Recensione - Kami (Yon Kasarai)

Kami: gli spiriti dell'anima de li mortacci...



TITOLO:   Kami

AUTORE:   Yon Kasarai

EDITORE:   Delos Books (nella collana Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri)

PREZZO:   € 5,99 (io l'ho acquistato in versione eBook a 4,99 €)

PAGINE:   142






Credo che nessuna frase possa essere più adatta ad aprire questa recensione dell'espressione vocativa "Oh, mio Dio!".
Dopo aver letto Il Signore del Canto di Andrea Franco della collana Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri, e dopo averlo trovato un brutto romanzo, non mi sono lasciato scoraggiare. Anzi, ho tentato di superare il sapore amaro che mi era rimasto sulla lingua e ho acquistato un altro libro della stessa collana. Come a dire "una seconda possibilità non si nega a nessuno". Beh, una cosa l'ho imparata. Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri NON AVRA' una terza possibilità.

Kami di Yon Kasarai entra a pieno titolo nell'Olimpo dei fantasy più brutti che abbia mai letto.
E la notizia a dir poco sconvolgente è che Yon Kasarai è uno pseudonimo collettivo! Ci si sono messi pure in più d'uno a scrivere questa porcata immensa! Anzi no, immensa no, sono solo 142 pagine di monnezza.

Il libro è talmente brutto, triste e vuoto che non meriterebbe nemmeno una recensione degna di questo nome.
La storia pretende di essere ambientata in un Giappone feudale minacciato dall'invasione delle truppe di Kublay Khan (tra l'altro a me risulta che la trascrizione esatta del nome sia Kublai, con la "i"). Tuttavia di giapponese c'è ben poco in tutto il romanzo, se non qualche approssimativa descrizione di samurai in armatura. Non si respira mai una volta l'epico e integerrimo valore dei guerrieri più temuti del mondo orientale, non c'è mai uno straccio di vita quotidiana vera del Giappone del 1200, niente di niente che dia una parvenza di storicità al tutto, insomma.
Il titolo è Kami, i kami sono gli spiriti che dimorano in ogni cosa. Sono spiriti dei defunti, certo, ma anche gli spiriti degli oggetti, o dei luoghi. Peccato che i kami, nel libro, non abbiano praticamente alcun ruolo rilevante. Sì, certo, verso la fine si scopre che un enorme e antichissimo (e incazzatissimo) kami ha il potere di devastare tutto, e il kattivone di turno vuole quel potere, ma è tutto pervaso da un piattume ineguagliabile. Anche il kami amico del protagonista, Aloc, una specie di scimmia nana, compare ogni tanto per dire cose senza importanza, e risulta comunque una figura totalmente priva di spessore. Come tutti gli altri personaggi, del resto.

