Recensione - Ho Freddo (G. Manfredi)

Ho freddo anch'io, ma le recensioni positive scaldano l'anima




TITOLO:   Ho Freddo
TITOLO ORIGINALE:   Ho Freddo

AUTORE:   Gianfranco Manfredi
EDITORE:   Gargoyle Books
ANNO:   2008

PREZZO:   € 16,00
PAGINE:   546

GENERE:   horror, vampiri, romanzo storico, medical thriller settecentesco





Il signor Stephen Staples di Cumberland si è presentato di fronte a questo consiglio chiedendo l’autorizzazione ad esumare il corpo della sua defunta figlia Abigail Staples, allo scopo di effettuare un esperimento a vantaggio di Livina Chace, moglie di Stephen Chace, sorella della suddetta Abigail. Il Consiglio ha discusso e deliberato quanto segue: a Stephen Staples è consentito di dissotterrare il corpo della defunta Abigail, prescrivendogli di riseppellirla in modo decoroso dopo aver effettuato l’esperimento in questione. 

Il Consiglio della città di Cumberland, 8 Febbraio 1796.

Appena dissepolta la bara, tre dei quattro schiavi scapparono. Zachary, invece, un nero imponente che pareva scolpito nella roccia, restò accanto alla lapide, gli occhi fissi sul suo padrone. Questi si piegò sul coperchio e allungò una mano come volesse spazzar via gli ultimi residui di terra, ma la mano restò a mezz’aria, tremante. Zachary pensò che era inutile chiedersi il perché del suo comportamento, l’irresolutezza del suo padrone chiariva da sola che qualunque cosa intendesse fare era sbagliata. Si augurò che ci ripensasse, ma Stephen Staples si riscosse e gli fece segno di procedere. Allora Zachary si chinò a schiodare il coperchio. Per quattro volte il piede di porco fece scricchiolare il legno, per quattro volte Staples sussultò. Terminato il lavoro, Zachary sollevò lo sguardo. Staples scuoteva la testa. Stava per rinunciare? Al nuovo cenno, stavolta impellente, come se il padrone rimproverasse a lui i suoi indugi, Zachary scoperchiò la bara e si trasse indietro. Posò il piede di porco contro un albero e si allontanò, senza fretta e senza girarsi.
Stephen Staples aspettò che sparisse, risucchiato dalla foschia grigiastra che aleggiava all’intorno, poi si abbassò e rimosse delicatamente il sudario.
Abigail era rosea, come se il sangue le circolasse ancora nelle vene. Il suo volto era persino più arrotondato di quanto fosse prima della morte. Il corpo, sotto la camiciola bianca, anziché rinsecchito, appariva gonfio e rilassato. Certo il petto non si sollevava al respiro, non il minimo alito filtrava dalle narici e dalle labbra leggermente dischiuse, e le mani risultavano gelide al tocco. Eppure, a guardarla, Abigail pareva placidamente addormentata.
Ogni traccia della malattia che l’aveva consumata, portandola rapidamente alla tomba a soli ventidue anni, era scomparsa, quasi che la morte l’avesse guarita. Abigail riposava in pace.
Stephen Staples le tolse la cuffia. I capelli ne fluirono morbidi. Erano cresciuti. Come le unghie, del resto.

Così comincia Ho Freddo di Gianfranco Manfredi, un romanzo che è sicuramente un horror, ma anche un libro sui vampiri, quindi diciamo un "horror vampiresco", ma allo stesso tempo in certi punti sembra un trattato di medicina della fine del Settecento e, dato il fondamento storico delle vicende, si potrebbe definire come un romanzo storico. Insomma è un po' di cose.
Come del resto è un po' di cose anche l'autore: scrittore di romanzi (di cui almeno quattro editi dalla Gargoyle Books, compreso il "seguito" di Ho Freddo, Tecniche di Resurrezione, e un altro libro sui vampiri scritto da Manfredi nel 1987, Ultimi Vampiri), sceneggiatore, cantautore, attore e critico musicale. Un bel po' di roba, in realtà.
Beh, non so come faccia tutto il resto, ma so che il romanziere lo fa bene.
Ho Freddo è un libro di quelli che ti tengono incollato alle pagine, desideroso di scoprire "che succede dopo", e soprattutto, e questa è la caratteristica che me lo ha fatto amare, ti tiene sempre in bilico tra la realtà e la fantasia. Sì perchè, nonostante si intuisca dal tipo di personaggio che sono i protagonisti (ognuno a suo modo, sono degli scettici) non si è sicuri, fino alle ultime pagine, di cosa sia reale, cosa sia effettivamente "soprannaturale" e cosa sia invece mera superstizione. E in questa indagine Manfredi ci guida sapientemente, con uno stile di scrittura che non si fa notare per chissà quali eccellenti particolarità, ma risulta coinvolgente senza essere invadente, e presenta i personaggi in maniera chiara e precisa, e soprattutto umana. Ebbene sì, cari amici lettori, niente Mary Sue o Gary Stu in questo romanzo! E questo è già un bel punto a suo favore.

