Recensione - Leviathan's Trilogy III - Goliath (S. Westerfeld)

Scott Westerfeld: la trilogia steampunk del Leviathan (vol. III) conclusione della serie "Niente di nuovo sotto il Fronte Occidentale"...




TITOLO:   Goliath
TITOLO ORIGINALE:   Goliath (Leviathan's Trilogy, VOL. 3)

AUTORE:   Scott Westerfeld
ILLUSTRATORE:   Keith Thompson
EDITORE:   non edito in Italia
ANNO:   2011

PREZZO:   edizione paperback $ 9,99
PAGINE:   550

GENERE:   steampunk, ucronia, young adult




Comincio chiedendo scusa per la brevità e, in un certo qual modo, la superficialità della recensione del secondo capitolo della trilogia, Behemoth. Brevità e superficialità di fondo dovute a molti fattori quali mancanza di tempo (soprattutto), di voglia (un po' sì, lo ammetto) e un po' anche di stimoli "letterari": su Behemoth c'è davvero poco da dire, purtroppo.
Tuttavia, espierò le mie colpe con questa recensione, dedicata al terzo capitolo della trilogia che, essendo l'ultimo (eh beh, è una trilogia, lo dice la parola stessa...), merita un po' di attenzione in più. Voglio dirvi sin da subito che, per una maggiore completezza della recensione, questa sarà piena di spoiler, compreso il finale della trilogia.
Dove eravamo rimasti: Il Leviathan lascia Costantinopoli/Istanbul dopo aver completato con successo la sua missione: guidare il Behemoth (un mostro marino Darwinista) nel porto e fargli distruggere le due corazzate Cigolanti regalate dai Tedeschi all'Impero Ottomano e, dalla parte di Deryn e Alek, guidare la Rivoluzione e aiutare i ribelli a prendere il potere.
Eppure, il dirigibile non sembra intenzionato a far ritorno in patria, anzi: si dirige a tutta forza verso Est, verso la steppa Siberiana...


La Storia

Ormai è desolante la costanza con cui la saga del Leviathan rimedia draghi di bronzo. Il tanto atteso "colpo di genio" non è arrivato, e la trilogia cominciata in maniera intrigante approda verso la sua scontata, preannunciata, terribilmente normale conclusione.
Il terzo libro si apre con il Leviathan  che si reca in Siberia per recuperare dalla steppa desolata il famoso inventore ex-Cigolante Nikola Tesla, ora passato dalla parte dei Darwinisti dopo il trattamento riservato dagli Austro-Ungarici alla sua patria, la Serbia. Già nella prima parte del libro comincio a storcere il naso: il Leviathan in volo deve prelevare un carico misterioso da portare a Tesla (tra l'altro molto ben mostrata tutta la scena del caricaggio in volo, con Newkirk che finalmente sembra rendersi utile), una quintalata di carne secca. Il problema è che, nascosta tra questa carne secca, c'è una macchina misteriosa, smontata. Alek, Klopp e compagnia si mettono a montarla, e scoprono che si tratta di una specie di metal detector. Su suggerimento del Dottor Barlow, la ciurma del Leviathan decide di far finta di niente, e di nascondere il macchinario agli occhi di Tesla, chiudendolo in uno sgabuzzino. Una volta terminata l'operazione "salvataggio Tesla", questi non domanda assolutamente nulla. Sulla macchina, intendo. Eppure sarebbe dovuta servire a lui. In realtà serve a Deryn e Alek, che la usano di nascosto per trovare un oggetto che Tesla tiene nascosto in camera sua. Pagine e pagine dopo, con Tesla a bordo, la macchina viene ritirata fuori davanti agli occhi dello scienziato, che non si sorprende assolutamente di vederla lì sul Leviathan, e viene usata per scoprire i traffici illeciti di Mr. Hearst. Deus ex-machina, è proprio il caso di dirlo in senso letterale. E questo mi ha fatto pensare, di primo acchito, che persino lo stesso Westerfeld si fosse un po' stufato della sua creazione, e che abbia cercato di concludere un po' a tira' via, come si dice a Roma.


