Recensione - Le Porte di Anubis (T. Powers) e un piccolo cambio di rotta...

Prima di passare alla recensione vera e propria del romanzo di turno, voglio fare un annuncio.
D'ora in poi cambierò un po' di cose nella "grafica" dei post e anche nelle recensioni, a cominciare da questa. Innanzitutto mi sono accorto che, quando scrivo una cosa in grassetto, non si nota per niente. Cioè, devi proprio farci caso tu lettore, che è in grassetto. E, visto che il senso del grassetto è proprio quello di attirare l'attenzione, un grassetto così è totalmente inutile. Dunque, d'ora in poi le cose in grassetto saranno anche di un colore diverso, in modo da essere notate. Mi sembra una grande idea.

Passiamo ora al cambio di rotta per quanto riguarda le recensioni: in seguito ad un'interessante discussione (del tutto pacifica) avuta con Iguana Jo sul suo blog, lo stile delle recensioni sul blog subirà una modificazione. Per chi non avesse voglia di spulciarsi tutti i commenti del post, il succo è che è estremamente difficile, se non impossibile, dare una valutazione oggettiva di un romanzo-fumetto-film-ecc. Questo perchè, a valutare una cosa soltanto secondo le regole di scrittura "da manuale" si rischia, come spesso succede in Gamberi Fantasy o in certi discutibili forum, di ignorare le emozioni che la lettura del romanzo in questioni è in grado di generare in un lettore. Che poi per me è la cosa fondamentale. A sentire certi discorsi sembra impossibile che un romanzo pieno di avverbi, o di infodump, o di scene raccontate e non mostrate, riesca ad emozionare, a catturare, e dunque a valere qualcosa.
Io non sono d'accordo con questa visione delle cose.
Non voglio trasformare questo post e i relativi commenti in un terreno in cui si combatte tra manualisti e gegni sregolati, perchè la questione non mi interessa. Quello che mi interessa dire è che da oggi in poi la veste grafica del giudizio finale delle recensioni in questo blog cambierà. Lo stile delle recensioni sarà più o meno lo stesso, quindi cercherò di dare le giuste attenzioni alla costruzione dei personaggi, alla trama (che sono le cose che più mi premono, quando leggo un romanzo), allo stile di narrazione e a tutto ciò che mi è rimasto del libro in questione. Tuttavia, la scheda dei pro e dei contro non ci sarà più, e neppure il giudizio in "stelline". Troppo categorico, per come voglio impostare la cosa. Ci sarà invece, alla fine di ogni recensione, un riquadro riepilogativo, che cambierà colore a seconda di quanto la lettura del romanzo sia consigliata o meno.


Il drago d'oro indicherà un romanzo che mi è piaciuto molto e di cui consiglio la lettura a tutti. Un must, in pratica.


Il drago di bronzo indicherà un romanzo che si può leggere, ma anche no. In fondo ci sono tanti altri libri sul vostro comodino...


Il drago di ferro, infine, indicherà un mucchio di pagine stampate da cui stare alla larga a tutti i costi.
Sempre secondo il mio modestissimo parere...


Dentro questi riquadri saranno riassunte le motivazioni, già spiegate per esteso durante la recensione che le precederà, per cui il libro (o film, o fumetto, o altro) merita il drago in questione.

Bene! Finiti gli aggiornamenti, possiamo cominciare con la recensione vera e propria!


Che bello leggere i "grandi classici"!



TITOLO:   Le Porte di Anubis
TITOLO ORIGINALE:   The Anubis Gates

AUTORE:   Tim Powers
EDITORE:   Fanucci Editore
ANNO:   1991

PREZZO:   £ 12.000, all'epoca, ora è praticamente introvabile in versione cartacea
PAGINE:   382

GENERE:   fantasy, steampunk, viaggi nel tempo




La trama in breve:
Quando a Brendan Doyle, studioso dei maggiori poeti inglesi del '800, viene chiesto di fare uno studio su una conferenza londinese di Samuel Taylor Coleridge, non può certo immaginare che si troverà ad incontrarlo di persona! Nè potrebbe mai immaginare, lui che vive in America nel 1983, di trovarsi bloccato nella Londra del 1810, pullulante di nemici, folli mendicanti, zingari senza scrupoli, maghi egizi decisi a sovvertire il corso della Storia d'Inghilterra e un misterioso assassino che può scambiare il corpo con quello delle sue vittime!
Inizierò con un avviso, valido da qui fino alla fine del post: QUESTA RECENSIONE CONTIENE SPOILERS, inevitabili per poter parlare al meglio delle mie possibilità del romanzo di Powers.