Ma andiamo con ordine, prima un po' di trama:

Sono gemelli, fratello e sorella. Si chiamano Aline e Valcour de Valmont.
Discendono da una stirpe di medici di corte e di ricercatori, esperti in malattie epidemiche. La loro famiglia è scappata in Inghilterra alla vigilia della Rivoluzione Francese e da lì, Aline e Valcour si sono imbarcati alla volta del Nuovo Mondo, per stabilirsi nei dintorni di
Providence (Rhode Island). Due giovani libertini in una terra di puritani, dove nessuno, prima del loro arrivo, aveva mai sentito parlare di vampiri.
Nel 1796 nel Rhode Island, si verificano i primi casi documentati di vampirismo in America.
È passato poco più d’un secolo da quando il New England è stato travolto dalle conseguenze del sanguinario processo alle streghe di Salem.
A fatica, i coloni, hanno cercato di emanciparsi dalla sinistra fama di feroci persecutori, insensibili e ignoranti, schiavi di credenze superstiziose.
Il nuovo secolo, il secolo della Ragione per eccellenza, pare portare anche in quelle terre una ventata di spirito critico, di libertà e di tolleranza.
Ma una piaga inattesa, che ancora una volta ha per protagoniste e vittime delle giovani donne, rischia di precipitare tutta la regione nel più cupo oscurantismo.
Le tombe vengono aperte.
I cadaveri di ragazze decedute per una sconosciuta quanto contagiosa malattia, vengono profanati. Le autorità parlano semplicemente di "esperimenti”.
Ma di cosa si tratta in realtà?

Innanzitutto una cosa straordinariamente interessante è che il romanzo si basa su fatti realmente accaduti in quell'epoca, e anche l'accuratezza delle conoscenze mediche dei due protagonisti, Aline e Valcour, rispetto alla medicina di quel secolo, è notevole. Persino l'accostamento che Manfredi fa tra la cosiddetta "peste vampirica", il vampirisimo, e la malattia comunemente detta consunzione è effettivamente un legame che esiste, ed è stato studiato e documentato nel '900. Per non parlare poi di tutti i trattati di medicina e i documenti e i dibattiti che si citano quando si parla della trasfusione. Interessantissimi davvero, varrebbe la pena di estrarre dal libro tutto quello che c'è sulla medicina del settecento e studiarselo.
La storia di Aline e Valcour nel Rhode Island dura diversi anni, inizia praticamente già dal loro arrivo, nel 1795, e finisce nei primi anni del 1800. L'anno preciso non sono riuscito a ricostruirlo, mea culpa, avrei dovuto fare un conto preciso, segnare i mesi che passano... insomma, sono stato pigro. Però sono sicuro che sia intorno al 1800 perchè ad un certo punto Aline riceve per posta dei documenti sugli studi fatti da Edward Jenner sul vaccino, studi datati 1799.
In tutti questi anni di cose ne succedono, i rapporti tra i personaggi cambiano, si evolvono, e così i personaggi stessi. Cambia scenario, cambiano le conoscenze a disposizione dei due medici, aumentano e poi si dissipano i dubbi del prete.
L'unico rischio di un libro del genere è che possa annoiare chi non è interessato. lo dico con il cuore in mano, perchè a me è piaciuto davvero molto e vorrei poterlo consigliare a tutti, ma purtroppo non sarebbe azzeccato. Se vi interessano gli aspetti "scientifici" di certe leggende, se siete disposti ad accettare lunghe digressioni sul passato dei luoghi o dei personaggi (digressioni sensate, ovviamente, non buttate lì ad minchiam tipo certi rotoli di carta igienica fantasy), se siete disposti ad accettare di "sospendere il giudizio" sulla storia principale perchè stanno andando avanti dei subplot, se non vi annoia leggere di scene che sembrano piccole cose, inutili quotidianità, se amate i libri incentrati su pochi personaggi (e non le compagnie di Nove Eletti delle Nove Razze delle Nove Terre dei Nove Continenti con i Nove Anelli ecc ecc) allora, solo allora vi consiglio di leggere il libro, perchè ve lo godrete parecchio. Lo so, sono parecchi se, e questo è un punto a suo sfavore: non è un libro "per tutti", un lettore occasionale che volesse una storia da brividi da leggere prima di addormentarsi per qualche giorno, un paio di settimane al massimo, rimarrebbe decisamente deluso.