La misteriosa macchina di Tesla

Una volta recuperato Tesla dalla desolazione Siberiana, veniamo a conoscenza dell'identità di Goliath: si tratta di una specie di gigantesco Tesla Cannon, in grado di colpire qualsiasi bersaglio in qualsiasi parte del mondo, secondo la volontà del suo inventore/manovratore. Il Leviathan riparte dunque alla volta di Tokyo, dove Tesla darà una dimostrazione dell'inequivocabile potere di Goliath, così da intimorire le nazioni partecipanti al conflitto mondiale e spingere a porre fine alla guerra. Una cosa sensata, in fondo, simile alla questione bomba atomica, solo che con un po' di anticipo.
A questo punto, durante il viaggio verso Tokyo, l'evento che tutti aspettavamo con ansia si realizza: Alek scopre che Dylan in realtà è Deryn. Tanta frustrazione, tanto disappunto, mi hai ingannato, vattenaffanculo, e i due adolescenti non si parlano più. E' una scena piena di mestizia ma in effetti è coerente con le personalità dei due protagonisti. Tuttavia, visto che l'affetto di fondo rimane, Alek decide di non sputtanare la sua amica, e quindi continua ad aiutarla a mantenere il suo segreto. 


Il perspicace Bovril, la simpaticissima bestiolina grazie alla quale
quel rincoglionito di Alek capisce finalmente che Deryn è femmina.


Il Leviathan arriva a Tokyo, Tesla fa la sua super dimostrazione in diretta, e Alek è convinto di aver trovato l'uomo della Provvidenza: ecco chi lo aiuterà a fermare la guerra! Inutilmente il Conte Volger (ebbene sì, c'è ancora! E' stato confinato ai margini della vicenda malgrado il suo alto potenziale carismatico, ma c'è ancora!) cerca di far capire ad Alek che Tesla è pericoloso, e che usare Goliath per fermare la guerra equivale a distruggere una città e con essa milioni di vite. E altrettanto inutilmente Deryn, aiutata dalla Dottoressa Barlow, cercano di far capire ad Alek che con ogni probabilità Goliath è una bufala e non funzionerà.
Tra una chiacchiera e l'altra, e qualche piccola scena d'azione, e una tanto sospirata riappacificazione con tanto di scena del bacio tra Deryn e Alek, si riparte da Tokyo verso gli Stati Uniti: è lì infatti che si trova Goliath, lì che tutto avrà fine. Ma prima una piccola tappa involontaria (causata da un sabotaggio) nel Messico agitato dalla rivoluzione di Pancho Villa, piccola tappa che mette ancora di più a rischio il segreto di Deryn, tanto che arriva a scoprirlo persino quel rompipalle di Eddie Malone, il reporter, che sembra essere stato creato da Westerfeld apposta per scoprire segreti scomodi. Il che lo rende interessante e coerente, non c'è che dire. Per nessun motivo Malone si lascerà sfuggire lo scoop della ragazzina che inganna l'Aviazione Britannica al completo, e infatti la sua intenzione è di pubblicare il tutto non appena il Leviathan arriverà a New York; e Deryn giace nel suo letto, ferita e rassegnata ad essere cacciata dall'Aviazione. Tutto sembra perduto, ma all'arrivo del Leviathan a New York ci pensa un attentato a salvare tutto. Ebbene sì, Alek sfrutta un attentato a Tesla per rivelare a Malone di essere il legittimo erede al trono di Austria-Ungheria, e così, di nuovo, scambia un succosissimo articolo su di sè per salvare un'amica. Grazie a questo nobile gesto, Deryn è salva, viene reclutata dalla Dottoressa Barlow per fare lavori di "diplomazia" (praticamente spionaggio e pubbliche relazioni) e riesce a incontrare di nuovo Lilit. Sì, proprio lei, la rivoluzionaria gnocca che l'aveva baciata nel secondo libro. Non voglio però concentrarmi sull'aspetto saffico (pur interessantissimo) della vicenda, ma sul fatto che anche qui Westerfeld commette una leggerezza: praticamente, ai fini della storia, l'incontro tra Deryn e Lilit serve a fare in modo che Lilit riveli di essere venuta a conoscenza di una nuova arma dei Tedeschi: un camminatore subacqueo che presto attaccherà l'isola (a largo di New York, in pratica) dove si trovano Goliath, ma anche Tesla e Alek. Questo è il senso del loro incontro ai fini della narrazione. Ma ora, si sarà chiesto il vecchio Scott, come cazzarola le faccio incontrare, visto che una vive a Istanbul e una è a New York? Idea! All'ambasciata! E quindi viene fuori che Lilit, in quanto femmina e in quanto irrequieta, è stata un po' estromessa dai rivoluzionari e... E' diventata una diplomatica internazionale per la Repubblica Ottomana. WTF? Insomma, non mi sembra il modo migliore per darle meno voce in capitolo, no?
Ma andiamo avanti. Dall'arrivo a New York le cose si velocizzano: Tesla, con Alek e il suo seguito, comincia a mettere in funzione il Goliath, mentre il Leviathan finge di andarsene ma rimane sospeso sull'Oceano per scrutare l'arrivo dei Tedeschi. I Tedeschi arrivano, il camminatore avanza, ma il Leviathan ha ricevuto l'ordine di abbatterlo solo dopo che questo abbia attaccato: lo scopo è quello di trascinare in guerra l'America, ovviamente, così da avere un alleato in più contro l'Asse.
Il Goliath sotto attacco.