Le Porte di Anubis è un romanzo che parla di viaggi nel tempo. E fin qui ci siamo. Le Porte di Anubis è però anche uno dei primi romanzi ad essere definiti steampunk. E in effetti l'ambientazione dell'Inghilterra Vittoriana c'è eccome, ed è anche molto presente l'elemento punk in tutto il romanzo, l'unica cosa che realmente manca è di fatto l'elemento della divergenza tecnologica: niente macchine semantiche, camminatori  a vapore, posta pneumatica e improbabili occhialoni da aviatore in testa a tutti. Peccato, dico io (occhialoni a parte), perchè questa è la cosa dello steampunk che apprezzo di più.
Ma allora, se non c'è steam (a parte quello di base già presente nella Londra vittoriana), che razza di steampunk è? In effetti dei tipici elementi steampunk ne Le Porte di Anubis troviamo l'ambientazione storica usata come base per sviluppare una vicenda di fantasia, che comprende al suo interno personaggi realmente esistiti e li fa agire in maniera conforme alla storia raccontata e non alla Storia vera e propria.
Inoltre, nel romanzo troviamo anche molti elementi tipicamente fantasy: i "maghi egizi" di cui si parla nella sinossi della trama sono a tutti gli effetti maghi, che compiono vere magie (tra l'altro dedicherò una nota a parte al "sistema magico" del romanzo, uno dei più riusciti che abbia mai trovato).
Ricapitolando, ne Le Porte di Anubis c'è il romanzo storico (anzi, la gonzo-historical fiction, come la definisce K. W. Jeter, inventore del termine steampunk), c'è il fantasy e c'è lo steampunk. E c'è anche un po' (ma solo un po') di science fiction, dato che i viaggi nel tempo sono sì risultato di un incantesimo malriuscito effettuato nel 1800, tuttavia uno dei "cattivi" del romanzo, J. C. Darrow, da una spiegazione logico-scientifica  del funzionamento di queste "falle temporali". In sostanza, in una conversazione con il nostro eroe (Brendan Doyle, l'esperto di Coleridge), spiega che il Tempo è come un fiume che scorre sotto una lastra di ghiaccio. Noi siamo immersi in quel fiume, e non ne possiamo mai uscire. Quasi mai. Perchè, nella lastra di ghiaccio che copre il fiume, ogni tanto si aprono delle "falle", dei buchi attraverso i quali si può uscire dal fiume del tempo e rientrarci attraverso un buco diverso. Viaggiando così indietro (o avanti) nel tempo quasi a piacere. Quasi perchè, sebbene la comparsa di queste falle sia calcolabile matematicamente (in realtà Darrow non spiega come, ma in fondo non ci importa granchè), non si possono aprire a piacere. Si possono soltanto "beccare", un po' come le coincidenze dei treni. Un'altra spiegazione "scientifica" del balzo nel tempo la darà poi un altro personaggio, Benner, dicendo che praticamente il gruppo dei "viaggiatori" verrà bombardato da una raffica di radiazioni che, in preenza della "falla", li trasformeranno in tachioni consentendogli così il viaggio. Una spiegazione frettolosa e raffazzonata, in realtà, che forse l'autore si sarebbe potuto risparmiare: io dico, se parli di viaggi nel tempo, o dai una spiegazione veramente dettagliata, oppure lascia perdere, non darne nessuna. O fai solo degli accenni (tipo il fiume ghiacciato di Darrow). Ma una cosa del genere in realtà confonde il lettore e non aggiunge niente di sostanzialmente fondamentale alla narrazione.
Ma andiamo avanti.
E' proprio attraverso una falla (del 1983) che Brendan Doyle, assieme ad un gruppo di appassionati di Coleridge e ad alcuni uomini di Darrow (e Darrow stesso), viaggerà a ritroso nel tempo, fino alla Londra del 1810, dove, nella Taverna della Corona e l'Ancora assisterà ad un'inedita conferenza di Coleridge. Un'opportunità unica, straordinaria, praticamente irripetibile...che ai partecipanti è costata la bellezza di un milione di dollari. Al viaggio parteciperà anche Steerforth Benner, vecchia conoscenza del protagonista, uno studente specializzando in Letteratura. In realtà il suo ruolo è praticamente quello di uomo della security, essendo una persona dal fisico robusto, agile, ecc.
Insomma, bando alle ciance, Doyle accetta di viaggiare nel tempo, l'allegra compagnia si concia come gente del 1810, si mette in posizione e...parte. Destinazione: Londra, 1810.


