Repubblica di Sangue - seconda parte

Civitavecchia – 24 Aprile 1849


«Secondo voi quanti saranno?» la voce di Pietro è un sussurro, appena udibile al di sopra dello sciabordio delle onde.

«Quanti ne potranno mai entrare in una stramaledetta barca?» risponde Emanuele.

«Non è una barca. È una nave. E ho sentito che potrebbero essere anche due, o tre.»

«E io ho sentito dire che i francesi a bordo cacano palle di fuoco. Adesso piantatela.» la replica di Faina pone fine alla conversazione.

«Non chiedere quanti sono, ma dove sono, giusto? Tu mi garbi Faina, mi garbi di parecchio. In ogni caso io sono Ettore. All’andata non c’è stato modo di presentarci.»

«Non ricordavo di avertelo chiesto. »

«Non l’hai fatto. Ma magari ti farebbe piacere sapere il nome di quello che si presenterà a casa tua con il cappello in mano a fare le condoglianze alla tu’ mamma.»

Faina abbozza un sorriso. Ettore spera di aver allentato un po’ la tensione dei commilitoni con quello scambio di battute.

«Che notizie dal Tini?»

«O Pietro, e sarà la terza volta che tu lo domandi! S’è detto che appena vede qualche cosa ci viene ad avvertire. Adesso, per favore, non lo chiedere più.»

Ettore posa il calcio del fucile a terra, per riposare le braccia. Si appoggia con la schiena alle casse di legno che gli fanno da nascondiglio. Si slaccia i bottoni del colletto della divisa, è Aprile ma fa maledettamente caldo. Un attimo dopo sente freddo, e se li riallaccia.  Gli dispiace essersi spazientito. Pietro è il più giovane del gruppo, non ha neanche vent’anni. Ma lui sa quanto il nervosismo delle reclute sia pericoloso.

«Compagni, eccolo il Tini! Guardate là!»

Alla luce della luna Ettore scorge il profilo del braccio di Emanuele che indica verso la postazione della vedetta. Luce. Buio. Arrivano i francesi. Luce. Buio. Una sola nave. Gli altri sono contenti, Pietro pare più rilassato. Ettore, mentre si sforza di scorgere in lontananza la sagoma scura della nave, si sente un groppo in gola e non sa perché.

 «Bene signori, pare che sarà più facile del previsto!»

«Sì, ma non vi adagiate. Dobbiamo convincere i francesi che qui c’è un reggimento intero pronto a guastargli la festa! Pietro, al mio segnale accendi le torce. Faina e Romano, ai pezzi. Ricordate...»

«Che non devono avvicinarsi abbastanza da capire che sotto le torce non c’è nessuno. Sissignore.» Emanuele si avvia verso la banchina e prende posto al cannone.

«Mi raccomando, Faina.»

«Giosuè.»

«Come?»

«Giosuè. Mi chiamo Giosuè. In caso volessi sapere il nome di chi andrà da tua madre col cappello in mano.»

A Ettore scappa un sorriso mentre osserva anche Giosuè che si allontana verso l’altro cannone.

Il groppo in gola torna quando la nave si ferma. Senza che Pietro abbia dovuto accendere le torce. Senza che Faina e Romano abbiano sparato un colpo. Vele ammainate, calma piatta. Ettore raggiunge Pietro sulla banchina.
Poco dopo vedono arrivare verso di loro Elia, la vedetta, di corsa, senza lampada e col cannocchiale in mano.

«Si sono buttati! Stanno venendo qui! Li hanno buttati!»

«Calmati, Tini! O noi non ti si capisce mica! Chi si è buttato?»

Elia mette gli mette il cannocchiale tra le mani. «Guardate voi! Continuano a buttarli!» E fece cenno verso la nave, ancora ferma al largo.
Attraverso la lente Ettore vede file di uomini sul ponte, che si ammassano confusamente al parapetto e poi vengono spinti giù, in mare. Li vede sparire nell’acqua scura. Nessuno riemerge.