La storia è la seguente: l'imperatore del Giappone Tokimune, costretto ad affrontare le terribile orde di Kublai Khan, si rivolge ad un suo stregone e consigliere, Kyoki, che gli parla di una specie di profezia:
[...]quattro sono i prescelti.
Un guerriero che cerca la morte.
Un ladro che ha combattuto la morte.
Uno stolto che non conosce la morte.
Un ragazzo che vive con la morte.”
Il "guerriero che cerca la morte" è il principe Jiro, un samurai che brama di morire in battaglia. Ok. Il "ragazzo che vive con la morte" è il nostro protagonista, Toshi, un bambino che vede i kami e interagisce con loro, facendo da "portale" tra il mondo degli spiriti e quello materiale. Il "ladro che ha combattuto la morte" sarà Kiku, una ragazzina travestita da maschio che, senza alcun motivo, ha rischiato la vita tentando di rubare nella tenda di Jiro, in mezzo al campo giapponese. Dico senza motivo perchè, nel corso della storia, diverse volte Kiku mostrerà di tenere molto alla propria vita, e di non volerla rischiare per una missione che neanche capisce fino in fondo. Quindi viene da domandarsi: se è una ladruncola cauta e astuta, come diamine le è venuto in mente di andare a rubare nella tenda del principe del Giappone? Infine, lo "stolto che non conosce la morte"... E' un anziano e maldestro servo dell'imperatore che passava per caso nella tenda dove si trovano gli altri tre... E qui ci sta un gigantesco WTF?! (Maccheccazzo?!).
Radunata l'improbabile compagnia, l'imperatore gli affida la quest di turno: infiltrarsi nel campo dei mongoli, trovare la tenda del potente stregone che si è schierato dalla loro parte e rubare l'oggetto fonte del suo potere. E l'oggetto in questione è... BOH! Nessuno lo sa, potrebbe essere qualsiasi cosa, dice lo stregone dei giapponesi ai prescelti. Insomma, io vi ho detto a grandi linee quello che dovete fare, mo so' cazzi vostri.
Insomma, una richiesta assurda. Ma loro vanno lo stesso.
Dopo un breve viaggio, piatto come tutto il resto del libro, arrivano all'accampamento mongolo, e, travestendosi da poveracci che devono consegnare tributi al Khan, riescono ad infiltrarsi. Non tutto fila liscio però, e i due ragazzini, Toshi e Kiku, si separano dagli adulti e si intrufolano tra le linee nemiche in cerca della tenda dello stregone. E fin qui vi starete certamente domandando: ma il fantasy dov'è?
E' presto detto: ad un certo punto, mentre gironzolano per il campo nemico, Toshi e Kiku assistono "casualmente" ad una scena terriBBile: vedono lo stregone kattivo che, grazie al potere di un oggetto chiuso in una scatolina, resuscita dei soldati morti. Ed ecco che, in un colpo solo, l'autore ci infila dentro il fantasy, l'oggetto che devono cercare i buoni, lo stregone kattivo e il suo pericolosissimo potere.
Pericolosissimo potere che, comunque, non lo salva dall'inevitabile destino dei kattivi: essere presi per il culo dai buoni. Infatti tra legioni di morti, spiriti maligni e poteri magici, questo demente di uno stregone (il suo nome è Ahmar Kutul) non si accorge che i due ragazzini si intrufolano nella sua tenda e si nascondono sotto il suo letto! (WTF?!) Che poi non è ovviamente un letto normale, bensì una scomodissima piramide piena di simboli magici... Se no che fantasy è?!
Comunque, durante la notte, rimanendo sotto il letto, i due ascoltano "casualmente" (la solita casualità che risolve le situazioni a favore dei buoni) una conversazione maGGica di Kutul con un uomo misterioso... E si accorgono che è tutta una trappola! Praticamente loro sono stati mandati lì da un infiltrato kattivo che finge di essere un alleato dei giapponesi. In particolare, dice l'uomo misterioso, Kutul aveva bisogno di avere tra le mani Toshi e il principe Jiro. E qui la domanda sorge spontanea: perchè diavolo l'infiltrato li ha mandati tutti e quattro?! Vabbè, andiamo avanti.
Dopo varie peripezie, che vi risparmio perchè se mi sono rotolati via i coglioni a leggerle figuriamoci a raccontarvele, si scopre che lo stregone kattivo tiene prigioniero un kami potentissimo, quello di un Drago millenario, perchè possiede un suo artiglio. Ma a lui non basta il potere donatogli dall'artiglio: vuole richiamare il kami dal mondo degli spiriti per soggiogare tutto il suo potere. Per questo ha bisogno di Toshi: lo vuole costringere a fare da tramite, per portare il drago nel mondo materiale. Peccato che Kutul il peerla  non abbia pensato che un drago millenario, tenuto rinchiuso proprio dallo stesso stregone, una volta arrivato nel mondo materiale non avrebbe mai voluto aiutare il suddetto stregone. Infatti il drago Shen-Wang passa nel mondo materiale grazie a Toshi e rompe il culo allo stregone kattivo e scatena una tempesta che travolge la flotta mongola, salvando così il Giappone. Si vede che Kutul non ha mai letto il manuale del perfetto Signore del Male. 
Terminata la vicenda dello stregone kattivo, i quattro prescelti tornano all'accampamento, dove scoprono che nella battaglia decisiva il glorioso imperatore Tokimune ha perso la vita. Ed è qui che si svela l'inghippo: la spia infiltrata tra le fila dei giapponesi, che si è messa in comunicazione magicamente con Kutul è... "lo stregone Kyoki che si fingeva buono ma puzzava di kattivo lontano un miglio!" diranno i miei piccoli lettori. E invece no! Il colpevole è il fratello di Jiro, Eitoku, (comparso un paio di volte fino ad ora) che vuole sedere sul trono del Giappone al posto del fratello! Colpo di scena! Peccato che sia abbastanza evidente che c'è lo zampino di Kyoki, visto che i due comunicavano con la magia... Ma nessuno vuole dare ascolto ai ragazzini (ma come, non sono gli eroi del Giappone?!), e quindi loro sono costretti a farsi giustizia da soli uccidendo lo stregone con uno stratagemma, mentre Eitoku viene condannato a morte.
Fine della porcheria.