LA STORIA


Da questo viaggio nel tempo ha origine tutta la storia. Sì, prima dei capitoli dedicati a Doyle & co. c'è un capitolo dedicato ai "maghi egizi" di cui sopra: si apprende che un fantomatico Maestro vuole spodestare gli Inglesi e ripristinare il culto degli Antichi Dei in Egitto, e per farlo intende utilizzare un sortilegio. Ma le cose non vanno come dovrebbero. Dopo questo preambolo, che avviene all'inizio del 1800, si parla di Doyle e del viaggio nel 1810.
I viaggiatori arrivano a Londra, assistono alla conferenza, stanno per tornare... E Doyle viene stordito, rapito e perde la falla temporale di ritorno: rimane bloccato nel 1810.


A questo punto, voglio condividere una cosa con voi, perchè è veramente una coincidenza straordinaria. Innanzitutto premetto che, subito prima de Le Porte di Anubis, ho letto Un Americano del Connecticut alla Corte di Re Artù, di Twain. Altro libro che parla di un "contemporaneo" catapultato nel passato, stavolta nel Medioevo. La coincidenza è che, proprio prima di cominciare a leggere queste due opere, giusto pochi giorni prima, mentre si chiacchierava con la mia dolce metà lei mi ha chiesto (giuro, non scherzo, e sì, così, di punto in bianco): "Ma tu, se improvvisamente ti ritrovassi nel 1300... Che faresti?" Ammetterete che è una cosa insolita. La cosa simpatica è che io, molto candidamente, ho ammesso che, appurato che non c'è modo di tornare nel 2000...beh, probabilmente sarei impazzito, o magari mi sarei ammazzato. In fondo dai (ho pensato), non rivedrò mai più i miei cari, sono totalmente inadatto alla vita qui, nessuno capirebbe mai quello che dico! Che campo a fare? E, di tutta risposta, mi ritrovo davanti a non una, ma ben due libri in cui il protagonista si ritrova catapultato nel passato e decide subito di volgere la situazione a proprio vantaggio. Sì perchè l'Americano di Twain praticamente rivoluziona il VI secolo, e il nostro Doyle, superato lo shock iniziale e fuggito dall'accampamento degli zingari che lo hanno rapito, pensa subito a come rimettersi in sesto e poi a come far fruttare le sue conoscenze di uomo del futuro.

Io non voglio raccontarvi la storia del romanzo, primo perchè è lunga e questa recensione minaccia di esserlo altrettanto, e secondo perchè vi rovinerei gran parte del libro.
Vi basti sapere che la storia è bella. Ben congegnata, ben articolata, avvincente, divertente, emozionante. Il tema del viaggio del tempo e, in un certo qual modo, dell'ineluttabilità della Storia, è trattato magistralmente, i colpi di scena non mancano e lo straordinario finale, inaspettato e geniale, contribuisce a dare una sensazione di circolarità al tutto che lascia proprio un bel retrogusto. L'ho trovato, parlando sempre di viaggi nel tempo, molto migliore del pur bellissimo Americano di Twain. Meno umoristico, senz'altro, e anche meno dissacrante (il senso del libro di Twain è prendere un po' per il culo il Medioevo cavalleresco, in fondo), ma molto più avventuroso e interessante. Le peripezie di Doyle che si ritrova in un mare di guai a Londra nel 1810 tengono incollati al libro, e il modo in cui la faccenda si risolve è assolutamente straordinario. Ci sono delle banalità, dei colpi di scena che non sono colpi di scena, ma influiscono poco sul risultato complessivo. Anche l'intreccio tra la storia raccontata e la Storia vera e propria è realizzato alla grande, e forse è questo quello che mi è piaciuto di più del libro di Powers, insieme all'interazione dei personaggi di fantasia con quelli realmente esistiti.