«E’ assurdo!»

«Che facciamo adesso? Devo accendere? Facciamo fuoco?»

«No, fermo. Tini, và a  dire a Faina e Romano di venire qui, subito.»

«Sissignore.» E parte.

«Ce ne andiamo.»

«Ma gli ordini... »

«Gli ordini sono di impedire l’attracco e rimandare indietro la nave. Ma la nave non sembra avere nessuna intenzione di attraccare. E ho un brutto presentimento. E io ci credo assai ai presentimenti, per questo a trentotto anni sono bell’e vivo.»

«Sissignore.»

Ettore non legge sollievo sul volto di Pietro, ma delusione. È giovane, capirà.
Il primo a raggiungerli è Faina, subito dopo arrivano di corsa Tini e Emanuele. Dubbi e incertezze serpeggiano tra tutti e cinque, ma la ritirata è decisa.

A un tratto qualcosa richiama la loro attenzione. Rumori.
Prima uno sciacquio, poi un tonfo. Sordo e molliccio. Un altro.
Sotto gli sguardi attoniti dei cinque soldati, una mano livida e scorticata si appoggia sulla banchina. Poi una seconda. E un soldato francese si tira su. Ha i capelli lunghi appiccicati al volto, la giubba lacera, la sciabola ancora nel fodero.
Non appena fa il gesto di impugnarla, Faina scatta, supera Ettore e Emanuele, si getta sul soldato.
In un attimo ha sganciato l’ascia dalla cintura, e gli mena un colpo tra capo e collo. L’arma squarcia pelle, muscoli e carne, Faina la libera e mena di nuovo, sul ginocchio, il rumore delle ossa è orrendo nel silenzio della notte. Il soldato cade a terra, a faccia avanti, la mano ancora sull’impugnatura della sciabola.
Faina si gira verso gli altri, dice qualcosa.

Ma Ettore ha occhi soltanto per quella cosa. Un’ombra scura, più nera del buio, che si strappa dal cadavere del francese e salta sulle spalle del suo compagno.

continua...

9 commenti :

  1. Bravo! Bella la caratterizzazione di Giosuè! Come mai la scelta del fiorentino, o del toscano, per Ettore?

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  2. Grazie. ^^
    Beh, per il toscano diversi motivi: nel mio gruppo (di lavoro) ci sono diversi toscani, e spesso ci divertiamo a parlare "in vernacolo", così, tanto per. :D
    Poi anche mia madre è di origini toscane, e quindi il dialetto mi è abbastanza familiare e lo trovo molto adatto: è colloquiale, coinvolgente. Infine, devo dire la verità, è un po' venuto da solo. Lo stavo scrivendo e improvvisamente è uscito il dialetto. ^^

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  3. Spettacolare, stai facendo partire la storia in modo tosto. Mò c'è da ridere...

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  4. Molto bello! I mostri-annegati-posseduti fanno proprio impressione...

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  5. Molto bello anche il secondo capitolo. Mi piacciono i dialoghi e anche il colpo finale lascia ben sospesa la narrazione, con annessa curiosità. :)

    Ciao,
    Gianluca

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  6. Grazie a tutti per i complimenti, sono molto apprezzati! :D
    ^_^

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  7. Wow! Sei salgariano! (e, non so tu, ma vuol essere un complimento)

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  8. Beh, accetto il complimento più che volentieri! Però chiedo delucidazioni sul significato preciso... :D
    Cioè, so chi era Salgari ovviamente, e ho letto qualcosa, ma non sono un appassionato, mettiamola così... E l'ultimo salgariano che ho letto risale alla mia lontana infanzia/preadolescenza! :D

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  9. Uff, scusa il ritardo! Approvo questa blog novel (e anche se non commento subito, di sicuro leggo subito ^_^) Diamine, parteciperei anche io, ma tra Deinos e la tesi non mi resta molto tempo alla tastiera :(

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