Non ci sarà nessuna analisi dello stile, perchè davvero una roba del genere non merita altri preziosi minuti del mio tempo. Vi basti leggere questo pezzo, la descrizione della scena madre della guerra tra Giapponesi e Mongoli:
L’imperatore Tokimune giunse in silenzio sulla collina più alta. Nella vallata migliaia di spade brillarono sollevate verso il sole. Un urlo cavalcò le fila del suo esercito e come un’onda si riversò fino in mare. Guardò fiero i samurai sotto di lui. L’euforia guidò le sue parole mentre una morsa di ghiaccio gli serrava l’animo. Era giunto il momento di riprendersi l’onore e lavare nel sangue la vergogna. [...] Sfilò la katana dei suoi avi dal fodero e giurò ai soldati che la prima testa di mongolo sarebbe stata infilata sulla punta del suo vessillo. [...] I due schieramenti arrivarono al contatto in un lampo. Nella piccola valle soltanto il baluginare delle lame e degli scudi si scorgeva attraverso la polvere sollevata dagli zoccoli dei cavalli. La moltitudine di uomini si muoveva come un tutt’uno, spostandosi a seconda del prevalere di uno schieramento o dell’altro. Quel giorno qualsiasi altro suono si eclissò sotto il pesante clangore del metallo e le grida di morte dei soldati. L’impeto dei samurai resse l’urto dei mongoli. Tokimune, contro qualsiasi regola di battaglia, aveva abbandonato la propria cavalcatura e a piedi incitava gli uomini; menava fendenti con tutte le sue forze e per un istante, osservando le continue incursioni dei suoi cavalieri e il danno da essi provocato, pensò che avrebbero potuto farcela.
So che è stato doloroso, ma spero che abbiate letto con attenzione. Osservate con quale maestria impareggiabile l'autore è riuscito a rendere totalmente piatta, noiosa e di nessun interesse prima il discorso di incitamento dell'imperatore (tutto discorso indiretto! Mio Dio! Ho un conato di vomito...) e poi la battaglia decisiva tra i due schieramenti! Tutto è raccontato, niente è mostrato. Queste poche righe non dicono niente della battaglia, non se ne sente il sapore e, di conseguenza, l'emozione.
Notate poi come l'imperatore combatta a piedi "per incitare meglio i soldati", e invece, la pagina successiva
Tokimune lanciò un ordine secco e gli fu portato il suo cavallo. Quella era l’occasione per mostrarsi a tutto lo schieramento e guidare i suoi fedeli reparti scelti [...]
Quindi per "mostrarsi a tutto lo schieramento" è meglio stare a cavallo!  Mah...

Insomma, a conti fatti, credo che questo sia il romanzo che mi farà definitivamente abbandonare la lettura dei fantasy Delos Books. Almeno per un bel po'.