I PERSONAGGI


Doyle è un buon protagonista. Non è un Gary Stu a cui vanno tutte lisce, anzi, però sa difendersi bene. Ha poche armi a sua disposizione, lo sa e le usa con intelligenza. Sin dall'inizio fa la figura dello studioso un po' allocco, e di fatto la sua conoscenza del tempo in cui si ritrova, degli usi e costumi dell'epoca e del panorama "letterario" si rivelano la sua risorsa principale. Non si scopre un formidabile schermidore, un esperto di arti marziali o un tiratore provetto. E, cosa straordinaria, non è naturalmente portato per la Magia. I bei vecchi protagonisti di una volta.
Amenophis Fikee, alias Joe Faccia-di-Cane è, diciamo, un cattivo. E' uno dei maghi egizi di cui sopra, in realtà quello che da inizio a tutto il casino delle falle temporali. Il personaggio è interessantissimo, perchè ha la capacità di trasferirsi da un corpo all'altro, ma con dei piccoli effetti collaterali. La usa alla grande, questa capacità, e anche la sua psicologia da "caotico neutrale", per parlare in termini d&deschi, lo rende sicuramente il cattivo più sopportabile.
J. C. Darrow, multimiliardario, vecchio, geniale. Avido di ricchezza, di potere e di... vita. Tutto ciò lo rende il cattivo perfetto. E a tutto ciò si deve anche aggiungere che non si scoprono subito i suoi veri intenti... Anzi. Ci sarà da aspettare, e riserverà discrete sorprese.
Il Dottor Romany, braccio destro del Maestro, potente mago, capo della banda di zingari, mente fine e decisamente malvagia, è il secondo vero cattivo del romanzo. Solo che lui si scopre subito, il che lo rende un po' meno intrigante. Lo scontro tra lui e Doyle si rivela emozionante, e il suo costante dare la caccia a Doyle in quanto "uomo del futuro" impedisce di "tirare il fiato", soprattutto all'inizio. Insieme a Horrabin è una delle maggiori fonti di preoccupazioni per il povero Doyle (e di conseguenza per noi lettori).
Horrabin, il maledetto clown-pazzo-mago-mendicante-schizzato è l'antagonista più fastidioso. Più che altro perchè ha occhi e orecchie ovunque, a Londra, in quanto capo di una banda di mendicanti, e poi perchè mette seriamente in pericolo la vita di Doyle: in fondo è matto, ed è un mostro abominevole che si diverte a mutilare, operare, smembrare (ecc. ecc.) le sue vittime, e poi non ha nessun vero e proprio interesse a prendere Doyle vivo. Però anche lui è costruito alla grande, e l'idea di usare i trampoli per difendersi dagli effetti collaterali della Magia è fantastica. A proposito di questo, dedicherò un paragrafo a parte al "sistema magico" de Le Porte di Anubis, che mi ha colpito in maniera molto positiva.
Jacqueline "Jacky" Tichy, e il suo improbabile travestimento sono una nota un po' dolente della sezione personaggi. La sua presenza nella storia è scontata, così come il suo ruolo alla fine, le sue motivazioni e le sue azioni. Però salva il culo a Doyle e tanto ci basta. Almeno a me. E poi è simpatico/a, dai...
Coleridge e Byron, ho apprezzato moltissimo la loro caratterizzazione e il loro ruolo (anche se un po' marginale) nella storia.
Poi ci sono diversi personaggi più o meno marginali nella storia che comunque fanno la loro figura, e recitano il loro ruolo con dignità, agendo e parlando in maniera sensata. Parlo del Maestro, del Dottor Romanelli (altra figura storica realmente esistita e rielaborata da Powers in chiave fantasy), di Copenhagen Jack, di Benner.
Un'altra trovata geniale è quella di William Ashbless, su cui non posso svelarvi nulla per non rovinare il momento che a me personalmente ha generato più sense o f wonder in tutto il romanzo. Ashbless è, in pratica, un poeta di fantasia, inventato nei primi anni '70 da Powers e Blaylock quando erano degli studenti mattacchione nell'Università della California. Compare in un ruolo decisamente importante in quest'opera e con un ruolo marginale in The Digging Leviathan di Blaylock.



