30/11/11

Steampunk Junk (2) - Machinarium

Steampunk Junk n°2: Machinarium




TIPO: gioco per PC

ANNO DI USCITA: 2009

SVILUPPATORE: Amanita Design

PUBBLICAZIONE: Amanita Design

PIATTAFORMA: Microsoft Windows / Mac OS X / Linux

GENERE: Avventura grafica, punta e clicca





Eccoci al nostro secondo appuntamento con la rubrica Steampunki Junk. Appuntamento quasi inaspettato, visto che pensavo di pubblicare prima la recensione del terzo e ultimo capitolo della saga del Leviathan, di Scott Westerfeld. Dopo il primo (Leviathan) e il secondo (Behemoth), sarebbe dovuto toccare a Goliath, che però ho finito di leggere soltanto ieri. Quindi, con il rischio di non riuscire a finire l'ultima recensione per lunedì prossimo, ho preferito concentrarmi sulla seconda pubblicazione di Steampunk Junk, ed eccoci qui.

Anche in questo secondo appuntamento parliamo di un videogioco, seppur di genere totalmente diverso da Arcanum della Sierra. Si tratta infatti di Machinarium, una splendida avventura grafica in stile "punta-e-clicca" prodotta dalla Amanita Design, un team di sviluppatori della Repubblica Ceca, totalmente autofinanziato e con il misero budget di marketing di 1.000 dollari. Della serie "i soldi non sempre fanno la felicità qualità".

Come potreste aver intuito dalla copertina, il punto forte del gioco è senza dubbio l'aspetto grafico: il team di sviluppo, infatti, proviene dal mondo dell'animazione old style, e si vede. In Machinarium ogni personaggio, ogni sfondo e ogni oggetto sono disegnati a mano (do you know carta e penna?), e animati con la vecchia tecnica dei fogli lucidi e disegni in sequenza. Sì, avete capito bene, niente 3D, tutto disegnato. E se i tempi di sviluppo ne risentono (tre anni per completare un gioco che si finisce in un tempo stimato tra le 6 e le 10 ore sono parecchi, in effetti) la qualità schizza alle stelle: Machinarium è una festa per gli occhi, come dimostrano già gli screenshots.

Machinarium: l'inizio.
Qui il nostro povero protagonista giace smontato in una discarica...
Uno screenshot.
Un altro screenshot.

Come avete potuto constatare, siamo di fronte ad un prodotto di immensa qualità grafica.
Sì, vabbè, ma di che si tratta?
Ora ci arrivo. Machinarium racconta (anzi, è proprio il caso di dire mostra, visto che non ci sono dialoghi nè finestre di testo, neanche per spiegare la storia o gli enigmi da risolvere: è tutto narrato tramite balloon e immagini in stile fumettistico) la storia di un piccolo robot che, dopo essere stato rottamato e gettato in una discarica, fa di tutto per uscirne e per recuperare la sua innamorata, che gli è stata portata via. Una storia semplice, ma anche divertente (il robottino è straordinariamente tenero, bisogna ammetterlo) e romantica. Mi sono addirittura commosso.
A noi giocatori spetta il compito di accompagnarlo nella sua riscossa, risolvendo enigmi che di livello in livello si fanno sempre più complessi e articolati, fino a coinvolgere un altissimo numero di oggetti e azioni da compiere. Il nostro eroe, da parte sua, è dotato di due capacità fondamentali: può mangiare oggetti e combinarli tra loro per ottenere quelli necessari al completamento del livello; e può aumentare o diminuire di statura, raggiungendo così gli angoli più remoti dello schermo. Più o meno. Di volta in volta, l'obiettivo del livello ci verrà spiegato da una breve scenetta e da dialoghi in forma di fumetto, che forniranno indizi sempre più vaghi man mano che si avanza nel gioco.
C'è anche la possibilità di accedere al walkthrough di ogni singolo livello, tramite un minigioco con un'astronave, meravigliosamente vintage. La "soluzione" però non sarà mai spiegata o mostrata tramite video, ma disegnata in vignette, in maniera schematica. Geniale.

Un esempio di "ricordo" del protagonista, che poco a poco ci svela il suo passato...
Ecco il minigioco che ci porta ad ottenere la "soluzione" del livello.
La chiave è la vostra "astronave"...
... Ed ecco la soluzione, proprio davanti ai vostri occhi!
Chiara, no?

L'atmosfera del gioco è davvero meravigliosa, un po' steampunk, un po' vintage, un po' romantica... A me ha ricordato un misto tra due straordinari film di animazione: 9 e Wall-e. E ho detto tutto.

Bene, veniamo adesso alle note dolenti di questo titolo della Amanita, dunque...
...
Beh, non ce ne sono.
Sì perchè la durata del gioco è perfetta per un punta-e-clicca, la difficoltà è molto ben calibrata, la colonna sonora è molto bella e il prezzo del gioco originale è di 14,99 €!!
In conclusione, Machinarium è un prodotto di ottima qualità, dal design artigianale steampunk  e che costa poco: il mio sogno. 
Inutile dire che vi consiglio di acquistarlo e, nel caso in cui recensione e screenshots non vi abbiano convinti, potete scaricare la demo direttamente dal sito ufficiale di Machinarium.

27/11/11

Recensione - Leviathan's Trilogy II - Behemoth (S. Westefeld)

Scott Westerfeld: la trilogia steampunk del Leviathan (vol. II)




TITOLO:   Behemoth
TITOLO ORIGINALE:   Behemoth (Leviathan's Trilogy, VOL. 2)

AUTORE:   Scott Westerfeld
ILLUSTRATORE:   Keith Thompson
EDITORE:   non edito in Italia
ANNO:   2010

PREZZO:   edizione paperback $ 9,99
PAGINE:   485

GENERE:   steampunk, ucronia, young adult




Dopo aver terminato (abbastanza soddisfatto, come avrete notato dalla recensione) la lettura di Leviathan, primo libro della trilogia di Scott Westerfeld, ho atteso pazientemente l'edizione italiana del secondo e del terzo volume, Behemoth e Goliath. Pazientemente e invano.
Questi due libri, infatti, non sono mai usciti in Italia, forse perchè l'investimento di Feltrinelli per il primo volume non è stato ripagato da un gran numero di vendite. Avevo notato, in effetti, che dopo un lancio in grande stile l'interesse intorno a Leviathan era scemato immediatamente, eppure pensavo che un piccolo sforzo per pubblicare gli altri due, almeno per concludere la trilogia, l'avrebbero fatto. 
Dopo aver atteso più di un anno (decisamente troppo), ho ripreso in mano Leviathan e mi è venuta voglia di sapere come andasse a finire la storia, quindi mi sono procurato la versione epub di Behemoth e Goliath in inglese e via. Grazie, library.nu.

Personalmente posso vantarmi di avere un vocabolario molto ampio, sia in italiano che in inglese, eppure non mi sono mai cimentato nella lettura di romanzi "corposi" in lingua originale. Suppongo per pigrizia, più che altro. Quindi ho approcciato la lettura di Behemoth con il timore di non poterla portare fino in fondo, anche perchè posare il libro (l'ebook, eh eh...) ogni due minuti per prendere il dizionario mi uccide l'immersione nella storia. Al termine della lettura, posso dire con certezza che il linguaggio è semplice, comprensibilissimo e fluido. Un flusso di immagini che arrivano direttamente. Per darvi un'idea, vi dico che ho dovuto aprire il dizionario al massimo una dozzina di volte, e tutte nelle prime cento pagine, quando mi sono dovuto fare una cultura di termini marinareschi. Per il resto il romanzo fila liscio come l'olio.