Passiamo dunque ai personaggi:
Accanto ai due protagonisti della vicenda, Aline e Valcour, c'è il reverendo Jan Vos, un pastore battista decisamente "fuori dal comune". Io adoro i preti fuori dal comune.
Infatti per quanto ALine e Valcour possano essere i protagonisti, e per quanto il rapporto tra loro sia interessante e ben costruito, così come i rispettivi caratteri, risultano essere comunque decisamente antipatici. Valcour è il solito "artista" francese, con tendenze sessuali ambigue, che conduce una vita dissoluta, un po' "genio e sregolatezza". Io odio genio e sregolatezza, disse Puffo Quattrocchi.
Aline è invece una maledetta femminista di quelle che, quando si parla di donne è ottusa tanto quanto è intelligente e acuta quando si parla di medicina. Ne esistono, sono reali, e anche il personaggio lo sembra. Ma è antipatica come pestare una merda sul marciapiede con le scarpe nuove.
Il reverendo Vos invece è forte, continua a "fare il suo mestiere" anche quando è pieno di dubbi, combatte, ha a cuore la sua comunità, insomma c'ha due palle così. E io vado matto per i personaggi di questo tipo.
Anche tutto il corollario di servitori, donnine puritane, popolani ignoranti, notabili della città, medici incapaci, religiosi pedanti ecc. è degno di nota: tutti i personaggi "secondari" hanno una loro "rotondità", si capisce chi sono dal modo in cui parlano o agiscono, non sono macchie indistinte sullo sfondo, bensì contribuiscono a dare pienezza alla scena, a dargli realismo. Ben fatto, Manfry!

Lo stile...beh, ecco...vabbè, ho capito, mi calo le braghe: il libro ho finito di leggerlo da un bel po', avevo in cantiere la recensione ma non l'ho mai finita di scrivere... Quindi diciamo che non me lo ricordo bene. Mi ricordo che non è uno stile perfetto, di quelli che ti fanno esclamare "Cazzo! Ma quanto scrive bene! Questa cosa è geniale!" ecco, no, questo no.
Però è onesto, c'è un po' di raccontato (un po' tanto, a volte), ma se avesse dovuto mostrare tutto sarebbero state mille e passa pagine. Comunque non è una cosa che a me ha dato fastidio, anche perchè i personaggi il cui carattere è anche solo "descritto" poi vengono fatti agire e parlare in relazione a ciò che è stato detto, quindi anche sticazzi, del raccontato. L'unica vera pecca visibile è la presenza del narratore esterno, e la sensazione della presenza costante dell'autore in ciò che racconta. E' evidente da subito chi avrà torto e chi ragione, perchè Manfredi è terribilmente "illuminista" quando scrive di queste cose. Boh, avrà le sue ragioni, io personalmente penso che l'Illuminismo bastardo abbia piombato l'essere umano nel periodo più buio della sua storia spirituale, ma il discorso sarebbe troppo lungo da fare in questa sede. Magari poi. Forse.
Accidenti, ho scritto molte parolacce in questa recensione.
Vabbè, farò ammenda, nella prossima userò un linguaggio forbito, educato e privo di turpiloquio.
Ah, no, la prossima recensione è quella della Strazzulla. Allora magari faccio ammenda in quella dopo, eh.


GIUDIZIO FINALE


2 commenti :

  1. In quanto amante di tutto ciò che è vecchio, schifoso e avente a che fare con la medicina, me lo segno. Certo, avere la possibilità di acquistarlo in versione ebook non mi spiacerebbe affatto...

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  2. Ahimè, temo che questo non sia possibile. Piccola pecca della Gargoyle, che pure è un'ottima casa editrice.
    Comunque sì, se sei un amante della medicina old times e un po' sanguinolenta c'è il pezzo sulle trasfusione con il sangue di agnello che è bellissimo. Oltre a diversi pezzi di trattati sulla peste vampirica...bello bello.

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