LA MAGIA


Come dicevo prima, la magia presente in Le Porte di Anubis merita un capitolo a parte. Secondo me il sistema magico è letteralmente geniale: praticamente i maghi, praticando un'arte "contraria" alla natura delle cose, man mano che diventano esperti e potenti perdono il contatto con la Terra. Letteralmente. Nel senso che un contatto diretto con la superficie terrestre li ferisce fisicamente, e quindi sono costretti a vivere "sospesi": ad esempio Horrabin il clown utilizza dei trampoli, e quando non va in giro vive praticamente appeso al soffitto su una specie di amaca. Il Dottor Romany gira con delle scarpe a molla, e Amenophis Fikee all'inizio usa degli alti zoccoli di legno in stile giapponese.
Tra l'altro i maghi sono vulnerabili solo ad armi sporche. Proprio sporche di fango, o di terra, o di qualsiasi altra cosa "naturale". Ge-nia-le.
Ovviamente i maghi in questa storia sono i cattivi, e quindi deve esserci qualcuno disposto a contrastarli: la Confraternita di Anteo, i cui membri conoscono la debolezza della magia e quindi sanno come neutralizzarla. Praticamente, per rendersi immuni agli incantesimi, devono mantenere costantemente il contatto con la terra, perciò tutti i loro stivali hanno dei piccoli buchi all'altezza della caviglia, attraverso i quali passa una catenella di cui un'estremità è legata alla loro caviglia, e l'altra tocca terra.
Un'altra trovata interessantissima è quella degli Omini nel Cucchiaio di Horrabin. Ecco, forse l'uso della magia è la cosa del romanzo che mi è piaciuta di più, seconda solo a come viene usato e trattato il tema del viaggio nel tempo.


LO STILE


Eccoci arrivati alle dolenti note. Purtroppo devo dire che lo stile di Powers non è affatto all'altezza del contenuto del romanzo.
Gli avverbi abbondano, tanto da risultare fastidiosi anche a me che non ne sono un detrattore (non in particolar modo, almeno). Lo stesso dicasi per l'infodump, e per i PoV ballerini al limite della casualità e del mal di mare. Tutta la questione dei viaggi nel tempo è spiegata con un lungo inforigurgito in perfetto stile "As you know, Bob...", e, cosa terribile, l'infodump è presente fin dall'incipit! Detesto quando l'incipit di un romanzo è brutto, davvero. E' il miglior modo per farmi smettere di leggerlo prima di subito. A dir la verità, se non mi avesse incuriosito proprio questo romanzo, un altro qualsiasi lo avrei chiuso subito. Subito dopo aver letto questo:
Quando furono scomparsi, il vecchio si voltò per osservare il lento declino del sole. La Nave dei Miliardi di Anni, pensò; la nave del Dio morente Râ, che inizia la sua discesa giù per il cielo occidentale fino alla sorgente del Fiume Nero che scorre dall'altra parte del mondo da ovest ad est, nell'arco delle dodici ore della notte, fino alla sua foce nell'Estremo Oriente, dalla quale riemergerà domani, portando con sé un sole nuovamente giovane e trionfante.
Oppure, pensò con amarezza, lontano da noi, ad una distanza che l'universo non sarebbe in grado di racchiudere, c'è un enorme globo immobile di gas in combustione, intorno al quale questo piccolo pianeta sferico ruota come una pallottola di stereo espulsa da uno scarabeo kephera.
Enorme infodump sotto forma di pensiero, che suona tra l'altro estremamente artificioso, già dopo poche righe dall'inizio del libro.
Un'altra cosa terribile è l'immensa quantità di raccontato che c'è nel libro. Pagine e pagine di raccontato che stanno lì senza un preciso motivo: Powers dimostra infatti di saper fare un ottimo uso del mostrato anche quando non serve. Per esempio le scene di "combattimento" sono quasi sempre mostrate, e ciò è bene, però questo comprende anche combattimenti poco rilevanti per la storia, come per esempio il duello del Mirabile Chinnie, o anche la battaglia dei Mammalucchi.
Anche la gestione del PoV è un delirio vero e proprio: non c'è un personaggio di riferimento, e il punto di vista salta, anche da un paragrafo all'altro, di personaggio in personaggio, senza risparmiare personaggi assolutamente secondari o antagonisti. Personalmente apprezzo quando il punto di vista passa da un personaggio "buono" a uno "cattivo". Secondo me aggiunge un quid alla storia, e, se gestito bene, questo da al lettore la possibilità di sapere cose che i rispettivi personaggi non sanno, e fa leggere la storia con occhi diversi. E' interessante, per esempio, l'ansia che hai quando sai che il "cattivo" ha scoperto il piano del "buono", e lui non lo sa, e quindi sta per rimanere fregato.