La Storia


Il romanzo comincia esattamente dove era finito il precedente capitolo, ovviamente: a bordo del Leviathan, dritti verso Costantinopoli, capitale dell'Impero Ottomano. Questo secondo capitolo della trilogia, a livello di trama, ha un grosso lato positivo e un grosso lato negativo.
Di positivo c'è che succedono un sacco di cose interessanti. Qualche esempio (in ordine sparso)? Lo scontro tra il Leviathan e le due navi ammiraglie tedesche, la Goeben e la Breslau, nel quale viene impiegato un cannone Tesla per cercare di abbattere il dirigibile, la ribellione nell'Impero Ottomano, la fuga di Alek dal Leviathan, lo schiudersi di una delle uova del Dottor Barlow, varie gesta eroiche di Deryn, la descrizione dell'Orient Express, la morte di alcuni dei "buoni", la comparsa di nuovi personaggi e persino un (breve) bacio saffico. Straordinario!
Di negativo c'è, e non prendetemi per matto, che in realtà non succede nulla di serio. Nello scontro, che in realtà è solo una breve scaramuccia, un fulmine sparato dal Cannone Tesla colpisce in pieno il Leviathan: non succede niente. Niente morti, nè feriti, nè danni alla nave. Un breve momento di pericolo per Newkirk, ma alla fine niente di fatto. Alek, fuggito dal Leviathan insieme a Klopp e Bauer, si unisce ai ribelli che a Istanbul contrastano l'imperatore. Anche Deryn si unisce alla causa, e alla fine c'è una battaglia in cui si scontrano ben cinque Camminatori ribelli e diversi Camminatori-elefanti turchi: niente anche qui. Pensate che i nostri eroi combattono usando bombe al peperoncino. Deryn viene incaricata di compiere un sabotaggio nel cuore del porto di Istanbul, per danneggiare i terribili Kraken, e durante questo sabotaggio lei e i suoi uomini vengono scoperti: neanche per un attimo si teme per la sua vita. I compagni ci lasciano le penne, ma nessuno ne sentirà la mancanza, e comunque la scena viene mostrata da una debita distanza, per non scandalizzare i piccoli lettori. Alek e i suoi tentano di scappare, lui ci riesce, ma Volger e Hoffmann no. Vengono ripresi e riportati a bordo, ma nessuno pensa neppure per un attimo di impiccarli, o di rinchiuderli in isolamento, o cose del genere. Tutt'altro, a Volger portano addirittura la colazione in camera. L'Orient Express è fighissimo, è vero, ma non ha un ruolo di rilievo, solo in un momento sembra rendersi utile investendo un Camminatore dei nostri e facendo un disastro...ma anche lì niente, Bauer e Klopp ne escono illesi. Alcuni personaggi nuovi fanno la loro comparsa: il reporter americano Malone, la bella e audace Lilit, ribelle turca, suo padre Zaven, capo della ribellione e, infine, l'unico vero protagonista del libro: il perspicaious loris (non trovo un'adeguata traduzione, mi spiace), che si chiamerà Bovril, la simpaticissima bestiolina che esce da una delle uova del Dottor Barlow. Tenero, intelligente (anzi, perspicace) e divertentissimo. Il mio personaggio preferito. Nonostante ciò, questi personaggi rimangono ai margini della vicenda (a parte Bovril), la comparsa di una turca gnocca, intelligente, forte e determinata non mette mai neanche per un secondo il dubbio che un giorno tra Deryn e Alek sboccerà il grande amore; e Zaven, che fa la sua comparsa solo per morire più avanti, non strappa neanche una mezza lacrima. Almeno, non a me. Il reporter ha una sua utilità, diciamo, ma comunque non aggiunge niente di emozionante alla vicenda.
Aggiungete che, purtroppo, Westerfeld comincia a infilare nella storia gli sbalzi ormonali di Deryn, che si scopre innamorata di Alek. Ma và? Chi se lo sarebbe mai aspettato...
Tra l'altro, voglio esprimere la mia perplessità sul camuffamento di Deryn in Dylan, che neanche in questo secondo romanzo viene scoperto. E questo da una parte è un bene, già temevo una di quelle cose in stile fantasy italiano, in cui il segreto che non deve essere rivelato per niente al mondo viene rivelato e...sticazzi, tutti amici come prima. E invece no, qui rimane tutto segreto. Siamo d'accordo, Alek è un ritardato. Ma porca vacca, possibile che a questa non venga neanche una mestruazione? E non è mai costretta a farsi una doccia con gli altri cadetti? Che è, sul Leviathan c'hanno tutti la cabina privata? Niente, nessuno dei dementi dell'equipaggio si fa mai venire mezzo dubbio. Così non c'è gusto.
Comunque, a conti fatti la trama c'è, ma non si vede. E' pieno di spunti interessanti, di belle idee, di cose che succedono e che dovranno succedere, eppure manca sempre quel quid che rende una storia memorabile. Non c'è verso, Westerfeld vuole per forza farci amare sempre e soltanto i due protagonisti, e quindi toglie spessore a tutto ciò che li circonda. Peccato.
Una piccola nota finale va a un inspiegabile "buco" narrativo: Westerfeld semplicemente sembra scordarsi di farci sapere chi, all'arrivo della Dottoressa Barlow nella sala del Sultano, manometta la statua che manda in frantumi il regalo pacificatore. Una dimenticanza che fa puzzare la scena di deus ex-machina e che non è da Westerfeld.


I Personaggi


In Behemoth Alek rimane il solito bamboccione, solo che in più è convinto che sia una specie di Provvidenza a guidare le sue azioni e i suoi incontri, una destino che lo porterà a fermare la guerra e a riportale la Pace nel Mondo TM. Discutibile, ma almeno è un "approfondimento" del carattere del personaggio. Deryn invece, sembra istupidita. Una volta preso coscienza di provare qualcosa di più che amicizia nei confronti di Sua Altezza Reale, comincia una decisa virata verso l'adolescente in preda all'ormone selvaggio. Sigh. Mantiene comunque una sua dignità compiendo diverse azioni eroiche, e entrando di soppiatto nell'Orient Express, azione quasi inutile ma che da il pretesto a Westerfeld per una bella scena di suspance e descrizione.
Uniche due novità (apparentemente) degne di nota in questo capitolo della saga sono il giornalista Eddie Malone e Lilit, giovane rivoluzionaria turca, bella, intelligente, micidiale, che fa tutto quello che sa fare un uomo ma anche meglio. Insomma, una mezza Mary Sue.
Malone risulta quasi inutile alla fine, a parte qualche articolo su Alek che pubblica sul suo New York Journal e che fa il giro del mondo, per la gioia di Volger. Lilit invece fa una cosa apparentemente banale ma che poi si rivela interessante: si innamora. Ovvio, direte voi, si innamora di Alek che poi si troverà a scegliere... Manco per niente! Lilit si innamora di Deryn, o meglio, di Dylan, e mentre il principino Alek le sbava dietro lei si lancia anche in un fugace bacio d'addio sulle labbra di una Deryn sbigottita. Niente di che, insomma, ma almeno sorprende un po'. Eppure mi sembra che il personaggio sia sfruttato malissimo, alla fine i riflettori sono sempre puntati su Alek e Deryn, e non si ha mai il dubbio che tra Alek e Lilit possa nascere qualcosa, o che comunque il rapporto tra lei e i protagonisti si possa complicare e diventare "più adulto".
Gli altri comprimari, come nello stile di Westerfeld, risultano semplicemente gente di contorno. Zaven, il padre di Lilit, serve soltanto per compiere l'estremo gesto eroico e lasciarci le penne. Ma tanto non si piange, perchè non si ha il tempo di affezionarsi a lui. Klopp e Bauer rischiano di morire, ma non abbiamo questa fortuna: il romanzo è troppo young adult per concedersi queste botte di verità.

