Top 5: Maestri di Scrittura

Eccomi qua, alle nove di sera, a scrivere il post per domattina. Una cosa indecente, visto che ultimamente ho preso la sana abitudine di prepararmeli almeno con qualche giorno d'anticipo... Eppure oggi ho tratto ispirazione da qui, da qui e anche da qui per scrivere questa Top Five che è già diventata un meme. E allora mi sono detto: Beh?! Che non si partecipa?! Ed eccomi qui, a scrivere.
Si parla di Maestri di Scrittura, autori che, per un motivo o per un altro, sono stati importanti nella nostra vita. Di scrittori? Non necessariamente, visto che la mia "produzione letteraria" è quantomai scarsa. Di lettori, certamente. Di lettori di narrativa fantastica, probabilmente.
Quegli scrittori che ormai li riconosci dall'incipit.
Quegli scrittori che tutti gli incipit dei tuoi tentativi di romanzo sembravano uguali ai loro.
Quegli scrittori che vorresti che i tuoi figli amassero.
Quegli scrittori che, come dice Salinger, vorresti che fossero tuoi amici per la pelle e chiamarli ogni volta che ti gira.
Quegli scrittori che hanno contribuito, con le loro opere, a formare il nostro immaginario di lettori e di scrittori.
Cinque Maestri di Scrittura, appunto.



5) Ken Follett
Forse nessuno se lo sarebbe mai aspettato, eppure Follett ha per me un'importanza incredibile. Praticamente ha segnato il mio ingresso nel mondo delle "storie dei grandi". Pensate che, tanti anni fa, quando mia madre si sedeva in camera mia per raccontarmi le storie prima di andare a dormire (giuro, è tutto vero!), mi raccontava certe storie "a puntate". Sì, insomma, praticamente lei divorava romanzi storici e d'avventura e li "riciclava" come favole della buonanotte a puntate. Geniale. E, tra queste favole, ce n'era una che mi piacque particolarmente: una storia di amori, intrighi, battaglie... E di una cattedrale che doveva essere costruita. Già. Si trattava de I Pilastri della Terra, di Ken Follett, appunto. Che io rilessi poi anni dopo, e che amai ancora di più per il modo in cui ti tira dentro alle vicende e ti fa respirare odore di Medioevo.

4) Arthur Conan Doyle
Beh, dai, per chi mi segue da un po' questa non può essere più di tanto una sorpresa. Sherlock Holmes vorrei averlo inventato io. Però in fondo mi accontenterei anche di aver inventato il Professor Challenger. Vorrei saper costruire storie come Doyle, vorrei saper creare protagonisti che rimangono impressi nella memoria a lungo, quei personaggi che se ti azzardi a farli morire giù da una cascata rischi il linciaggio dalla folla. Alcuni dicono che Doyle non fosse Sherlock, ma piuttosto Watson, con la sua intelligenza tutto sommato mediocre e la passione per la "cronaca". Questo non so dirlo, anche se per immaginare certe capacità deduttive e certe deduzioni che portano alla risoluzione di un caso... Beh, non so, un certo tipo di intelligenza ci vuole. In ogni caso, i romanzi di Doyle rimangono gli unici gialli veri e propri che leggo con piacere. Mai amato la Christie, né Simenon. Sì, forse sono un eretico.Ma penso che Sherlock Holmes sia il più grande investigatore di tutti i tempi, e uno dei personaggi meglio riusciti della storia della letteratura.

3) Ursula K. Le Guin
Una donna, finalmente. Altra scelta che potrebbe risultare controversa... Tuttavia quando lessi Il Ciclo di Earthsea (i primi tre, in particolare), me ne innamorai. Uno stile quasi "favolistico", che trascende le "regole" della narrativa per trascinarti dentro con forza al suo mondo.
Vorrei avere la sua capacità di spaziare dal fantasy alla fantascienza, e amo la sua tendenza ad infilare nei mondi fantastici richiami alle culture del nostro, di mondo. Sì, lo so, lo fanno anche altri, ma lei lo fa meglio. Quando, da ragazzino, lessi "Il Mago", primo libro della saga di Earthsea, mi innamorai dell'idea che i maghi controllassero le altre creature conoscendone il nome segreto.

2) Neil Gaiman
Altro grande maestro dello stile "favolistico". Stardust è sicuramente il suo libro che amo di più, ma non ho ancora letto Nessun Dove. Si è capito che mi piace accostare le favole al fantasy, eh?
In effetti è una delle mie fisse, quella di scrivere cose che sembrano pezzi de Le Mille e Una Notte. E poi... di Sandman ne vogliamo parlare? Con il suo modo di scrivere Gaiman inquieta e meraviglia... Come un sogno. Crea atmosfere particolari, dipinge personaggi con poche pennellate, racconta storie che mi fanno impazzire.


1) John Ronald Reuel Tolkien
E questo era scontato. Che per caso vi ho rotto le scatole? No, perchè se è così ditelo che... Me ne frego. :D
Tolkien ha segnato il mio ingresso nel mondo del fantasy. Tolkien è Il Professore. Tolkien è il mio maestro di world building, ed è quello che me lo ha fatto amare. Tolkien ha creato il suo mondo, e ne ha scritto "La Genesi". Tolkien è quello scrittore a cui ho tentato disperatamente di assomigliare quando ho cominciato a scrivere. Inutile dire che scrivevo cose terribilmente noiose. Ho decine di incipit nel cassetto con nomi impronunciabili di divinità, continenti e ere geologiche. Solo che, a differenza della Strazzulla, non ho tentato di pubblicarle. Il Signore degli Anelli rimane ancora oggi il mio romanzo preferito.

Finito? No, non ancora. A parte scusarmi con i grandi maestri che pizzicano le corde del mio immaginario "oscuro" e che sarebbero entrati di sicuro in una Top10 (Poe, Lovecraft, King e via dicendo), devo inserire una bonus track italiana.

bonus track) Francesco Dimitri
Già. Credo che sia il miglior scrittore di narrativa fantastica italiano, al momento. Ce ne sono altri che stimo e che mi piacciono, e alcuni di loro leggono questo blog. Ma il suo Pan mi ha incantato, è una gran figata. Vorrei scrivere così. Magari con più somiglianze con i miei maestri, ma comunque mi accontenterei, ecco.
Grande scrittore di urban fantasy, Dimitri. Peccato che Alice fosse una porcheria. Aspetto con ansia la possibilità di leggere qualcuno dei suoi vecchi saggi... Vedremo. Intanto, rimane fuori elenco.

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