In conclusione di articolo, delle scuse: mi dispiace di non aver documentato le mie affermazioni con delle citazioni, come faccio di solito, ma ho letto il libro in formato ebook e non ho usato i segnalibri (mea culpa), perchè non ero sicuro di voler recensire un "classico", quindi recuperare i pezzi in questione senza il formato cartaceo come supporto mi avrebbe richiesto tantissimo tempo, che di questo periodo proprio non ho. Questo è anche il motivo per cui c'ho messo quasi una settimana a partorire questo post! °_°
Spero comunque che, anche senza citazioni, risulti chiaro ed esauriente.


IN CONCLUSIONE
Inauguriamo il nuovo “metro” delle recensioni con un bel Drago d’Oro!
Il romanzo di Tim Powers è assolutamente da leggere.
Avventuroso, divertente, e soprattutto...steampunk!
La cosa più interessante rimane senza dubbio il modo in cui Powers sviluppa il trema dei viaggi nel tempo e degli effetti che questi hanno sul corso della Storia. Unite a questo una grande fantasia, elementi tipici del miglior fantasy, e infine aggiungeteci dei personaggi storici perfettamente inseriti nella vcenda. Avrete tra le mani uno dei migliori romanzi fantastici di sempre.
Peccato che, a coronare tutto ciò, non ci sia uno stile altrettanto ottimo.
Ma se siete disposti a “soprassedere, Le Porte di Anubis è il libro che fa per voi!


8 commenti :

  1. Come diceva Calvino, "un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire". Bella recensione, come dico sempre Powers merita più visibilità da noi, e "Le Porte di Anubis" va assolutamente riscoperto. Certo Powers non è perfetto in termini stilistici, ma gli elementi dei suoi romanzi e il modo in cui vengono mescolati ci fa chiudere un occhio, no? :)
    E sono d'accordissimo sulla questione delle valutazioni oggettive. Ne parlerò anche io dopo aver ristrutturato la FAQ nei prossimi giorni...
    (PS: fichissimi i draghetti. Danno un tocco di classe al blog! Approvo!)

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  2. Assolutamente sì, l'occhio si chiude e anche volentieri! Ho in programma di leggere presto "Il Re Pescatore" di Powers...so che si mescola fantasy e ciclo arturiano: per me è garanzia di successo! :D

    Sapevo che avresti apprezzato i draghi! Anche a me piacciono parecchio, aggiungono un po' di personalità! ^^

    Poi anche io mi dovrò decidere a ristrutturare i link in alto, e magari mettere un piccolo archivio di recensioni...si vedrà, magari quando arrivo a quota...uhm...7000 visitatori! Mi piace il 7, è un bel numero.

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  3. Come ho già avuto modo di dire, stile a parte (su cui siamo tutti d'accordo), la storia io non l'ho trovata così esaltante. Le idee erano buone, ma i twist non ci sono, perché si capiscono prima che "scoppino".
    Sulla questione della magia ci avevo pensato, ma alla fine ho pensato di non esprimermi. La trovata è molto buona, ma non mi pare resa proprio al meglio - soprattutto quando i personaggi, tipo Doyle, te la sbattono in faccia con pensieri del tipo: "Devo mantenere il contatto!!!" o roba simile, che fa cadere un po' il sense of wonder, o almeno per me.

    ===
    Detesto quando l'incipit di un romanzo è brutto, davvero. E' il miglior modo per farmi smettere di leggerlo prima di subito. A dir la verità, se non mi avesse incuriosito proprio questo romanzo, un altro qualsiasi lo avrei chiuso subito.
    ===
    Sono pienamente in linea con te. A farmi continuare Anubis, però, è stata la fama di cui gode, non altro. Stile a parte, il libro non "migliora" durante la narrazione. Quindi o lo si apprezza fin dall'inizio, o si può benissimo abbandonarlo.

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  4. @Taotor
    Anche a far continuare me è stata la fama. Solo che, al contrario, io ho trovato esaltante la storia. :D Alla fine è questione di gusti, anche di sensibilità o meno a uno specifico tema. Come detto all'inizio, è arrivato in un periodo in cui sto particolarmente in fissa con i viaggi nel tempo, anche questo sicuramente ha giocato la sua parte.

    Rispetto a quello che dici sulla magia...beh, sono d'accordo solo in parte. E' vero che quei momenti sono devastanti, però è anche vero che, personalmente, una volta provato il sense of wonder per l'idea in sè, a metà libro, quando ho capito come funziona, non ho più bisogno di meravigliarmi. Mi è bastato prima. Però capisco cosa intendi.