Lo Stile

Per quanto riguarda lo stile, stavolta non mi pronuncio. Il libro l'ho letto in lingua originale, e questo contribuisce a confondermi un po' le idee in merito alla scrittura di Westerfeld. Innanzitutto perchè era parecchio tempo che non leggevo un romanzo in inglese, roba di anni intendo, e quindi ho dovuto riprenderci la mano e molte cose potrebbero essermi sfuggite. E poi ci aggiungo il fatto che ormai mi sono "abituato" allo stile di Westerfeld e quindi certe cose (come il suo essere terribilmente per ragazzi) le ho assorbite, e mi sono immunizzato.
Posso però darvi un'impressione generale di massima: l'impressione è che la narrazione sia straordinariamente spontanea. Le immagini che Westerfeld mostra (e ho detto mostra, non racconta, perchè questo è uno dei suoi punti di forza) sono chiarissime, e il fatto che mi arrivassero con tanta immediatezza mi ha sorpreso molto: in fondo stavo leggendo in un'altra lingua. Eppure non ho mai avuto bisogno di tornare indietro perchè non avevo capito la situazione, o l'ambiente in cui i personaggi si trovassero: sono sicuro (perchè l'ho provato, mica per altro) che in alcuni libri scritti in italiano ma pieni di raccontato mi sarebbe capitato di dovermi soffermare più volte su una scena. Magici poteri di uno stile farraginoso.
Comunque, alla fine dei conti, Westerfeld rimane abbastanza inattaccabile sullo stile di scrittura, semmai le sue carenze sono altrove.

Beh, siamo giunti alla fine di questa seconda recensione della trilogia del Leviathan, e direi che ormai abbiamo abbastanza elementi per capire "di che si tratta":


21/11/11

Recensione - Leviathan's Trilogy I - Leviathan (S. Westerfeld)

Scott Westerfeld: la trilogia steampunk del Leviathan




TITOLO:   Leviathan
TITOLO ORIGINALE:   Leviathan (Leviathan's Trilogy, VOL. 1)

AUTORE:   Scott Westerfeld
ILLUSTRATORE:   Keith Thompson
EDITORE:   Einaudi
ANNO:   USA 2009 - ITA 2010

PREZZO:   € 20,00
PAGINE:   400

GENERE:   steampunk, ucronia, young adult




Voglio eccezionalmente aprire questa recensione con il booktrailer originale del libro: è talmente bello che merita di essere visto, probabilmente grazie alla straordinaria mano di Keith Thompson.



Per i lettori che "non masticano l'inglese", faccio un breve riassunto della trama: siamo nel 1914, e dopo l'omicidio dell'Arciduca Francesco Ferdinando, l'Europa è sull'orlo della Prima Guerra Mondiale. Fin qui niente di strano, a quanto sembra. Eppure ci troviamo dentro a una ucronia bella e buona.


Nel mondo di Leviathan, infatti, la tecnologia ha fatto passi da gigante nel campo della robotica e, soprattutto, in quello delle scienze biologiche. I Tedeschi e gli Austro-Ungarici, detti Clanker (in Italiano: Cigolanti) combattono la Guerra utilizzando le loro grandi macchine: enormi corazzate terrestri pesantemente armate, che si muovono su gambe anzichè su cingoli, e Walkers, piccole unità da combattimento generalmente bipedi: praticamente i robottoni. Inglesi, Francesi e Russi, invece, detti Darwinisti, hanno utilizzato le straordinarie scoperte fatte da Charles Darwin nel campo della bioingegneria per creare nuove forme di vita: lupotigri che trainano carri, elefanti geneticamente modificati che trainano autobus, meduse-mongolfiere e balene-dirigibili.

Il Leviathan del titolo, appunto, è un gigantesco dirigibile dell'aviazione britannica, un respirante a idrogeno, fabbricato partendo dal DNA ("filamenti vitali" nel romanzo) di una balena mischiato a quello di molte altre creature.

La splendida mappa allegorica dell'Europa disegnata da
Keith Thompson.


L'Ambientazione


L'Europa ucronica del 1914 creata da Westerfeld è entusiasmante. La fazione dei Cigolanti è estremamente verosimile (in effetti non cambia moltissimo rispetto alle potenze centro europee di quel periodo), e rende molto bene l'idea del contrasto "ideologico" con le potenze che si avvalgono dei "mostri" creati in laboratorio. I Camminatori e le corazzate sono ben descritte (e meravigliosamente disegnate da Thompson, ma vabbè) e i (pochi, purtroppo) combattimenti mi sono sembrati plausibili e scritti da uno che si è documentato a sufficienza, e che prima di scrivere ha davvero "visto" ciò di cui voleva parlare: niente duelli tra immortali alti due metri e venti e folletti (Strazzu style) nè duelli con la spada a cavallo di draghi volanti (LiciaTroisi style).
I Darwinisti forse sono un po' meno "plausibili", come fazione, anche se personalmente l'originalità dell'idea e le trovate geniali che si porta appresso mi hanno convinto a chiudere un occhio.
Per esempio: come accidenti ha fatto Darwin ha scoprire il DNA e ad utilizzare la "manipolazione genetica"....Senza che nessuno abbia inventato un accidenti di microscopio?! Decisamente improbabile. E poi: perchè i Darwinisti non utilizzano la manipolazione genetica sugli esseri umani? Insomma, sono riusciti a trasformare una balena in un dirigibile...immaginate il resto! Soldati con muscoli potenziati, occhi in grado di vedere lontanissimo, oppure al buio, o addirittura una vita infinitamente lunga... Una padronanza della manipolazione genetica come quella dei Darwinisti non può non essersi portata dietro una serie di sconvolgimenti altrettanto grandi. Sì, ok, nel romanzo viene accennato al fatto che sia proibito manipolare il DNA umano... Ma di fatto nessuno dice perchè.
Però effettivamente le lucertole messaggere, le meduse palloni aerostatici, e gli annusatori di perdite di idrogeno che popolano l'ecosistema interno del Leviathan sono delle belle trovate. Unica nota di demerito i pipistrelli a freccette, praticamente le "mitragliatrici" del Leviathan: in pratica sono dei pipistrelli modificati a cui vengono date da mangiare freccette di metallo insieme al cibo. Dopodichè vengono fatti volare e guidati con una luce di un certo colore finchè non sono sul bersaglio, a quel punto la luce diventa improvvisamente rossa: i pipistrelli sono terrorizzati dalla luce rossa, a tal punto che... si cagano addosso. Letteralmente. E quindi "sparano" le freccette ingerite sul bersaglio. Veramente un'arma improbabile.

