Recensione - Leviathan's Trilogy II - Behemoth (S. Westefeld)

Scott Westerfeld: la trilogia steampunk del Leviathan (vol. II)




TITOLO:   Behemoth
TITOLO ORIGINALE:   Behemoth (Leviathan's Trilogy, VOL. 2)

AUTORE:   Scott Westerfeld
ILLUSTRATORE:   Keith Thompson
EDITORE:   non edito in Italia
ANNO:   2010

PREZZO:   edizione paperback $ 9,99
PAGINE:   485

GENERE:   steampunk, ucronia, young adult




Dopo aver terminato (abbastanza soddisfatto, come avrete notato dalla recensione) la lettura di Leviathan, primo libro della trilogia di Scott Westerfeld, ho atteso pazientemente l'edizione italiana del secondo e del terzo volume, Behemoth e Goliath. Pazientemente e invano.
Questi due libri, infatti, non sono mai usciti in Italia, forse perchè l'investimento di Feltrinelli per il primo volume non è stato ripagato da un gran numero di vendite. Avevo notato, in effetti, che dopo un lancio in grande stile l'interesse intorno a Leviathan era scemato immediatamente, eppure pensavo che un piccolo sforzo per pubblicare gli altri due, almeno per concludere la trilogia, l'avrebbero fatto. 
Dopo aver atteso più di un anno (decisamente troppo), ho ripreso in mano Leviathan e mi è venuta voglia di sapere come andasse a finire la storia, quindi mi sono procurato la versione epub di Behemoth e Goliath in inglese e via. Grazie, library.nu.

Personalmente posso vantarmi di avere un vocabolario molto ampio, sia in italiano che in inglese, eppure non mi sono mai cimentato nella lettura di romanzi "corposi" in lingua originale. Suppongo per pigrizia, più che altro. Quindi ho approcciato la lettura di Behemoth con il timore di non poterla portare fino in fondo, anche perchè posare il libro (l'ebook, eh eh...) ogni due minuti per prendere il dizionario mi uccide l'immersione nella storia. Al termine della lettura, posso dire con certezza che il linguaggio è semplice, comprensibilissimo e fluido. Un flusso di immagini che arrivano direttamente. Per darvi un'idea, vi dico che ho dovuto aprire il dizionario al massimo una dozzina di volte, e tutte nelle prime cento pagine, quando mi sono dovuto fare una cultura di termini marinareschi. Per il resto il romanzo fila liscio come l'olio.


