Recensione - Esbat (L. Manni)

ESBAT, ovvero: storia dell'evoluzione di una fanfic



TITOLO:   Esbat
TITOLO ORIGINALE:   Esbat

AUTORE:   Lara Manni
EDITORE:   Feltrinelli
ANNO:   2009

PREZZO:   € 16,50
PAGINE:   273

GENERE:   fantasy, fanfiction






Devo dire che, per quanto riguarda Esbat di Lara Manni, mi sono trovato davanti un prodotto controverso.
Ma andiamo con ordine.

LA TRAMA
Ha cinquant'anni, disegna manga, è conosciuta con il nome di Sensei - maestra - e ha fan sparsi ovunque nel mondo. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici, e da anni disegna La leggenda di Moeru, un manga di successo planetario di cui ora si sta accingendo a finire le ultime tavole. La Sensei è una donna superba che gestisce il proprio successo con orgoglio e sapienza: poche apparizioni pubbliche la avvolgono in un'aura di mistero e le permettono di non entrare in contatto coi propri lettori che disprezza profondamente. Una notte di luna piena, proprio mentre sta per mettere la parola fine al suo manga più celebre, riceve la visita di un ospite inatteso: è Hyoutsuki-sama, principe demoniaco antagonista di Moeru. La Sensei crede di essere impazzita, ma ben presto si convince che Hyoutsuki-sama è un'entità reale, che ha abitato per anni il mondo che ha creato e che ora ha attraversato per reclamare un finale diverso. La Sensei se ne innamorala l'amore con lui e gli propone un patto: un finale diverso in cambio di altri sei mesi in cui il demone verrà richiamato e sarà a sua disposizione per una notte al mese. Per far ciò è necessario eseguire un rito - Esbat - che richiede alla Sensei di sacrificare parti del proprio corpo. Dopo essersi tranciata alcune dita di una mano e di un piede, la Sensei decide di "sacrificare" i propri fan, che attira a casa con la promessa di un disegno autografo.

Esbat nasce come fanfiction, scritta dall'autrice sul famoso sito di fanfic italiane Efp. Eppure non è una semplice fanfiction, è proprio una sorta di "cosa succederebbe se un'autrice famosa potesse entrare in contatto con i personaggi del manga?" o roba simile. Il manga in questione è InuYasha di Rumiko Takahashi, che però nel libro è presentato sotto mentite spoglie per ovvi motivi. C'è da dire, purtroppo che la cosa si vede e si sente. Il purtroppo naturalmente vale per me e per tutti quelli che non amano il manga in questione. Dicevo, si vede e si sente perchè i personaggi del manga della Sensei sono proprio quelli del manga della Takahashi, in tutto e per tutto, eccezion fatta per i nomi: tutto ciò contribuisce a dare al romanzo un vago retrogusto di fanfic, appunto. Ma io vglio un romanzo, non una fanfic (soprattutto se pago € 16,50).



Hey! Qualcuno ha fatto un disegno di Hyoutsuki! ...
Ah, no, è Sesshomaru...

Comunque prima di parlare nel dettaglio dei difetti del romanzo (ce ne sono diversi), credo sia meglio elencarne i pregi (ce ne sono diversi anche di questi).
La trama è interessante, avvincente, ben costruita. Nella pagina dei "ringraziamenti" si legge che Chiara "Gamberetta" (sì, proprio lei, la spietata distruttrice di fantasy nostrano... è inutile che fate quelle facce, vi vedo) ha dato una mano in questo senso. Non so come fosse la trama prima, ma so che il "prodotto finito" arriva in mano mia con una trama solida, chiara e lineare, con una giusta dose di colpi di scena.
DOVEROSA PRECISAZIONE: prima di andare avanti mi sento in dovere di specificare che, nonostante tutto ciò che è stato scritto in giro, Esbat NON è un horror. Ci sono scene crude, sì, di sesso e sangue (era ora), a volte anche della sana suspense, ma non si può assolutamente parlare di horror.
Bene, andiamo avanti.
I personaggi sono ben delineati, rotondi, precisi e ognuno di loro ha una sua voce e un suo pensiero molto chiaro. Risultano chiari anche i ruoli che i personaggi hanno nella storia, non sembrano messi lì per caso. E intendo anche i personaggi del "manga": è piacevoli vederli agire, sentirli parlare. In particolare il personaggio della Sensei gode di un approfondimento psicologico decisamente buono, con tutti i dubbi, i ripensamenti, il cinismo, le luci e le ombre di una donna di cinquant'anni ricca e famosa (ma non più giovane e bella). In apertura di romanzo le riflessioni ciniche che fa sui suoi lettori (e soprattutto sulle sue lettrici) e sul suo modo di proporre, in sostanza, roba riciclata, ma scritta e disegnata meglio, sono straordinarie. E terribilmente vere, tra l'altro.
Anche la ragazzina, Ivy, nome a parte (dove accidenti la trovi a Roma un'adolescente che si chiama Ivy?) si difende bene. All'inizio sembra un'emo ritardata e bruttarella, ma poi si dimostra... un'emo ritardata e bruttarella. Niente metamorfosi in una gnokka strepitosa che con la sua bellezza acqua e sapone conquista la popolarità e con i suoi poteri magici sconfigge il male. Niente di tutto questo. Altro punto a favore della Manni.
Masada è un personaggio banale, anzi, una persona banale, ma sta lì dove deve stare e fà il suo. Lo stesso dicasi per tutti gli altri personaggi semi-secondari: nessuno è di troppo, ognuno contribuisce a modo suo allo sviluppo narrativo.
Persino Yobai, nel suo essere la trasposizione romanzesca di Naraku, è un cattivo interessante, così come le sue occasionali citazioni di opere filosofiche e letterarie famose nel mondo degli uomini. Aspetto il seguito di Esbat (Sopdet, uscito qualche tempo fa con Fazi Editore e che devo ancora acquistare) per leggere qualcosina in più su di lui.