Varie bestie Darwiniste. "Orrori senza Dio",
come direbbe un Cigolante.


La Storia

La trama del romanzo non sarebbe neanche male, volendo potrebbe persino meritarsi un drago d'oro... Peccato che non sia in questo libro. Si sente moltissimo che questo è un inizio, ed è un libro che, da solo, sganciato dalla trilogia, non si può leggere. Non tanto per il finale mostruosamente aperto, quanto per la quasi totale assenza di reale azione. Ma andiamo con ordine.
I protagonisti del romanzo sono due: Aleksander, Principe di Austria-Ungheria, figlio dell'Arciduca ucciso a Sarajevo, e Deryn Sharp, giovane ragazzina scozzese che si traveste da maschio (si fa chiamare Dylan) per poter entrare a far parte dell'Aviazione Britannica.
Il principe Alek si trova costretto a fuggire dal suo paese, dalla sua casa e dalla sua stessa vita per scappare ai Tedeschi, che lo vogliono morto: lui è infatti il legittimo erede al trono. Guidano la sua fuga il Conte Volger, fedelissimo uomo di suo padre l'Arciduca, e maestro di scherma di Alek, Otto Klopp, il maestro di meccanica, e i due soldati Hoffmann e Bauer.
Durante il primo "vero" volo del Leviathan, che sta viaggiando verso Costantinopoli con a bordo lo scienziato (o meglio, la donna scienziato, come dice Deryn) Nora Darwin Barlow, nipote di Charles Darwin in persona, e un misterioso carico; il dirigibile viene coinvolto in uno scontro aereo, durante il quale viene ferito (in fondo si tratta sempre di un animale...) e, lentamente, comincia a perdere quota e alla fine atterra in mezzo alle Alpi innevate.
Il "caso" vuole che sia proprio a poca distanza dal luogo dello schianto che Alek e i suoi si siano rifugiati, in castello diroccato acquistato anni prima dal conte Volger e dall'Arciduca in previsione di una fuga dall'Austria.
E' qui, in mezzo alle inospitali montagne innevate del Nord Italia, che i nostri due eroi fanno conoscenza e, prevedibilmente aggiungo io, stringono una specie di nemiciamicizia. Una di quelle cose un po' buoniste tipo "Sì, io sono Darwinista, tu Cigolante, ma in fondo le differenze sono solo superficiali"... E vabbè. Comincia a notarso lo stampo terribilmente young adult del romanzo, purtroppo.
A questo punto la collaborazione tra le diverse fazioni sembra inevitabile: i tedeschi che hanno visto il Leviathan precipitare si stanno dirigendo sul luogo dello schianto, e ovviamente Alek e i suoi non possono permettersi di farsi trovare lì: offrono quindi, al comandante del Leviathan, di montare i loro motori meccanici sull'abominio Darwinista in cambio di un "passaggio" lontano dalla portata delle corazzate tedesche.
Dopo una piccola scaramuccia e qualche altra peripezia di poco conto, alla fine il Leviathan riparte verso Costantinopoli, con a bordo Alek & Co., che ovviamente fanno di tutto per nascondere la vera identità del Principe Aleksander... salvo poi rivelarlo al nuovo grande amico Dylan Sharp e alla perspicace Dottoressa Barlow.
E a questo punto... Niente.
Il romanzo finisce con il Leviathan  in volo per Cosatantinopoli, con a bordo i nostri eroi e il misterioso carico... Il resto nelle prossime puntate!
Questa è una grossa pecca del romanzo: finisce quando le cose cominciano a farsi interessanti. E poi, per essere un romanzo fantasy ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, una delle più logoranti e sanguinose della storia, il bilancio di zero morti, zero feriti gravi, zero battaglie vere e proprie e zero scontri tra Darwinisti e Cigolanti è decisamente scarso.




I Personaggi

I personaggi principali della vicenda sono decisamente credibili, e tra i due Deryn è sicuramente la migliore. Quando scrive dal suo punto di vista Westerfeld dà spettacolo: l'idea di farla parlare come un piccolo scaricatore di porto è straordinaria. Da una parte la rende "riconoscibile", i capitoli scritti dal suo PoV si riconoscono dalla prima riga, poi è divertente, originale (a suo modo) e soprattutto è giustificato: Deryn si sforza di parlare in modo particolarmente rozzo perchè non vuole alimentare sospetti sul suo conto, in fondo se la scoprissero sarebbe cacciata con disonore dall'aviazione. Oltre alla questione "stilistica" però...poco e niente. In fondo è un'eroina young adult che sa di poco: tutto quello che vive, che pensa e che fa sanno di già visto. Indubbiamente non è una Mary Sue, non le ha tutte vinte "perchè sì", anzi, è un personaggio realistico, però non è niente di particolare, in fondo in fondo alla fine fa sempre ciò che il lettore medio che è in te si aspetta. Peccato. Siamo lontani dalla Jane  di Swanwick, per capirci.
Alek forse è anche peggio. Rimane credibile come principe, come ragazzino e come "eroe". Appunto. Immaginate per un attimo una Altezza Serenissima di quindici anni che si sente tanto solo perchè ha perso mamma e papà all'improvviso e vorrebbe che la guerra brutta e cattiva finisse presto.  Come dite? Vi si sono cariati i denti alla prima riga? Ecco, avete centrato il problema. Il suo modo di fare e di parlare, e in generale il personaggio in toto, sono credibilissimi. Peccato che sia terribilmente noioso. Comunque, una volta entrati nell'ottica che si sta leggendo un romanzo per ragazzini (SIGH), Deryn e Alek li prendi in simpatia. Oppure chiudi il libro e buonanotte.
Il problema sono tutti gli altri: tra tutti i "comprimari", da una parte e dall'altra, gli unici che si salvano un po' (ma poco poco, eh) sono il Conte Volger e la Dottoressa Nora Barlow. Questi due hanno una personalità un tantino "originale", riconoscibile per lo meno, anche se tagliata troppo con l'accetta e un po' scontata (Tra l'altro, leggendo anche gli altri libri della trilogia, sembrano essere "speculari": sono di fatto la mente acuta e calcolatrice dei rispettivi protagonisti: Alek per l'uno e Deryn per l'altra), e soprattutto sono rilevanti per la storia. Gli altri, tutti gli altri, dal Maestro Klopp fino a Newkirk, passando per Mr. Rigby, Hoffmann e Bauer, sono talmente inutili che se ogni tanto non li sentissi nominare te li scorderesti dopo tre capitoli. Non fanno veramente niente di utile, neanche si degnano di crepare per dare un po' di sale alla vicenda. Zero. Sono di quei personaggi insopportabili che, a un certo punto, ti fanno pensare: "Ehi, ma se questo/a morisse adesso, non me ne fregherebbe niente!" Ed è un dramma, perchè tu in fondo sai che i protagonisti non moriranno (altro difetto del "romanzo per ragazzi"), e quindi tutto ciò ti nega un po' di sana sofferenza, o di paura per la morte di qualcuno. Peccato, perchè Westerfeld ha la capacità di rendere quotidiani e credibili i suoi personaggi, anche se cosparsi di salsa young adult, e sa fartici affezionare, e questo si vede in Leviathan così come nei Diari della Mezzanotte (altra recensione in programma...).


