di sistema magico?
    Sono sempre stata tentata da questi libri della Delos Book, per via del prezzo e della brevità, ma credo che ne farò a meno.
    Quel "se potevo" mi ha fatto rabbrividire. Grazie per la recensione.

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  2. ^_^ grazie lo stesso... almeno hai dedicato un po' di tempo per la rece! ciao ciao. andrea

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  3. Sono stupito dalla "cortese rassegnazione" dell'autore. In realtà, vista la sua disponibilità a leggere una recensione negativa e a commentarla, vorrei che tornasse su questi lidi per spendere due parole sull'editing del suo libro. Perchè il "se potevo" che ha fatto rabbrividire me quanto Lisse può sfuggire ad uno scrittore (anche se non dovrebbe), ma NON DEVE in alcun modo sfuggire ad un editor. Stessa cosa dicasi per l'assenza di fondamento della trama. Mi dispiace che un autore esordiente in Italia debba sperare nella "botta di culo" per trovare un editor capace di consigliarlo, aiutarlo e seguirlo con pazienza e attenzione; visto che a quanto pare la maggior parte se ne frega spudoratamente.

    @Lisse
    Anche io sono stato tentato dalla collana della Delos, e credo che non mi scoraggerò dopo questa prima delusione.
    Il Canto...beh, sì, in sostanza è magia, solo che anzichè "attivarsi" con le classiche parole magiche e "gesti arcani" alla d&d è invocata dalla voce di chi canta. Niente affatto da buttare, come idea di base.

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  4. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  5. non mi fare l'editing pure del commento sopra, eh? che ho scritto senza rileggere e alcuni verbi hanno preso il tempo che preferivano!! ^^

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  6. Concordo che sia davvero raro ma piacevole trovare un autore con cui dialogare.
    Se il "se potevo" è una forma colloquiale e il personaggio che lo pronuncia parla in forma sgrammaticata, allora ok.

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  7. Be', lascio qualche commento volentieri, anche se il giudizio di un lettore è sempre sacro. Dopotutto la mia "carriera" di scrittore è fatta di alti e bassi, come per tutti, ma recentemente le mie pubblicazioni mi lasciano soddisfatto e accolgo di buon grado i commenti negativi che possono solo farmi capire quelli che sono i gusti dei lettori ai quali non piaccio. :-)

    allora, il "Se potevo" è nulla più che un accenno di dialogo colloquiale. Troppo spesso ci curiamo di far parlare i personaggi come libri stampati, ma le persone nell'intimità parlano in modo assai differente... certo, forse poteva essere "modificato" con la forma grammaticale corretta, ma in fondo il problema non è certo una frase errata, se unromanzo non piace, no?

    La trama. Ho cercato di fare un fantasy atipico. Vero che la storia non è originale, ma lo è per un fantasy. La struttura della società era più complessa, poi è stata semplificata per non confondere troppo. è complessa, vero, ma per la storia è poi presentata in modo più semplice, perché in 100 pagine non si poteva dire tutto.
    La regola e tutto il resto non sono stati approfonditi per scelta. Io sono dell'idea che non si deve spiegare, ma mostrare, altrimenti, come suggerivi, mettere tutto in un dialogo sarebbe un errore di tecnica, eccesso di informazione o anche infodump... che magari piacciono a una lettura superficiale, ma andando a vedere bene sono degli errori. Vero, con 50 pagine in più avrei potuto approfondire, ma avevo dei limiti troppo stretti ed ecco che ho dovuto fare delle scelte. Per fortuna molti lettori hanno apprezzato, ma lo stesso i commenti negativi (a volte sugli stessi punti) mi hanno dato molte indicazioni per nuove prove.

    Il libro era pensato per ragazzi e ho puntato sulle emozioni, per sconvolgere senza troppi perché. Potendo fare un romanzo di 400 pagine avrei affrontato la trama in modo differente, ma mi è piaciuto lo stesso raccontare questa storia.