Yobai! Sei tu!
Ah, no scusa Naraku, ti ho scambiato per... sì, sì lo so, succede. Sì. Sì. No, no. Scusa.
Ciao Naraku, ciao.

Anche Sasaki, il giapponese sociopatico che vive chiuso in camera incollato al suo forum è ben caratterizzato, e il capitolo in cui perde un po' la brocca con di sottofondo la canzone dei Nirvana è uno di quelli che mi sono piaciuti di più.
Il finale è un po' banale, lo ammetto, ma ha soddisfatto le mie aspettative di lettore. Non aggiungo altro per evitare spoiler. Ho apprezzato moltissimo anche il colpo di scena nel penultimo capitolo.
L'incipit del romanzo non è niente di che, ma è comunque buono, decisamente sopra la media degli italiani. Segue infodump, ma con discrezione. In generale qualche infodump nel corso della narrazione si trova, ma non crea mai quell'effetto disturbante stile "As you know, Bob..." quindi si può tollerare.

Dunque, la lista dei pregi è terminata, veniamo ora ai difetti.
Il peggiore di tutti, quello che per tutto il libro non cessa di prendere a calci sulle tempie il lettore è l'uso sconsiderato del PoV (per i neofiti: PoV = Pint of View = Punto di Vista, ovvero il/i personaggio/i dal cui punto di vista è narrata la storia, narratore esterno incluso).
Ho letto da qualche parte che Esbat è considerato facente parte a buon diritto del New Italian Epic (fail). Chi ha letto il post sulla mia Favola NIE ed ha seguito i link saprà di cosa sto parlando. Beh, a questo punto è tutto chiaro:
punto secondo del "manifesto" NIE: Sguardo obliquo" o “azzardo del punto di vista”. Sperimentazione di punti di vista inconsueti e inattesi. Sguardo che si amplia a volte in maniera vertiginosa includendo l’extraumano come parte integrante della narrazione. A questi esperimenti, secondo Wu Ming 1, sarebbe sottesa una motivazione etica e politica.
Stabilito che questo romanzo nasce come fanfiction su InYasha, mi sentirei di escludere la motivazione etica e politica.Chissà, forse Lara Manni, pur di rientrare in questi punti ha volutamente reso il suo romanzo più sgradevole per i lettori? Ne dubito. Io parlerei piuttosto di inesperienza, e a questo punto mi riservo di rinviare il mio giudizio dopo aver letto Sopdet.
Comunque, visto che mi piace argomentare ciò di cui parlo, farò degli esempi sulla questione PoV:
  • A pagina 41, all'inizio del capitolo 4, dopo i primi tre capitoli con il PoV della Sensei, improvvisamente e senza alcun motivo il PoV passa...al gatto. Sì il gatto di casa della Sensei (fino a quel momento mai nominato), diventa l'osservatore della scena per un po'. E poi basta. Questa cosa crea confusione nel lettore, e soprattutto lo fa senza un preciso motivo. Quindi è un errore.
  • Nelle pagine 87-88-89 il PoV passa disordinatamente da Ivy ad un narratore esterno a Chris e le sue amichette stronze. Qui il motivo è far capire al lettore che non le stanno offrendo vera amicizia, ma intendono usarla. Però fa cagare lo stesso. La scena poteva essere comunque scritta dal punto di vista di Ivy, il che l'avrebbe resa più viva, e magari farle intuire qualcosa dalle espressioni delle tre. Oppure si poteva semplicemente lasciare all'oscuro di tutto anche il lettore, che se ne sarebbe poi accorto col tempo. Altro errore, probabilmente di inesperienza.
  • Gli esempi potrebbero continuare per pagine e pagine, il libro ne è pieno, ma mi sono rotto e quindi ne faccio un ultimo, questo colossale: alle pagine 66-69, nel giro di quattro pagine (quattro!) ci sono sedici (tredici!) PoV sparati a raffica, tipo scambi di tennis tra Nadal e Federer: Ivy-Sasaki-Sensei-Hyoutsuki-Ivy-Sasaki-Sensei-Hyoutsuki-Ivy-Sasaki-Sensei-Hyoutsuki-Ivy. Qui la scena è scritta volutamente così e si vede, il problema è che risulta brutta, di difficile lettura. Sarebbe stato un bell'effetto con una macchina da presa, ma da leggersi è brutto. E inutile, poi, tutto quel rimbalzare, per dare informazioni superflue.