Lo Stile

Sono stato molto indeciso su questo drago d'oro. Diciamo che, dal punto di vista strettamente "formale", se lo merita tutto. Lo stile è pulito, preciso, coinvolgente, mai noioso, ricco di immagini chiare, semplici e dirette. Non c'è mai, e sottolineo mai, un'incertezza di PoV. Personalmente, se dovessi consigliare ad un aspirante scrittore fantasy un libro da leggere per imparare a gestire il punto di vista, sarebbe questo. Il punto di vista cambia da Alek a Deryn una volta ogni due capitoli, con regolarità e chiarezza. Non cambia durante una scena, per mostrarcela da mille punti di vista, o semplicemente per sciatteria. Non saltella da un personaggio minore all'altro senza motivo. Quando parla dal PoV di Alek scrive in un modo e mostra certe cose, quando invece vuol far vedere al lettore il mondo con gli occhi di Deryn scrive in modo diverso. La differenza si sente, ed è piacevolissima.
Ma allora perchè l'indecisione con il drago di bronzo? Beh, sostanzialmente perchè è troppo fanciullesco. Come già detto, le battaglie sono poche, i morti ancora meno, e le scene di mostrato in questo senso sono, mi pare di ricordare, zero. Questo è un peccato, in un romanzo sulla Grande Guerra. Anche perchè ci vedo dietro (forse è solo una paranoia, ma almeno non è solo mia...) il solito stile di pensiero del romanzo per ragazzi. Come se i ragazzi non potessero leggere di sesso, sangue e lacrime senza venirne traumatizzati. Questa cosa è una cazzata. Ho conosciuto ragazzini, facendo l'insegnante, che di queste cose ne potrebbero spiegare a un quarantenne. E non parlo di giovani deviati o di ragazze traumatizzate da esperienze terribili. Parlo di una grande maggioranza di gente normale. Mi aspetto cose migliori dai prossimi due libri... Diciamo che è un drago d'oro sulla fiducia.


L'Oggetto Libro


Menzione speciale all'oggetto libro in sè, che possiedo in versione cartacea (è l'unico dei tre edito in Italia). La copertina, la qualità della carta e della stampa e, soprattutto, le meravigliose illustrazioni di Keith Thompson, rendono questo libro un oggetto meraviglioso. Senza dubbio il suo formato digitale, con le illustrazioni rimpicciolite e la copertina e la mappa non a colori, non può rivaleggiare con il cartaceo. Devo dire che è stato un piacere acquistare un oggetto di così pregevole fattura.


Un'altra bellissima illustrazione di Keith Thompson,
questa volta di un Camminatore Austro-Ungarico.

In conclusione...



11/11/11

Recensione - Il Grimorio di Baker Street (AA. VV.)

Il fandom in libreria... Non sempre un buon affare



TITOLO: Il Grimorio di Baker Street
TITOLO ORIGINALE: Gaslight Grimoir

AUTORE: raccolta di Autori Vari, a cura di J. R. Campbell e C. V. Prepolec
EDITORE: Gargoyle Books
ANNO: 2010

PREZZO: € 14,50
PAGINE: 340

GENERE: apocrifi di Sherlock Holmes, giallo, mistery, tentativo di horror



Introduco la recensione con una breve definizione della parola usata nel sottotitolo: il fandom. Dicesi fandom il (letteralmente) "mondo dei fan", ovvero degli appassionati di un'opera (letteraria, cinematografica, di animazione, fumettistica, qualsiasi opera insomma). Spesso la parola si usa per indicare quel "sottobosco" di autori e opere che si ispirano all'opera originale, come per esempio le fanfiction ispirate a Harry Potter, o ai manga, oppure le graphic novel de La Torre Nera.
In questo caso trattasi di fandom di Sherlock Holmes che, sotto forma di raccolta di racconti, è arrivato in libreria grazie alla Gargoyle Books.

Io personalmente non sono un amante del fandom in generale, tuttavia devo dire che, non appena ho scorto questo libro incastrato nello scaffale tra le solite porcherie vampiresche, ho avuto un sussulto.
"E se il mitico Sherlock Holmes, maestro della logica e del metodo deduttivo, si trovasse a doversi confrontare con il paranormale?"
L'idea mi stuzzicava parecchio. E così l'ho acquistato, anche perchè il prezzo era sì abbastanza alto ma non proibitivo (l'alternativa era sganciare 18 Euri sonanti per Sopdet), e poi ho apprezzato tutto quello che ho letto fino ad ora della Gargoyler Books.

Trattandosi della recensione di una raccolta di racconti, tirerò le somme del tutto dopo aver analizzato i racconti uno per uno, anche perchè la qualità è decisamente oscillante. Alla fine poi, le considerazioni conclusive, saranno fatte comunque sull'opera in toto. Voglio anche dire che, trattandosi di racconti abbastanza brevi, e tutti ovviamente basati su indagini, non farò citazioni se non strettamente necessarie, e cercherò di evitare ogni spoiler. Detto questo, cominciamo.

Il Bambino Sperduto (Barbara Hambly)

Cominciamo con un draghetto di bronzo. Sì, perchè l'idea della Hambly secondo me è assolutamente geniale: in questo primo racconto, infatti, troviamo Sherlock Holmes che si deve cimentare con un famoso caso di "scomparsa di minori". Si tratta nientepopodimenoche di Wendy, John e Michael Darling!
Per i profani: sto parlando dei tre ragazzi londinesi che vengono portati da Peter Pan sull'Isola Che Non C'è nel romanzo di J. M. Barrie. La storia inizia così e si sviluppa con Holmes che risolve la faccenda e viene poi ricontattato da Peter Pan per salvare un bambino rapito dal terribile Mago Corvonotte e dai suoi Cavalieri Neri. Un bel fantasy fiabesco con intreccio dei personaggi di Holmes e Peter Pan...decisamente interessante.
Il drago di bronzo lo merita perchè, nonostante la bella idea, lo stile non è affatto all'altezza. La storia è narrata dal punto di vista di Mary Watson, la moglie del Dr. Watson che, già gravemente malata, ha la possibilità di seguire Holmes nelle sue indagini che si svolgono nel Reame dei Sogni, dove lei gode ancora di ottima salute, ed è più giovane. Il PoV femminile è ben gestito, ma i dialoghi sono pochi e abbastanza brutti. Sembra di sentire sempre la stessa voce, fatta eccezione per Peter, forse, anche se tutte le intonazioni e le emozioni del personaggio, che dovrebbero trasparire dal parlato, vengono invece continuamente raccontate. Il discorso indiretto, poi, è una fastidiosissima costante. E' presente spesso, e potrebbe sempre essere evitato, a volte scrivendo semplicemente un paio di battute, che velocizzerebbero la narrazione e la renderebbero molto più viva. Peccato. Non male il finale, anche se cerca con un po' di insistenza lo strappalacrime.