GIUDIZIO FINALE

(No, una stella intera non la meritava... Sarebbe stato un torto al libro di Andrea Franco.)

6 commenti :

  1. mmmm...a me l'inzio ha ricordato Mulan, anche se quello era ambientato in Cina e questo in Giappone! Ci sono i Mongoli, gli spiriti e la ragazzina vestita da maschio :)

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  2. Ma almeno i soldati di Mulan e soprattutto Mushu sono simpatici... E poi lì c'è un po' di movimento!

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  3. Hum, con ordine...
    -Se si parla della seconda spedizione mongola (1281, quella distrutta dal Vento Divino in persona), non mi risulta che i mongoli avessero un campo fortificato in cui potersi infiltrare.
    -Comunque nessuno in Giappone ha mai portato tributi al Khan.
    -"Kublay" con la "Y" meriterebbe cento scudisciate sulle natiche. La trascrizione migliore è Qublai, Kublai può ancora adare.
    -L'Imperatore in battaglia?! Contro i mongoli? Maccheccazzo! Che primate preistorico rintronato può scrivere una cazzata simile?! Mi sa che l'ultima volta in cui un imperatore ha rivestito l'armatura è stato durante i casini di Heiji (più di un secolo prima), e NON combatte (se la toglie subito).
    -La spedizione in questione è del 1281, e l'Imperatore NON SI CHIAMAVA TOKIMUNE! Era Go-Uda, al secolo Yohito. Dico, ma nemmeno wikipedia 'sta banda di sgangherati?!
    -Comunque i suoi eredi si chiamavano Takaharu (Go-Nijou) e Kiniharu (Go-Daigo), e NON erano guerrieri, perché solo un babbuino analfabeta può pensare che un guerriero possa ascendere al trono imperiale (almeno in epoca storica).
    -Mi sfugge l'utilità del servo scemo.
    -Ma se il cattvo aveva bisgno di Toshi e Jiro, perché l'altro cattivo non li ha semplicemente impacchettati e spediti? Che senso ha tutto ciò?

    Insomma, non so cometu sia riuscito a sopravvivere a tutto ciò. Cinque euro per questa roba è criminale. Alla Delos dovrebbero vergognarsi.

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  4. Grazie Tenger per le precisazioni, soprattutto quelle storiche! ^^
    L'avevo detto io che questa robaccia non meritava neppure una recensione degna di tal nome... Nemmeno io ho verificato su Wikipedia l'esattezza dei fatti narrati, anche perchè dopo averlo letto ti giuro che era l'ultimo dei miei problemi! :D

    E' davvero imbarazzante, io spero che prima o poi abbiano almeno la decenza di chiuderla 'sta collana: è servita a dimostrare che NON si sanno scrivere fantasy brevi di qualità accettabile.

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  5. Il problema del libro in questione è più ampio: che è ormai prassi scrivere a casaccio (nemmeno Wikipedia! Ancora trasecolo...), dando per scontato che tanto nessuno conosce la storia giapponese e che si possono scrivere minchiate (dico, ci voleva tanto a ambientarlo in un fantaGiappone con dei fantaMongoli? Fregavi Go-Uda e scrivevi Kublay impunemente). E conferma (peggio ancora) come editor ed editori siano individui senza il benché minimo senso di decenza o etica del lavoro.
    Alé. Bel branco di venditori di carboni di San Lorenzo.

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  6. Ciao!
    Grazie delle recensioni delos. Mi sono sempre chiesta come fossero i suoi romanzi di questa collana ma, istintivamente, non mi sono mai arrischiata a comprarli. :-)
    Vorrei chiederti se stai seguendo la loro nuova collana ebook Fantasy Tales, cosa ne pensi dei loro racconti a puntate. L'idea in sé mi piace ma, imo, non tutti sono buoni.
    Be', ho lanciato il mio sassolino... Resteró in attesa. :-)

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