Ora, con questo non voglio dire che un autore non debba mai cambiare PoV. A me alcuni cambi di punti di vista piacciono, se sono fatti con ordine e con criterio. E con stile, magari. Esbat ha qualche piccola chicca del genere, come nel capitolo 6, prima di quel delirio assurdo di PoV, quando ogni paragrafo inizia con "personaggio X ha un problema". Lì il cambio di PoV non crea confusione, anzi, intriga. Idem dicasi (anche se a questo punto sa di già visto) per i passaggi nel capitolo 13 "C'è una donna che corre" e ogni volta la donna in questione è un personaggio diverso.
Seguire elementari regole stilistiche non è castrare la creatività, bensì renderla fruibile dal lettore nel migliore dei modi.
Un altro difetto che, alla fine della lettura, mi ha lasciato con un po' di amaro in bocca, è il maledetto retrogusto persistente di fanfiction che ha il romanzo. Non c'è verso, sarà l'atmosfera molto manga, saranno i continui riferimenti al mondo dei forum e degli otaku, saranno i personaggi di InuYasha, sarà uno stile decente ma non entusiasmante...sarà quel che sarà, prendete questo giudizio con le dovute precauzioni MA non c'è verso che Esbat mi sembri un vero romanzo fantasy, dà sempre l'idea di essere una lunga fanfic. Ed è un peccato. Provare per credere.

In conclusione, posso dire che Esbat è una lettura godibile, ad un prezzo un po' alto ma non esagerato come quelli della Strazzulla, e che merita di essere premiato con acquisto e lettura. Lettura decisamente sconsigliata a chi non ama il Giappone e tutte le influenze della cultura manga qui in Italia, e allo stesso modo sconsigliata a chi prende troppo sul serio cose come il cosplay, le community tematiche o gli amori adolescenziali per i mezzi-demoni.
Come già detto sono curioso e desideroso di leggere Sopdet, per sapere se queste piccole mancanze stilistiche si sono risolte e se l'autrice è riuscita a proseguire con la storia in maniera interessante e non scontata.



GIUDIZIO FINALE


4 commenti :

  1. L'ho comprato quest'estate approfittando dei megasconti Amazon... ma devo ancora leggerlo! Di "Esbat" ho sentito tante belle opinioni, anche se sentir nominare il New Italian Epic mi fa venire l'orticaria. Puah. Bella recensione, comunque!

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  2. Io ti dico: leggilo. L'etichetta NIE non gli fa bene, mi rendo conto, ma nel complesso secondo me è più che godibile.

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  3. A me Esbat è piaciuto perché traspariva chiaramente l'amore che Lara Manni provava per i manga e la loro subcultura. Sopdet secondo me sono quarantacinque passi indietro perché cerca di essere migliore di Esbat, più impegnato, e invece risulta solo pretenzioso (e un po' marysuesco). Ecco, in Sopdet l'influenza del NIE si sente un po' di più di quanto non accada in Esbat, e non arricchisce per niente il romanzo.

    Sull'etichetta horror propenderei a credere che gli sia stata affibiata perché ai tempi lo urban fantasy non era un genere affermato e/o così conosciuto, in Italia, poi non so.

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  4. "Sopdet secondo me sono quarantacinque passi indietro perché cerca di essere migliore di Esbat, più impegnato, e invece risulta solo pretenzioso (e un po' marysuesco)."

    Eh no, non mi devi dire così, se no va a finire che non lo compro... Costa pure 18 €!

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