La Sua Ultima Freccia (Cristopher Sequeira)

Di nuovo una bella idea alla base del racconto. In questo caso si torna al classico PoV in prima persona del Dr. Watson, ma anche qui lo stile tradisce l'idea. L'autore si inserisce spesso nel punto di vista di Watson, facendo considerazioni assolutamente fuori dal personaggio, fornendo dettagli descrittivi che Watson non può conoscere, oppure entrando occasionalmente nella testa di Holmes. Purtroppo non posso dilungarmi sul commento a questo racconto, altrimenti vi rovinerei la sorpresa: infatti, quello che vale pienamente il drago di bronzo, e quasi raggiunge quello d'oro, è l'idea e il finale assolutamente inatteso

Il Loro Destino (Barbara Roden)

Primo drago di ferro della raccolta. La storia della Roden è narrata dal punto di vista di Watson, ma è sciattamente permeata dalla presenza costante di una specie di narratore onnisciente, o forse da un continuo cambio di punto di vista così rapido da sembrare un narratore esterno.
Nel racconto Sherlock Holmes si trova ad investigare su un caso che definire "soprannaturale" è decisamente troppo, e lo fa insieme a Flaxman Low, un investigatore che utilizza il metodo deduttivo, come Holmes, ma lo applica anche ai casi di "investigazione dell'occulto".
Già la "collaborazione" tra i due appare forzata, ed effettivamente si trovano nella situazione di dover lavorare insieme per un improbabile errore dei committenti, ma vabbè.
In questo caso, ahimè, lo stile non ottimo è reso anche peggiore da una storia banale e un finale che non è nè carne nè pesce. Al termine di un'investigazione "competitiva" io mi sarei aspettato che almeno l'autrice si sbilanciasse un po': insomma, chi ha ragione, Low o Holmes? Soprannaturale o razionale? Nessuno dei due, o forse entrambi. Deludente.

La Pennellata Finale (M. J. Elliott)

Un altro drago di ferro, purtroppo, per una delle storie scritte peggio di tutta l'antologia. L'idea di far indagare Holmes e Watson su una serie di omicidi "impossibili" (un uomo muore squartato in un ristorante affollato senza che nessuno veda nulla, una donna muore carbonizzata in camera sua ma non c'è traccia di bruciature nella stanza, ecc.) che ruotano attorno ad una galleria d'arte non è male, soprattutto considerata la conclusione: sembra che qui si respiri un po' di soprannaturale. Tuttavia non è neanche niente di eccezionale. Una trama un po' insipida per il racconto che racchiude, in poche pagine, il maggior numero di avverbi che abbia mai letto in una storia. E' terribile, anche a non volerci far caso ti saltano negli occhi ad ogni piè sospinto. Tanto che si trova persino l'avverbio (inventato, credo) insalubremente, che posso catalogare tra i cinque avverbi più brutti che abbia mai letto. 
E' così terribile che, per protesta, ho eliminato tutti gli avverbi da questo breve resoconto.

Sherlock Holmes nel Mondo Perduto (M.Powell)

Il livello torna a salire, con una delle storie che ho amato di più. Probabilmente sono influenzato dal fatto che questa storia fa incontrare i due personaggi di Conan Doyle che preferisco: Holmes e il Professor Challenger, l'eccentrico studioso che, nel romanzo di Doyle, scopre il Mondo Perduto, un altopiano dove flora e fauna sono rimaste quelle del periodo Giurassico. Tra l'altro la presenza di palloni aerostatici, dinosauri, formule chimiche segrete e una specie di... "fucile Tesla", donano alla storia un meraviglioso retrogusto steampunk. Eppure anche qui (sigh, diventa routine ormai) lo stile è solo poco più che accettabile, con gli avverbi che ti saltano alla gola in ogni pagina e il PoV del cavernicolo che è assolutamente orribile. E' gestito male, ma probabilmente l'unico modo di gestirlo bene sarebbe stato eliminarlo. Poi, beh, per quanto riguarda il soprannaturale... Sì, ci sono dei dinosauri in pieno 1800, ma comunque si tratta del Mondo Perduto di Challenger, che ha delle spiegazioni pseudo-scientifiche, quindi la storia mi è sembrata un po' fuori tema.


Il Grimorio di Grantchester (R. Kennett e C. Kidd)


Brutta storia, non c'è che dire. Lo stile non è granchè, si distingue al massimo per la presenza dell'avverbio più brutto che abbia mai letto: superfluamente. Peggio di insalubremente, davvero. Il PoV dovrebbe essere di Watson, ma in realtà si trasforma quasi subito in un narratore onnisciente che fa rimanere sempre molto esterni alla vicenda. Ad essere brutta, poi, ci si mette pure la storia. A cominciare dalla collaborazione di Holmes con Thomas Carnacki, un investigatore dell'occulto preso in prestito dai racconti di W. H. Hodgson. Già l'incontro tra i due, che vorrebbe essere una prova del metodo deduttivo di Holmes, è poco credibile e poco curato: innanzitutto Holmes viene a conoscenza dell'esistenza di questo tizio, e del fatto che è un ex marinaio e fotografo, leggendo per caso su un suo quaderno di appunti, mentre cercava tutt'altro. Non si sa perchè, gli salta all'occhio tra mille annotazioni proprio quella su Carnacki. Dopodichè, mentre si stanno recando all'Abbazia di Grantchester, incontrano un tizio che Holmes identifica come Carnacki perchè nota che è un ex marinaio e che ha la passione per la fotografia, e sta andando nella loro stessa direzione. Da questo deduce che sia lui, perchè in questo caso c'è aria di mistero, e lui sarebbe interessato. Una deduzione assolutamente arbitraria, considerando che il tipo è anche mezzo egiziano, e potrebbe non vivere in Inghilterra, o potrebbe non aver sentito nulla del caso. Eppure Holmes la butta lì così, quasi tirando a indovinare. Il contrario del suo stile abituale.
A coronare il tutto, un finale di una banalità sconvolgente, in stile il colpevole è il maggiordomo, perchè sì.

Lo Strano Caso del Vapore Friesland (P. Calamai)

E' curioso, e anche un po' frustrante, il fatto che le storie di questa antologia più interessanti, scritte meglio e ben sviluppate, siano quelle che con il soprannaturale hanno poco a che fare. O ci hanno a che fare in maniera marginale, come in questo caso.

Perchè in realtà, in questa storia, nel caso in sè, negli eventi, di soprannaturale non c'è niente. C'è solo che Holmes si interessa ad un caso... perchè viene contattato da un fantasma. Il che, direte voi, è decisamente soprannaturale. Certo. Peccato che non sia affatto il centro della storia. Il centro della storia è l'indagine su un omicidio, assolutamente normale e razionale, mentre Holmes accetta decisamente in maniera troppo facile il fatto di comunicare con un defunto! Non ho potuto dare un altro drago di ferro, perchè obiettivamente la storia è scritta bene, scorrevole, in perfetto stile Holmes e con uno svolgimento e un finale sensati. Niente di eccezionale, però neanche decisamente insufficiente. Però ecco, diciamo che è un drago di bronzo stiracchiato.


Simbiosi (J. R. Campbell)

Questo caso è esattamente l'opposto del precedente. Qui è di nuovo lo stile di scrittura, e in particolare di narrazione, a rovinare la storia. Pochissima roba mostrata e tanto di raccontato, con la scusa che si tratta delle memorie di Watson. Tuttavia il PoV è un narratore onnisciente che saltella tra la testa di Watson, quella di Holmes e quella di Catherine Drayson, che ingaggia Holmes.
Però questa volta devo dire che il drago di bronzo è quasi d'oro, perchè la storia è bella. Molto soprannaturale, quasi al limite del fantasy, interessante e ben congegnata. Lascia tanti interrogativi aperti, sarebbe bello che esistesse una long version, è proprio quello che mi interessava leggere, il tipo di indagine insolita con cui avrei voluto vedere alle prese Holmes.