    Se ti fa piacere vorrei invitarti a leggere dell'altro, dalla mia produzione, così magari, se vuoi, potrai vedere come affronto altri temi e altri generi seguendo altri vincoli e nuove ispirazioni.

    Scegli tu, potrei mandarti come regalo una copia del mio romanzo "nella bolla" oppure l'antologia "delitto capitale", insieme ad autori di livello nazionale. Scegli pure visitando il mio sito www.andreafranco.net e mandami una mail con il tuo indirizzo: ti farò avere uno di quei libri, se vuoi.

    Scusa se non ho approfondito tutti i punti che hai toccato. Ora vado leggermente di corsa, però mi fa piacere approfondire, se ci sono punti da chiarire!!

    un salutone.
    andrea

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  8. REPOST:
    Sono davvero contento di aver trovato, alla mia prima recensione negativa, uno scrittore disposto al dialogo e che non "va in puzza", come si dice dalle mie parti. In fondo preferisco sempre i dialoghi ai monologhi, deformazione professionale. ^^ Procediamo con ordine: "La trama. Ho cercato di fare un fantasy atipico. Vero che la storia non è originale [...] perché in 100 pagine non si poteva dire tutto." Verissimo. Infatti a questo punto non vorrei fare una critica soggettiva. Credo che la scelta sia oggettivamente infelice. Mi spiego meglio: se l'obiettivo è quello di "sfornare" fantasy brevi, di 100 pagine appena, è molto più intelligente puntare su qualcosa di estremamente originale e magari meno dettagliato, piuttosto che su una storia tutto sommato banale che avrebbe bisogno di almeno 100 pagine in più per potersi distinguere dalla massa. "La regola e tutto il resto non sono stati approfonditi per scelta" Altra cosa che trovo sbagliata. Sarebbe stato decisamente più utile per il lettore che nelle prime pagine del libro, anzichè i titoli (che sono comunque spiegati bene anche durante la storia vera e propria), ci fosse, per esempio, il testo della Regola. Avrebbe chiarito almeno un punto FONDAMENTALE del romanzo eliminando il rischio di infodump. " Io sono dell'idea che non si deve spiegare, ma mostrare" Sacrosanto. Peccato che, dalle parole dei personaggi e dai loro comportamenti (parlo di Jamis e Elhear, ovviamente), non emerga affatto il grande amore che li lega. Non mostri momenti di complicità, di tenerezza, di coppia insomma. So che 100 pagine sono poche, ma qui ritorna il discorso di prima: se hai a disposizione così poco spazio, non scrivere una storia in cui il "movente" principale è l'amore, perchè poi devi mostrarlo. E mostrare un amore così grande e profondo da giustificare azioni "sconsiderate" richiede tempo. Tantopiù che nel finale Jamis dimostra una maturità straordinaria, dicendo di aver capito (e accettato) il fatto che per lei il Canto sia più importante di ogni altra cosa. Una maturità animica che non ha dimostrato nelle 90 pagine precedenti. Insomma, secondo me quello che penalizza è la scelta iniziale: quella di raccontare una storia che non si può ridurre nei limiti di 100 pagine, perchè risulta banale ma soprattutto priva di solide fondamenta. "Se ti fa piacere vorrei invitarti a leggere dell'altro, dalla mia produzione, così magari, se vuoi, potrai vedere come affronto altri temi e altri generi seguendo altri vincoli e nuove ispirazioni." Molto volentieri. Ribadisco la mia sincera ammirazione per chi si espone alle critiche e ai giudizi dei lettori senza tracotanza e in maniera positiva e propositiva. Tra l'altro ho fatto un giro sul sito, e "Bambini Cattivi" mi intriga parecchio. Spero in ogni caso di rivederti su queste pagine. P.S. "non mi fare l'editing pure del commento sopra, eh? che ho scritto senza rileggere e alcuni verbi hanno preso il tempo che preferivano!! ^^" Ma non ci sono congiuntivi o condizionali fuori posto! ;)

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