Nel frattempo, Tesla si accorge dell'attacco e decide di cambiare bersaglio: non più un posto qualsiasi nel mondo, ma il camminatore tedesco. Ed è qui che Alek si accorge che una scarica elettrica così potente, rilasciata nelle vicinanze del Leviathan, lo distruggerebbe, con Deryn a bordo. Tesla non ne vuole sapere di interrompere tutto, quindi Alek è costretto ad un gesto estremo: distruggere Goliath e uccidere Tesla, in una furiosa ed estrema colluttazione.
Risultato finale: Camminatore tedesco abbattuto, Goliath distrutto, Alek e Deryn sani e salvi, Tesla morto, gli Stati Uniti si uniscono alla Prima Guerra Mondiale.
Come da titolo della recensione: niente di nuovo sul Fronte Occidentale. A parte le trovate steampunk di Westerfeld e la bella ambientazione, tutto il resto và come ci si aspetterebbe da un romanzo young adult, totalmente privo di colpi di scena. Compreso il finalissimo, che merita un capitolo a parte.


Il Finale

E' con dolore che tiro fuori dal cilindro questo drago di ferro. Però non posso tenermelo, non ce la faccio. Westerfeld è uno scrittore bravo, che mi piace e che ha fantasia. Da vendere.
Il finale in cui Volger & co. decidono che rimarranno a vivere in America è inaccettabile, per dei personaggi che hanno vissuto servendo l'Imperatore Austro-Umngarico. Assurdo.
Ma, peggio che mai, Westerfeld ha concluso il tutto con la scena che temevo arrivasse dall'inizio del primo libro. Terribile. La scena in cui Alek, poco prima di baciare Deryn, sulla prua del Leviathan, butta in mare la lettera del Papa che lo rende erede al trono di Austria-Ungheria. Non ce l'ho fatta, questo è stato troppo anche per me.


I Personaggi

Niente di nuovo neanche qui, purtroppo. L'evoluzione psicologica dei personaggi è scarsissima, alla fine, e niente comunica davvero quello che dovrebbe essere il tema (anche se buonista) centrale della vicenda: l'unione e l'abbattimento delle barriere tra culture diverse. La cosa è trattata tanto superficialmente che se ne trova traccia solo in una breve frase:
Deryn had grown used to Clanker engines over the last three months, she supposed, just as Alek had become a bit of a Darwinist.
Tutto qui. Eppure io immagino anche soltanto la puzza e il rumore dei motori, del fumo e del carburante, quanto possa essere insopportabile per qualcuno abituato a muoversi su carretti trainati da tigri. Figurarsi poi per un "normale" Cigolante abituarsi a vivere a contatto con mostruosità blasfeme, come le definiva Alek all'inizio. Un po' troppo sbrigativo, l'adattamento.
Anche per quanto riguarda i personaggi e le loro azioni, poi, Westerfeld si comporta in maniera incoerente in questo libro: Volger, che all'inizio poteva sembrare il freddo calcolatore senza scrupoli (anche per sua stessa ammissione), si trova a dire ad Alek che vuole usare il Goliath con Tesla una frase tipo "E tu osserveresti senza fare nulla la distruzione di Monaco, o di Berlino?". Decisamente troppo buono, caro conte. Per non parlare di Alek, irriconoscibile nei momenti in cui sembra davvero disposto a distruggere Berlino per far finire la guerra, salvo poi rimanere catatonico e totalmente sconvolto dopo aver ucciso Tesla per salvare i suoi amici. Schizofrenia portami via?
Deryn è l'unica a salvarsi dall'ondata di incoerenza, rimanendo sempre fedele al suo personaggio, anche se priva di evoluzione. Peccato.
Resta poi il rammarico per il personaggio di Pancho Villa, che poteva essere fighissimo ma è solo appena accennato, e per la mancanza di reali antagonisti: questa è la vera pecca del settore personaggi, la mancanza di un bel cattivo per il quale occasionalmente fare il tifo. I nemici sono sempre dei generici "Tedeschi", o peggio ancora "la Guerra".


