Steampunk Junk (8) - Return to Castle Wolfenstein


Eccoci qui, ancora una volta, per il secondo dei tre articoli della serie "Steampunk Junk modificata". Sì, perchè come spiegavo nel precedente articolo, ho intenzione di dedicare un trittico di post a qualcosa di Dieselpunk, più o meno conosciuto. Devo dire che in questo caso mi è stato difficile pescare qualcosa di sconosciuto, visto che già di per sé il genere dieselpunk è abbastanza sfuggente, ed in effetti è stato "codificato" solo da qualche anno.
Ma non perdiamoci in chiacchiere, è venuto il momento della segnalazione di uno dei più grandi FPS del nuovo millennio...

Steampunk Dieselpunk Junk n°8 - Return to Castle Wolfenstein


TIPO: videogioco per PC, successivamente per console

ANNO DI USCITA: 2001

SVILUPPATORE: id Software

PUBBLICAZIONE: Activision

PIATTAFORMA: Windows, Linux, Mac OS, successivamente XboX e PS2

GENERE: FPS (First Person Shooting, sparatutto in prima persona, stile Quake)



Ritengo francamente improbabile che i frequentatori abituali di questo blog non abbiano mai sentito parlare di Return to Castle Wolfenstein. Parecchio improbabile, in effetti.
Tuttavia, come mi ha dimostrato il primo numero di Steampunk Junk con Arcanum of Steamworks (ecc.), che ancora oggi è tra gli articoli più letti di sempre, rinfrescare la memoria non fa mai male.
Uhm... Vediamo un po'... Cominciamo proprio dall'inizio: ve lo ricordate Wolfenstein 3D?

Beh, era QUESTO. Un capolavoro, per il 1992.

Ecco, Return to Castle Wolfenstein nasce come seguito del vecchio Wolfenstein 3D, uscito circa dieci anni prima. Che poi in realtà anche Wolfenstein 3D è l'evoluzione dell'ancora precedente Castle Wolfenstein della Muse, uscito addirittura nel lontano 1981.

QUESTO.
Notate la pratica svastica sulla schiena che identifica gli omini arancioni come soldati Nazisti.

Il gioco si fonda sostanzialmente su una premessa, che è molto dieselpunk e ci piace tanto tanto tanto: impedire ai nazisti di vincere la guerra sfruttando arti oscure, tecnologie avanzate e supersoldati. Il tutto mentre si cerca (o dopo che ci si è riusciti) di scappare appunto dal Castello Wolfenstein, quartier generale delle SS di Himmler. Castello evidentemente ispirato al vero Castello di Wewelsburg, il reale quartier generale delle SS di Himmler, nonché il luogo dove sono stati probabilmente condotti tutti i suoi esperimenti peggiori.

Nel caso ve lo steste chiedendo, rispondo subito: No, non ho intenzione di scrivere una recensione di Return to Castle Wolfenstein.
Perché lo conoscete, perché se ne trovano a pacchi in giro per la rete, perché secondo me i FPS invecchiano male e quindi alla fine di questo articolo non credo che correrete a procurarvelo per giocarci.
Quello che invece voglio fare qui è mettere l'accento sugli elementi dieselpunk del gioco, oltre che su quelle piccole chicche che me lo hanno fatto venire in mente per questa rubrica.

Mi sono appena accorto di non aver ancora messo uno screenshot del gioco!
Et voilà! Più dieselpunk di così...

Innanzitutto c'è da dire che il periodo storico e gli argomenti trattati si prestano più che mai ad una deriva dieselpunk: nazisti con armi tecnologicamente avanzatissime (per l'epoca), supersoldati, magia e occultismo, gli anni della WWII... Insomma, ce n'è per tutti i gusti. Del resto basta guardare l'immagine qui sopra.
Tra le cose più interessanti ci sono naturalmente le armi supertecnologiche che i nazisti progettano e/o utilizzano nel corso del gioco, come l'aereo a reazione Kobra o la mitragliatrice rotante Venom (fantasia canaglia?). Bisogna dire tra l'altro che alcune di queste armi sono state inserite nel gioco basandosi su tecnologie realmente sviluppate dagli scienziati tedeschi. O, per lo meno, immaginate. Come gli Ubersoldat, soldati orribilmente potenziati grazie a perversi esperimenti chirurgici o attraverso l'innesto di parti meccaniche, corazze e braccia idrauliche.
A qualcuno di voi fa pensare a qualcosa?
Beh, io ho ripensato a RTCW non appena ho letto anche solo la trama della Trilogia dei Prometei di Alex Girola. Per ora accontentatevi di un semplice link, ma vi prometto che ne riparleremo approfonditamente.

Ho già detto della tecnologia avanzata?
E degli esperimenti? E della magia nera?
E delle scariche elettriche che fanno molto Frankenstein?

Che poi, sempre parlando di Alex Girola, mi è tornata in mente un'altra cosa, proprio mentre scrivevo l'articolo. Sì, perchè lui, avendo la fissa per il cospirazionismo e per le criptoscienze in genere, per forza di cose di Nazisti si ritrova a parlarne spesso.
Perché ormai la "passione" di Himmler per l'occultismo è cosa nota, come del resto è nota l'esistenza della Ahnenerbe che è andata a cercarsi la razza ariana fino in estremo oriente, e così via. Sul Nazismo occulto di roba ce n'è da scrivere un libro, così come sulla wunderwaffe, le armi ipertecnologiche progettate dai Nazisti e a volte anche inventate dalla folle propaganda di Goebbels.
Ed è proprio per questo che Alex mi è venuto in mente: perchè lui un libro su queste cose ce l'ha scritto.
Un "agile volumetto", come viene definito sul sito che ora vi linko, intitolato nientepopodimeno che: Nazi Mages Must Die! Figata.

Copertina dell'ebook.
Ma va?

Insomma, Return to Castle Wolfenstein è innanzitutto uno sparatutto da rispettare, che gira con lo stesso motore grafico del mitico Quake III Arena e che è pieno di elementi dieselpunk, di nazisti da uccidere, di mostri da sconfiggere e di spiriti di antichi cavalieri sassoni che si incarnano negli ubersoldat apposta per farsi sparare da voi. Sarebbe scortese non accontentarli.
Tuttavia, essendo uno sparatutto, se non lo avete giocato nei primi anni del nuovo millennio, ormai sarà difficile avvicinarlo senza doversi coprire gli occhi.
Ahimè, gli sparatutto invecchiano male.
I Nazisti occulti e ipertecnologici, invece, manco per niente.

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