La Storia


Il romanzo comincia esattamente dove era finito il precedente capitolo, ovviamente: a bordo del Leviathan, dritti verso Costantinopoli, capitale dell'Impero Ottomano. Questo secondo capitolo della trilogia, a livello di trama, ha un grosso lato positivo e un grosso lato negativo.
Di positivo c'è che succedono un sacco di cose interessanti. Qualche esempio (in ordine sparso)? Lo scontro tra il Leviathan e le due navi ammiraglie tedesche, la Goeben e la Breslau, nel quale viene impiegato un cannone Tesla per cercare di abbattere il dirigibile, la ribellione nell'Impero Ottomano, la fuga di Alek dal Leviathan, lo schiudersi di una delle uova del Dottor Barlow, varie gesta eroiche di Deryn, la descrizione dell'Orient Express, la morte di alcuni dei "buoni", la comparsa di nuovi personaggi e persino un (breve) bacio saffico. Straordinario!
Di negativo c'è, e non prendetemi per matto, che in realtà non succede nulla di serio. Nello scontro, che in realtà è solo una breve scaramuccia, un fulmine sparato dal Cannone Tesla colpisce in pieno il Leviathan: non succede niente. Niente morti, nè feriti, nè danni alla nave. Un breve momento di pericolo per Newkirk, ma alla fine niente di fatto. Alek, fuggito dal Leviathan insieme a Klopp e Bauer, si unisce ai ribelli che a Istanbul contrastano l'imperatore. Anche Deryn si unisce alla causa, e alla fine c'è una battaglia in cui si scontrano ben cinque Camminatori ribelli e diversi Camminatori-elefanti turchi: niente anche qui. Pensate che i nostri eroi combattono usando bombe al peperoncino. Deryn viene incaricata di compiere un sabotaggio nel cuore del porto di Istanbul, per danneggiare i terribili Kraken, e durante questo sabotaggio lei e i suoi uomini vengono scoperti: neanche per un attimo si teme per la sua vita. I compagni ci lasciano le penne, ma nessuno ne sentirà la mancanza, e comunque la scena viene mostrata da una debita distanza, per non scandalizzare i piccoli lettori. Alek e i suoi tentano di scappare, lui ci riesce, ma Volger e Hoffmann no. Vengono ripresi e riportati a bordo, ma nessuno pensa neppure per un attimo di impiccarli, o di rinchiuderli in isolamento, o cose del genere. Tutt'altro, a Volger portano addirittura la colazione in camera. L'Orient Express è fighissimo, è vero, ma non ha un ruolo di rilievo, solo in un momento sembra rendersi utile investendo un Camminatore dei nostri e facendo un disastro...ma anche lì niente, Bauer e Klopp ne escono illesi. Alcuni personaggi nuovi fanno la loro comparsa: il reporter americano Malone, la bella e audace Lilit, ribelle turca, suo padre Zaven, capo della ribellione e, infine, l'unico vero protagonista del libro: il perspicaious loris (non trovo un'adeguata traduzione, mi spiace), che si chiamerà Bovril, la simpaticissima bestiolina che esce da una delle uova del Dottor Barlow. Tenero, intelligente (anzi, perspicace) e divertentissimo. Il mio personaggio preferito. Nonostante ciò, questi personaggi rimangono ai margini della vicenda (a parte Bovril), la comparsa di una turca gnocca, intelligente, forte e determinata non mette mai neanche per un secondo il dubbio che un giorno tra Deryn e Alek sboccerà il grande amore; e Zaven, che fa la sua comparsa solo per morire più avanti, non strappa neanche una mezza lacrima. Almeno, non a me. Il reporter ha una sua utilità, diciamo, ma comunque non aggiunge niente di emozionante alla vicenda.
Aggiungete che, purtroppo, Westerfeld comincia a infilare nella storia gli sbalzi ormonali di Deryn, che si scopre innamorata di Alek. Ma và? Chi se lo sarebbe mai aspettato...
Tra l'altro, voglio esprimere la mia perplessità sul camuffamento di Deryn in Dylan, che neanche in questo secondo romanzo viene scoperto. E questo da una parte è un bene, già temevo una di quelle cose in stile fantasy italiano, in cui il segreto che non deve essere rivelato per niente al mondo viene rivelato e...sticazzi, tutti amici come prima. E invece no, qui rimane tutto segreto. Siamo d'accordo, Alek è un ritardato. Ma porca vacca, possibile che a questa non venga neanche una mestruazione? E non è mai costretta a farsi una doccia con gli altri cadetti? Che è, sul Leviathan c'hanno tutti la cabina privata? Niente, nessuno dei dementi dell'equipaggio si fa mai venire mezzo dubbio. Così non c'è gusto.
Comunque, a conti fatti la trama c'è, ma non si vede. E' pieno di spunti interessanti, di belle idee, di cose che succedono e che dovranno succedere, eppure manca sempre quel quid che rende una storia memorabile. Non c'è verso, Westerfeld vuole per forza farci amare sempre e soltanto i due protagonisti, e quindi toglie spessore a tutto ciò che li circonda. Peccato.
Una piccola nota finale va a un inspiegabile "buco" narrativo: Westerfeld semplicemente sembra scordarsi di farci sapere chi, all'arrivo della Dottoressa Barlow nella sala del Sultano, manometta la statua che manda in frantumi il regalo pacificatore. Una dimenticanza che fa puzzare la scena di deus ex-machina e che non è da Westerfeld.