Lo Stile

Stavolta ho da ridire persino sullo stile, pensate un po'. Non molto per la verità, la capacità di Westerfeld di mostrare rimane ottima, però in questo terzo libro il buonismo supera ogni limite tollerabile. Qualcosa si fiuta quando una delle scene più avvincenti in assoluto, quella dell'attacco dei kappa Giapponesi alla corazzata Tedesca, viene solo mostrata dall'alto, e quindi resa assolutamente in bianco e nero, poco cruenta, poco viva. Tanto che a volte scivola persino nel raccontato, pur di non indulgere su particolari che potessero essere disturbanti (ma per chi, poi?).

I kappa all'attacco: una scena sanguinosa
mostrata senza sangue.

Ma l'apice del buonismo caramelloso e rivoltante Westerfeld la raggiunge esattamente a pagina 235:
Sometimes Deryn wished that she could burn the guilt out of his heart, or protect him from how awful the war was.
Mi si sono cariati i denti.



10 commenti :

  1. Ecco, è proprio il buonismo alla Volemose Bbene (TM) che mi infastidisce in un libro. Specie se scritto decentemente. Non che io sia un nichilista che non sopporta gli happy ending, intendiamoci... però questa tendenza a non mostrare combattimenti o a relegarli in un angolino, specie in un romanzo che parla di un conflitto di proporzioni mondiali, è ridicolo! :D

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  2. Infatti stona parecchio con l'ambientazione, non c'è niente da fare.
    Io sono un amante degli happy ending, e alla fine dei conti sono un "buono" fatto e finito, e proprio per questo mi snerva questa immagine "patinata" che si cerca di dare alle cose buone e giuste. Le cose buone e giuste possono essere vere, se uno ci si mette di impegno.

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  3. Beh, concordo su tutto. Westerfeld mi piace come autore, e la saga di Leviathan prometteva bene, ma, cavolo, è inesorabilmente peggiorata verso lo shoujo manga dozzinale. Ci sono rimasta male ç.ç

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  4. @Sio: hai letto la saga dei Midnighters di Westerfeld? Siamo sempre su una pista young adult, ma è decisamente molto più figo.

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  5. @Gherardo:

    Siò ha letto praticamente tutto lo scibile westerfeldiano^^'

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  6. E ha fatto bene! :D
    A me manca la serie di Uglies, ma in realtà sono un po' dubbioso...

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  7. Salve! Era da un po' che meditavo se commentare o no su questo blog, che seguo da diverso tempo. Ora mi sono decisa. :P A proposito della saga dei Midnighters, io credo che anche qui la partenza sia stata molto buona, con un sacco di belle idee (d'accordo, quella della venticinquesima ora non è proprio originalissima, ma i superpoteri dei protagonisti sono molto ben gestiti secondo me), e sia finita col solito buco nell'acqua: ho trovato il finale un po' approssimativo e forse anche poco chiaro. Che poi, mi pare di capire, è il difetto di Westerfeld: infatti dopo i Diari della Mezzanotte non ho toccato più nulla di suo, anche se mi riprometto di leggere almeno Leviathan. Per quanto riguarda Uglies, invece, ho sentito molti pareri favorevoli: secondo voi vale la pena?

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  8. Amnell, hai fatto bene a deciderti! I nuovi commentatori sono sempre i benvenuti! ^_^
    E' vero, il finale di Midnighters è un po' fiacchetto, ma molto meno scontato di quello di Goliath, ti assicuro.

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  9. buona recensione, come sempre
    per gli amanti del genere mi permetto di consigliare "la trilogia steampunk di Paul Di Filippo

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  10. Buonismo a palate, conflitti che finiscono a tarallucci e vino, Nikola Tesla che fa una brutta fine.
    Non leggerò mai 'sta roba. Peccato, perché le premesse di base sembravano davvero interessanti.

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