Merridew di Abominevole Memoria (C. Robertson)

Brutta. Ma brutta brutta brutta, aiutatemi a dire brutta. Una storia che credo sia stata inserita nell'antologia...boh, forse per aumentare il numero delle pagine? Neanche per fare cifra tonda, che le storie sono 11, e senza questa sarebbero state 10, e non si sarebbe fatto un soldo di danno.
Comincia subito con un tristezza infinita, la storia, narrata da un narratore esterno che racconta di Watson in casa di riposo, praticamente malato di Alzheimer, però in maniera del tutto artificiosa: in pratica non ricorda una cippa di quello che ha mangiato a pranzo, ma le storie di Holmes.... Ah! Quelle sì! E con dovizia di particolari! E tutta una menata sulla nitidezza dei ricordi quando sono belli e gagliardi e su come si tende a dimenticare le cose che sembrano tristi e vuote ecc. Noia.
Comincia la storia vera e propria, e, col senno di poi, non ha nè capo nè coda. Non c'è niente di soprannaturale, il motivo dell'abominevole memoria di cui nel titolo è un puro e semplice caso di autismo,  detto in parole povere. Triste pure questo.
E poi il "colpevole" non ha moventi veri e propri, si comporta da ladro perchè sì e da serial killer mostruoso e orribile perchè sì. Troppo intelligenti e ragionate le sue mosse per essere un pazzo sanguinario, troppo efferati gli omicidi per essere un ladro qualsiasi.
Una storia da saltare a piè pari.

Tramonto Rosso (Bob Madison)


L'andamento di queste storie è talmente altalenante che fa venire il mal di testa. C'è da dire che nessuna di esse raggiunge l'eccellenza, e neanche lontanamente danno le emozioni e le soddisfazioni che davano le storie di Doyle, ma del resto non era questo che volevo. Altrimenti mi sarei riletto la raccolta delle storie di Sherlock Holmes, quelle originali.
Certo, avrei voluto leggere delle belle storie in cui si mescolano Sherlock e il sopranaturale, e in tutte queste manca sempre l'uno o l'altro. E, quando ci sono, lo stile non è all'altezza. Che fregatura.
In questo caso c'è uno stile non malaccio, c'è il soprannaturale (nelle vesti di un classicissimo principe delle tenebre, ma comunque ben inserito)... E manca Sherlock.
Sì, perchè il protagonista della storia è un investigatore privato americano alla Dick Tracy, che nel suo caso si tira appresso uno Sherlock Holmes praticamente sulla sedia a rotelle perchè ha ormai raggiunto la soglia dei 100 anni. Mantiene una mente (improbabilmente) sveglia, brillante e attenta, ma semplicemente non è lui il protagonista. E' un tentativo, in effetti. Non l'ho gradito molto, personalmente, però anche questo draghetto si avvicina più all'oro che ad altro.


La Lega del Pianeta Rosso (Kim Newman)


Ebbene sì, ce l'abbiamo fatta! Siamo giunti alla fine, ma, all'ultima storia, un drago d'oro l'abbiamo assegnato! YEEEEEE! Ma non avete idea di quanto io sia incazzato.
Infatti l'unica storia a meritare un drago d'oro... E? una storia che non contempla la presenza di Sherlock Holmes. Già, il mio (nostro) detective preferito non c'è, in questa storia.
Tutto comincia con una narrazione in prima persona, in perfetto stile Dr. Watson, solo che in questo caso si tratta delle memorie del Colonnello Moran, braccio destro del Professor Moriarty. E infatti questa storia racconta proprio delle gesta del Professor Moriarty, la geniale e terribile nemesi di Holmes. Devo ammetterlo, l'idea è interessantissima, e anche ben realizzata.
Tuttavia, solo inizio e conclusione sono affidati alle parole di Moran, tutto il resto è narrato (sempre in prima persona, tramite diario) dal terribile, spocchioso, insopportabile, narcisista, antipaticissimo Sir Nevil Airey Stent, Astronomo Reale. La vittima di turno della geniale malvagità di Moriarty.
Devo dire che non c'è molto di soprannaturale in questa storia, solo tanto ingegno, retrotecnologia e menzogne. Più che un crimine vero e proprio si tratta di uno scherzo terribilmente cinico.
Eppure la storia è geniale, divertentissima, ben scritta e decisamente meritevole di lettura. La più bella di tutta la raccolta, senza dubbio, nonostante l'assenza di Holmes. Moran risulta quasi simpatico.




Evviva ho finito!
Ora che ho parlato delle storie singolarmente, posso finalmente dare un giudizio complessivo. Come avrete visto l'andamento è oscillante, si va dalle storie carine a quelle parecchio brutte, e solo una volta abbiamo davanti una piccola perla. La sensazione che ho avuto è comunque che l'idea fosse buona, anche ottima, peccato la realizzazione. Per un'attimo ho anche pensato, molto autocraticamente, che forse in Italia sarebbe venuto meglio. Se fosse uscito come concorso di scrittura sul web, per esempio. Forse non lo sapremo mai.
Procedo con la conclusione.


09/11/11

Steampunk Junk (1) - Arcanum: Of Steamworks and Magick Obscura

Sono fiero di inaugurare, con questo post, la nuova rubrica di Draghi d'Ottone e Nani con la Scopa

Steampunk Junk

Ora, voi, cari lettori, saprete certamente di cosa parlo quando dico steampunk. Nel caso in cui non lo sapeste (maledetti profani infedeli), potreste sempre andarvi a leggere il meraviglioso ed esauriente articolo del Duca "Breve Introduzione allo Steampunk". Davvero illuminante.
L'altro termine invece, junk, è una parola inglese (ma và?) che indica "roba", ma anche "spazzatura" o "roba vecchia", o meglio ancora "cianfrusaglie". Un termine che tra l'altro si adatta bene ad un'atmosfera steampunk, piena di ingranaggi, vapore, retrotecnologia e via dicendo.
Beh, questa rubrica altro non è che una serie di segnalazioni più o meno dettagliate (non recensioni) a seconda dei casi, di cianfrusaglie steampunk ormai cadute nel dimenticatoio, oppure mai arrivate in Italia, o arrivate e mai cagate da nessuno. Sì perchè anche se il boom dello steampunk è arrivato in Italia solo da poco, come ben sapete questa cosa girava già da parecchio. E' solo che adesso hanno scoperto che ci sono degli idioti che amano mettersi gli occhialoni da aviatori e gli ingranaggi anche nel retto (come sono oxfordiano, oggi...), e quindi, fatta la sottocultura, fatta la merce da vendere: lo steampunk prima "sconosciuto" invade scaffali di librerie, canali televisivi, internet, producendo una gran quantità di monnezza. Anche cose decenti, a tratti, ma soprattutto monnezza commercializzabile su larga scala. 
Tutto questo per dire che le cose che voglio segnalarvi (dai fumetti ai videogiochi, dai film ai manuali di rpg) spesso si riveleranno un po' retrò, spesso irreperibili, ma tant'è, secondo me sarà una rubrica interessante.
Per questo non voglio perdere tempo, e comincio subito con un succulento videogame:

Steampunk Junk n°1: Arcanum - of Steamworks and Magick Obscura


TIPO: gioco per PC

ANNO DI USCITA: 2001

SVILUPPATORE: Troika Games

PUBBLICAZIONE: Sierra Entertainment

PIATTAFORMA: Microsoft Windows

GENERE: gioco di ruolo




Inauguriamo la rubrica Steampunk Junk con uno straordinario, classicissimo rpg in perfetto stile Baldur's Gate, Neverwinter's Night e via dicendo.
Come dite? Mai giocato a questi giochi? Fuori di qui!
Vabbè, dai scherzo, però vi siete persi davvero qualcosa.
I GDR con visuale isometrica, soprattutto quelli ispirati a Dungeons & Dragons e all'ambientazione Forgotten Realms sono dei meravigliosi compagni di nottata quando hai quindici anni e tanto tempo libero!