    E' vero che spesso i "colpi di scena" si intuiscono prima, però (parlo per me) io li ho capito solo poco prima che avvenissero. E questa è un'altra cosa che a me piace. Che io lettore capisca prima cosa sta per avvenire, mentre il personaggio ne resta sorpreso. Ma di nuovo si torna alla questione dei gusti.

    Alla fin fine sono contento di aver abbandonato il tono categorico nelle recensioni. :)

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  5. Leggi assolutamente "Il re pescatore". Non è bello come "Le porte di Anubis", ma è un Fantasy fatto bene. Poi si parla tanto di birra, che non fa male :D

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  6. Ciao Gherardo, intato grazie per la rece, non ho ancora letto il libro e rimedierò.
    Per quanto riguarda il come fare recensioni, sai già come la penso: storia > forma.
    L'errore che molti critici casalinghi commettono è che, a parità di qualità formale, valutano la storia come parte della forma; per cui se la storia/genere non piace, è di per sè un errore e i veri difetti formali sembrano enormi.
    Ma quegli stessi difetti sono presenti anche nei loro romanzi preferiti, quindi come la mettiamo?

    Hai fatto bene a prendere questa decisione, è la strada più matura, della complessità.
    Lascia agli altri il giudizio facile(come diceva Maslow "When the only tool you own is a hammer, every problem begins to resemble a nail.").

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  7. Scusate il necroposting ma ho trovato ora la recensione, ho appena finito la lettura del libro e cercavo in rete qualcosa.
    Ma cavolo troppi spoiler e, scherzo ovviamente, hai messo l'avviso ;), è una bella recensione e mi trova in, quasi, tutto d'accordo.
    A me è piaciuta la strage dei mammalucchi, e mi ha fatto scoprire un evento storico che non conoscevo, a questo proposito volevo chiederti chi era il dottor Romanelli storico che citi.

    I colpi di scena ed alcune parti di trama, si, si intuiscono spesso prima ma non del tutto, Powers ci gioca sopra e stupisce un poco sempre, vedi il finale "telefonato" dello scontro col suo kà, che poi risulta non del tutto "telefonato" nel momento in cui lui viene ferito allo stomaco, d'altra parte credo che un lettore meno scafato ne intuisca la metà e il problema del tutto già scritto o del tutto già usato e visto, mangiato e digerito, anche da quel mostro che è la tv, o il cinema, sia da tenere presente.
    Sul discorso stile non entro in merito, mi arrabbierei ;), vado molto di più a pelle, a carne come si suol dire, non sono un "tecnico" e infatti sono in gran parte d'accordo con quello che ha scritto Keane, cioè gente non cerchiamo sempre il pelino nell'uovo, se un libro è scritto da cane non è il caso di questo libro, se un libro è bello e scritto cosi e cosi rimane bello, se un libro fa cacare ma è scritto da maestro fa cacare comunque e rimane solo un esempio di stile vuoto, se un libro non piace per vari motivi non attacchiamoci al "non è uno stile perfetto, è scritto da cani", ovvio che non è perfetto ed anche nella trama varie cose zoppicano, ma il libro nell'insieme ne esce alla grande.

    Va be scusate mi sto lasciando andare a scrivere troppo e troppe cazzate, volevo solo fare i complimenti per la recensione ed il blog, sono nuovo di questi blog in rete, mi si sta aprendo un mondo ed ho molto da "lurkare" a quanto pare ;)

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  8. Ciao Alex, e benvenuto da queste parti! ^_^
    Vado con ordine: il dottor Romanelli è, effettivamente, un dottore. Nello specifico, un dottore che si occupa di Byron durante la sua permanenza in Grecia, e che contribuisce a curarlo diverse volte, prima della sua morte. Non ti stupire se non l'hai mai sentito, in effetti è una figura decisamente minore. ;)
    Per quanto riguarda la questione stile... Come dicevo, non giudico un libro soltanto da quello, però bisogna ammettere che un libro che, come questo, abbia un incipit decisamente brutto, possa invogliare alla lettura meno persone di un libro scritto con uno stile migliore, o con un incipit e una narrazione più accattivanti.

    Ah, e non preoccuparti per i commenti lunghi, ogni domanda, approfondimento, parere ecc. sono bene accetti! ^_^

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