Repubblica di Sangue - quinta parte

Il gruppo cammina nei cunicoli rischiarati dalla lanterna retta da Faina, che sta in testa. Seguono Aurelio, Pietro e per ultimo Ettore, che ogni tanto lancia furtive occhiate dietro di sé.
Prima di addentrarsi nei sotterranei Faina aveva preso un mazzo di chiavi, ai piani superiori, sapeva esattamente dove trovarlo.

«Prima di combattere al fianco di Mazzini ero un Dragone dell’Esercito Pontificio.» aveva spiegato. «Non che fossi un baciapile, ben inteso. La paga era buona, il lavoro poco e dignitoso. Avevo da badare a mia madre e a una sorella piccola, e non guardavo in faccia a nessuno.»

Dopodiché erano scesi nelle prigioni.

Man mano che si scende i cunicoli sono più stretti, la pietra più grezza, l’odore di umido più forte e l’aria più grave.
Devono abbassarsi tutti per passare sotto le porte che Faina di volta in volta apre con le “sue” chiavi.

Dopo quelle che a Ettore sembrano ore, di porte, chiavistelli e corridoi, il gruppo si ferma.
Il corridoio ora è di nuovo largo, e lui si affianca a Faina.
Sono davanti a un muro di pietra.

«Faina, è uno scherzo?» Saffi ha la mano sull’impugnatura della sciabola. Ettore lo ferma con lo sguardo.

«Ma tu guarda questi! ‘un si po’ sta’ via tre mesi che ti spostano persino le porte di Castel Sant’Angelo! Eh, Faina?»

Giosuè non risponde, cede solo la lanterna a Ettore e gli fa cenno di illuminare il muro. Poi, con le mani libere, sfila una chiave dal mazzo, e la inserisce in quello che sembra un piccolo pertugio tra due pietre del muro. Fa mezzo giro a sinistra.
Sfila una seconda chiave dal mazzo, e la gira dentro una fessura all’altra estremità del muro.

Illuminato dalla luce sempre più fioca della lanterna, e sotto gli sguardi attoniti degli altri presenti, una porzione al centro del muro comincia lentamente a sollevarsi.

«Dal rumore sembra di stare dentro un mulino!» dice Pietro, alzando la voce per farsi sentire.

«Credo che il sistema sia quello, grosso modo. Ruote che girano, corde e carrucole. E la pietra si muove.» la fine della frase echeggia nel silenzio, ora davanti ai quattro c’è un’apertura nel muro alta e larga quasi due volte un uomo.

«Davvero qualcuno vive qui dentro?» Saffi da voce ai pensieri di tutti.
«Sì, qui dentro c’è qualcuno.» risponde laconico Faina «ma forse vivere non è la parola adatta, per lui.»

Appena varca la soglia della stanza, Ettore ha l’impressione di trovarsi in una grossa biblioteca, piuttosto che in una cella. Scaffali di legno ingombri di libri e carte occupano le pareti. Il suo primo pensiero è che si trovino nel favoleggiato Archivio Segreto dei Pontefici. Ma, a una seconda e più attenta occhiata, si accorge che molti scaffali sono crollati, rosi dai tarli, indeboliti dall’umidità, e che ci sono carte sparse anche sul pavimento, alcune ammuffite, quasi tutte illeggibili.

Dall’altro lato della stanza, c’è luce. Lanterne e candele illuminano una figura seduta su una grossa sedia, di spalle.
Il gruppo si avvicina, arriva a pochi metri di distanza dalla sedia, Faina posa la lanterna su una pila di libri che sorge dal pavimento.

Di fronte alla misteriosa figura, e ai suoi lati, disposti a semicerchio, ci sono cinque specchi, ciascuno alto come un uomo. I più vicini ai quattro visitatori restituiscono loro l’immagine di un uomo, vecchissimo. I suoi capelli sono bianchi, ricci e lunghi fino alla schiena. La pelle del suo viso, del suo collo e delle sue mani è grinzosa, sembra che si stia per lacerare, tanto è tesa sulle ossa sporgenti delle mani e sulla fronte alta. Eppure, quando alza la testa dal libro che sta leggendo, per guardarli attraverso il gioco di specchi, Ettore si ritrova a fissare due occhi azzurri vivissimi, e brillanti.

La voce di Faina rompe il silenzio.
«Vi presento Giuseppe Balsamo... »

«Voi potete chiamarmi Alessandro.» lo interrompe il vecchio, con voce ferma. «Alessandro, Conte di Cagliostro.»

continua...

7 commenti :

  1. Ah! Cagliostro? Mi hai spiazzato. Ottimo.

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  2. Colpo di scena! La presenza del nostro amato Cagliostro mi emoziona sempre come la prima volta...
    E comunque: "Master:osservare." Giuro che davanti al muro l'ho pensato!

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  3. Bello Cagliostro! E' stata una sorpresa scoprire che non era una personaggio di Dumas, ma che era esistito veramente, grazie!

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  4. Grazie a tutti! ^_^
    @AVB
    fumble! :D

    Cagliostro era una carta che non vedevo l'ora di giocare... Ovviamente la sua presenza da soila basterebbe a fare di questa storia un'ucronia... :D

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  5. Bello, anche a me piace l'introduzione di Cagliostro! Il risorgimento di tenebra ci sta regalando racconti molto interessanti. :)

    Ciao,
    Gianluca

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  6. «Ma tu guarda questi! ‘un si po’ sta’ via tre mesi che ti spostano persino le porte di Castel Sant’Angelo! Eh, Faina?»

    :-D :-D :-D

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