Quanti ricordi...


C'è da dire però che Arcanum: Of Steamworks and Magick Obscura, rispetto ai due mostri sacri Baldur's Gate e Neverwinter's Night, ha qualcosa in più, qualcosa di veramente unico per l'epoca e, probabilmente, la conserva ancora adesso: una bellissima ambientazione steamfantasy, motivo tra l'altro per cui è finito nella nostra rubrica.
Insomma, immaginate un mondo in cui accanto a foreste piene di Elfi stregoni e Druidi saggi sorgono città industrializzate e ferrovie, dove potreste trovarvi a passare la notte nel castello di un nobile cavaliere o nel magazzino di una fabbrica di armi da fuoco: Ecco, questo è il mondo di Arcanum. Un mondo in cui gli orchi schiavizzati che lavorano nelle miniere di carbone lottano per i propri diritti, in cui i Nani (come da clichè, purtroppo) se ne vanno in giro imbracciando archibugi, e se un Mago potente passa troppo vicino ad una macchina, questa impazzisce e smette di funzionare.
E' in questo mondo che il vostro personaggio vive, ed è qui che inizieranno le sue (le vostre) avventure.
Tutto comincia con il nostro personaggio in viaggio su uno Zeppelin, durante il suo volo d'inaugurazione. Mentre il dirigibile sorvola un paese sconosciuto, improvvisamente viene attaccato da uno stormo di aerei da combattimento, guidati da un gruppo di Ogre: viene facilmente abbattuto, e si schianta al suolo
Al risveglio, scopriamo di essere l'unica persona sopravvissuta allo schianto. Ripresosi dall'incidente, il nostro eroe trova vicino ai relitti del dirigibile uno gnomo in fin di vita. Il nostro personaggio intavola con il moribondo un dialogo che culmina in un'ultima accorata richiesta: la consegna di un anello al legittimo proprietario (tipica quest iniziale da gdr). Dopodichè, il povero gnomo muore. Di lì a poco il nostro protagonista viene abbordato da un distinto signore, Virgil, il quale ci rivela che, secondo lui, siamo la reincarnazione di un elfo, un antico eroe reclamato da divine profezie (altro elemento abbastanza classico).

Il mondo di Arcanum.
Può sembrare semplice e scarno, ma è vastissimo e pieno di luoghi da esplorare:
dungeons, città industrializzate, foreste, castelli e molto altro...

Così cominciano le nostre avventure, che saranno straordinarie... Ma soprattutto tante. Il mondo di Arcanum offre quest opzionali e subplot che, per quantità, possono tranquillamente rivaleggiare con titoli del calibro di Baldur's Gate, e persino di Dragon Age. La varietà è senza dubbio l'arma vincente di questo gioco: grande varietà di missioni, di ambientazioni e luoghi da visitare e di modalità di personalizzazione del personaggio. Da questo punto di vista il dualismo magia/tecnologia la fa da padrone, imponendosi come elemento caratteristico del gioco. Sia quando creerete il vostro personaggio infatti, sia quando salirete di livello, avrete la possibilità di distribuire dei punti abilità, e fare la vostra scelta: magia, tecnologia o neutralità? Io ho sempre pensato che la neutralità non servisse a nulla, quindi non ho sperimentato l'articolo. Quello che posso dirvi è che, nel corso del gioco, avrete continuamente l'imbarazzo della scelta: le abilità a vostra disposizione sono tantissime, così come gli incantesimi che potrete apprendere e gli oggetti che potrete costruire tramite i progetti di tecnologia.
Schermata del personaggio.

Arcanum punta così tanto sulla varietà che persino il finale è "variabile": a seconda delle scelte fatte durante il gioco, e del vostro allineamento, la fine del gioco sarà diversa. Un'altra cosa che determina molto lo svolgersi degli eventi è la vostra reputazione, che influenzerà ovviamente le reazioni dei personaggi con cui vi troverete a dover "trattare": non sempre il combattimento sarà l'unica soluzione a vostra disposizione, e spesso non sarà la migliore. E meno male, dirà a questo punto qualcuno che ha già giocato a questo gioco. Effettivamente il sistema di combattimento non è proprio all'altezza di tutto il resto del gioco. Anche in questo caso c'è possibilità di scegliere: potete passare in qualunque momento dalla modalità in tempo reale alla modalità strategica a turni. Tutte e due hanno i loro difetti, non ultimo l'impossibilità di controllare completamente gli altri membri del gruppo (durante le vostre avventure, ovviamente, potrete reclutare una grande quantità di alleati, a seconda del vostro carisma, della vostra reputazione e delle vostre scelte). Potrete infatti dare delle indicazioni di massima, strategiche, ai vostri compagni, ma di fatto voi controllate solo l'eroe. Peccato. In ogni caso, la modalità strategica, che alla lunga risulta un po' noiosa, soprattutto negli scontri semplici, è sempre meglio di quella in tempo reale. Il combattimento in tempo reale è stracolmo di bug, spesso fa crashare il gioco, e comunque si svolge con delle animazioni innaturali e mostruosamente veloci: sembra una scena del Benny Hill Show. Personalmente l'ho provato una volta solo per poi passare allo strategico a turni definitivamente.

Una battaglia con straordinari effetti speciali.

Come forse avrete notato dalle foto, anche per un rpg del 2001, graficamente Arcanum lascia un po' a desiderare. Effettivamente spesso vengono fuori oggetti e mostri che utilizzano la stessa grafica di altri oggetti e altri mostri, creando un po' di confusione, e costringendoti alla bestemmia quando, magari, usi la pozione sbagliata in un momento cruciale. Ma vabbè, non si può avere tutto dalla vita.

Alla fine dei conti, se non lo avete mai fatto e se avete abbastanza tempo e voglia, vi consiglio di giocare ad Arcanum, almeno di provarci. La storia è interessante, l'ambientazione ancora di più. Inutile dire che ho sempre trovato irresistibile la scelta del personaggio "tecnologico": per maghi e stregoni ci sono BG e NWN, senza dubbio, anche se in Arcanum abbiamo la bellezza di 16 scuole di magia diverse.
Arcanum è una sperimentazione interessante, soprattutto perchè fatta in un periodo in cui lo steampunk non andava "di moda".

Il luogo dello schianto dello zeppelin e lo gnomo morente:
dove tutto è cominciato.

Inifne, per chi fosse interessato, è ancora online il bellissimo sito della Sierra dedicato al gioco, in un meraviglioso stile steampunk, con un sacco di contenuti interessanti e la demo scaricabile.
E, per i pigri sperimentatori, QUI troverete soluzioni e guide dettagliate al gioco.

Buon divertimento!
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