Repubblica di Sangue - sesta e settima parte

In attesa del prossimo post "cavalleresco", facciamo un balzo nel tempo, e torniamo al Risorgimento di Tenebra.
Dopo un lungo (e colpevole) ritardo, sono tornato a narrare le disavventure dei nostri patrioti della Repubblica Romana. Per farmi perdonare della lunga assenza, eccovi servite sesto e settimo capitolo, un migliaio di parole tutte per voi.

Non avevo ancora mai postato lo splendido banner del Risorgimento di Tenebra.
Opera di giudappeso


REPUBBLICA DI SANGUE – sesta e settima parte


Cagliostro è assicurato alla sedia da cinghie di cuoio che gli bloccano le gambe, il busto e le spalle. Non può voltarsi, deve guardare i visitatori attraverso gli specchi.
Anche le braccia, fino al gomito, sono bloccate. Le mani sono libere, quel tanto che basta per utilizzare un voltapagine di legno, un lungo bastoncino con in cima una piccola mano intagliata.

Ettore vorrebbe sbirciare il libro che Cagliostro ha davanti, ma gli occhi azzurri dell’alchimista, fissi nei suoi, gli impediscono di guardare altrove.

«Il conte di Cagliostro!» il tono di Pietro è carico di timore superstizioso «Buon Dio! Dovrebbe essere morto cinquant’anni fa!»

«Dovrei. Sì. Questo è un altro esempio di come spesso le cose non vanno come dovrebbero.» Cagliostro parla lentamente, scandisce le parole come se dovesse andare a prenderle, una per una, sul fondo di un pozzo di silenzio.
«Tuttavia, posso affermare con una certa sicurezza che ora, per voi, è una fortuna che io non sia poi così morto.»

«Cosa sapete di quello che sta accadendo... fuori
Saffi è diretto, arriva subito al punto. Cagliostro sposta lo sguardo verso di lui, indispettito.

«Posso sapere con chi ho l’onore di conversare?»

«Il mio nome è Aurelio Saffi. E, per quanto riguarda tutto ciò che accadrà in questo luogo, d’ora in avanti, io parlo in nome della Repubblica Romana.»

Lo sguardo del vecchio si sposta lentamente da Saffi a Pietro, poi si ferma su Ettore, e infine di nuovo su Saffi.

«Prima di iniziare, è bene che voi sappiate che la realtà, quella in cui noi tutti viviamo, non è composta soltanto di cose percepibili dai nostri cinque sensi. Tutto ciò che avviene nel Mondo Spirituale è strettamente connesso con ciò che accade nel Mondo Materiale.» Cagliostro si interrompe, un po’ per bearsi degli sguardi istupiditi e increduli dei presenti, un po’ per sincerarsi che nessuno sollevi obiezioni.
«Ebbene, ciò che è accaduto nel Mondo Spirituale è che alcune forze, di natura prevalentemente maligna, opportunamente sollecitate da qualcuno, sono intervenute a prestare aiuto a certi uomini. Uomini che in questo momento vi trovate ad avere come nemici. Quello che invece accadrà, ragionevolmente presto, nel Mondo Materiale, è che la vostra Repubblica Romana sarà spazzata via.»

«Insomma, deh, voi sapete cos’è che i francesi c’hanno scatenato contro, oppure no?»

«E voi sareste...? »

«Sono Ettore. E sono un soldato della Repubblica. Io e i miei compagni abbiamo incrociato le armi con quegli... Mi verrebbe di dire spettri, se solo non fosse impossibile...»

«Tutt’altro, giovanotto, tutt’altro! Ma prego, andate avanti.»

«Deh, comunque, neanche incrociato le armi è il termine giusto. Noi abbiamo sparato, ma loro ci hanno fatto molto caso.»

«Naturalmente. Immagino che siano semplicemente scomparsi in una nuvola di fumo.»

«Dunque voi sapete cosa sono?!»

«Certamente, comandante Saffi. Tuttavia, non vedo perché dovrei condividere con voi le mie conoscenze. Il Papa mi ha rinchiuso qui... Ma voi non mi avete certo reso un servizio migliore.»