I Personaggi


In Behemoth Alek rimane il solito bamboccione, solo che in più è convinto che sia una specie di Provvidenza a guidare le sue azioni e i suoi incontri, una destino che lo porterà a fermare la guerra e a riportale la Pace nel Mondo TM. Discutibile, ma almeno è un "approfondimento" del carattere del personaggio. Deryn invece, sembra istupidita. Una volta preso coscienza di provare qualcosa di più che amicizia nei confronti di Sua Altezza Reale, comincia una decisa virata verso l'adolescente in preda all'ormone selvaggio. Sigh. Mantiene comunque una sua dignità compiendo diverse azioni eroiche, e entrando di soppiatto nell'Orient Express, azione quasi inutile ma che da il pretesto a Westerfeld per una bella scena di suspance e descrizione.
Uniche due novità (apparentemente) degne di nota in questo capitolo della saga sono il giornalista Eddie Malone e Lilit, giovane rivoluzionaria turca, bella, intelligente, micidiale, che fa tutto quello che sa fare un uomo ma anche meglio. Insomma, una mezza Mary Sue.
Malone risulta quasi inutile alla fine, a parte qualche articolo su Alek che pubblica sul suo New York Journal e che fa il giro del mondo, per la gioia di Volger. Lilit invece fa una cosa apparentemente banale ma che poi si rivela interessante: si innamora. Ovvio, direte voi, si innamora di Alek che poi si troverà a scegliere... Manco per niente! Lilit si innamora di Deryn, o meglio, di Dylan, e mentre il principino Alek le sbava dietro lei si lancia anche in un fugace bacio d'addio sulle labbra di una Deryn sbigottita. Niente di che, insomma, ma almeno sorprende un po'. Eppure mi sembra che il personaggio sia sfruttato malissimo, alla fine i riflettori sono sempre puntati su Alek e Deryn, e non si ha mai il dubbio che tra Alek e Lilit possa nascere qualcosa, o che comunque il rapporto tra lei e i protagonisti si possa complicare e diventare "più adulto".
Gli altri comprimari, come nello stile di Westerfeld, risultano semplicemente gente di contorno. Zaven, il padre di Lilit, serve soltanto per compiere l'estremo gesto eroico e lasciarci le penne. Ma tanto non si piange, perchè non si ha il tempo di affezionarsi a lui. Klopp e Bauer rischiano di morire, ma non abbiamo questa fortuna: il romanzo è troppo young adult per concedersi queste botte di verità.

Lo Stile

Per quanto riguarda lo stile, stavolta non mi pronuncio. Il libro l'ho letto in lingua originale, e questo contribuisce a confondermi un po' le idee in merito alla scrittura di Westerfeld. Innanzitutto perchè era parecchio tempo che non leggevo un romanzo in inglese, roba di anni intendo, e quindi ho dovuto riprenderci la mano e molte cose potrebbero essermi sfuggite. E poi ci aggiungo il fatto che ormai mi sono "abituato" allo stile di Westerfeld e quindi certe cose (come il suo essere terribilmente per ragazzi) le ho assorbite, e mi sono immunizzato.
Posso però darvi un'impressione generale di massima: l'impressione è che la narrazione sia straordinariamente spontanea. Le immagini che Westerfeld mostra (e ho detto mostra, non racconta, perchè questo è uno dei suoi punti di forza) sono chiarissime, e il fatto che mi arrivassero con tanta immediatezza mi ha sorpreso molto: in fondo stavo leggendo in un'altra lingua. Eppure non ho mai avuto bisogno di tornare indietro perchè non avevo capito la situazione, o l'ambiente in cui i personaggi si trovassero: sono sicuro (perchè l'ho provato, mica per altro) che in alcuni libri scritti in italiano ma pieni di raccontato mi sarebbe capitato di dovermi soffermare più volte su una scena. Magici poteri di uno stile farraginoso.
Comunque, alla fine dei conti, Westerfeld rimane abbastanza inattaccabile sullo stile di scrittura, semmai le sue carenze sono altrove.

Beh, siamo giunti alla fine di questa seconda recensione della trilogia del Leviathan, e direi che ormai abbiamo abbastanza elementi per capire "di che si tratta":


3 commenti :

  1. ottima recensione ma il libro non è per me di grande interesse. poi non potrei mai leggere un libro corposo in inglese:)
    saluti

    RispondiElimina
  2. Forse, molto forse, un giorno leggerò anche io questa trilogia. Diavolo, l'idea di base è molto divertente... beh, aspetto pure la recensione del terzo capitolo, poi deciderò con calma ^_^

    RispondiElimina
  3. La terza recensione (Goliath) dovrebbe essere pronta per lunedì prossimo... ma non assicuro niente, visto che sto ancora finendo di leggere Goliath °_°
    Chissà, magari Westerfeld non ha inserito nessun plot twist per sorprendere tutti con un twist ending dove muoiono tutti...
    :D

    RispondiElimina