«Non sapevamo nemmeno che voi foste qui

«Ma io sono ancora legato. E non ho il piacere di potervi guardare dritti in volto.»

«Faina, slegalo. Continueremo questa conversazione di sopra.»

«In tal caso...» Cagliostro rivolge lo sguardo, ancora grazie agli specchi, a Pietro ed Ettore. «avrò bisogno di uno o due dei miei libri. Se voi foste così gentili da prendermi quelli che vi indico... Ma usate la massima cautela.»

«Perché se per caso ne dovessimo sbirciare il contenuto diventeremmo statue di sale?»
Ettore scherza, ma Cagliostro, ora in piedi e appoggiato al braccio di Faina, gli restituisce uno sguardo gelido.

«No, affatto. È solo che sono molto rovinati. Colpa dell’umidità.»
Poi sorride.

***

Cagliostro è seduto, chino sui suoi libri, con aria assorta. Pietro cerca di stargli alla larga il più possibile, e finge di guardare gli affreschi dall’altra parte della sala. Faina è seduto, vicino alla finestra. Sembra che stia dormendo. Saffi lancia occhiate apprensive prima al vecchio, poi fuori dalla finestra. In lontananza, giungono fragori d’artiglieria. I roboti sono arrivati davanti a Porta Cavalleggeri. E presto anche i Francesi faranno la loro comparsa. Ettore cammina su e giù, sbuffa, guarda in alto. Dal soffitto di legno, Perseo lo redarguisce con la spada alzata.

Quando Cagliostro si schiarisce la voce per parlare, tutti si voltano verso di lui. Persino Pietro, dal fondo della Sala di Perseo, aspetta di sentirlo parlare. Faina continua a dormire.

«Avrò bisogno di altre tre persone, con me, per il rito.»
«Il... rito

«Non penserete di liberarvi dei vostri nemici con sciabole e moschetti, mi auguro.» gli rispose un silenzio eloquente.
«I vostri nemici hanno evocato spiriti potenti. I Notturni francesi non possono essere uccisi in alcun modo dalle vostre armi. E anche i giocattoli del Maresciallo Von Radetz sono animati da un geist molto pericoloso. È necessario...»

«Vi prego, siate conciso!» Saffi è troppo agitato per notare l’ombra che passa sul viso di Cagliostro «Cosa possiamo fare?»

«Il cuore del rito potrà avere luogo sulla terrazza di questo castello. Per la seconda parte sarà necessaria una barca, che dovrà navigare sul Tevere. Il terzo luogo è indifferente, purché sia all’aperto, e a contatto con la terra. Un giardino andrà benissimo. Infine, ci servirà un piazzale. E una grande catasta di legno, al centro.»

«Quanto tempo ci vorrà?»

«Non potremo agire prima di domani notte.»

«Mi state dicendo che devo chiedere agli uomini...»

«No. Voi non dovete chiedere. Limitatevi ad ordinare. Nessuno dovrà disturbarci. La città non deve cadere. In caso contrario, non soltanto la vostra effimera Repubblica, ma tutta l’Italia, annegherà nel sangue. E nelle tenebre.»

Faina si alza, imbraccia di nuovo il moschetto che aveva appoggiato alla sedia.
«Muoviamoci allora. Io mi offro volontario, per questo rito. Qualunque cosa sia, che sia in fretta.»

«Prima ho bisogno di un laboratorio.» Cagliostro squadrò da capo a piedi Faina, poi passò velocemente in rassegna con lo sguardo Ettore e Pietro.
«Vi scriverò tutto ciò che mi occorre per creare gli Omuncoli

continua...

1 commenti :

  1. Omuncoli eh... :) Arrivo in ritardo a commentare, sono stati giorni un pochino intensi!

    Ciao,
    Gianluca

    PS: Questa è proprio bella: "Cagliostro parla lentamente, scandisce le parole come se dovesse andare a prenderle, una per una, sul fondo di un pozzo di silenzio."

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