Steampunk Junk (10) - Midnight in Paris

Vi è preso un colpo, dopo aver letto il titolo, eh? :D
Sì, insomma, penso che l'ultimo film di Woody Allen, ambientato a Parigi nel ventunesimo secolo c'entri ben poco con lo steampunk, almeno a prima vista. E, in effetti, anche ad una "seconda vista", pare proprio che non c'entri nulla. Per quanto, vedremo in seguito, a tratti il film coincida con una delle definizioni secondo me azzeccatissime di steampunk fatte dal Duca di Baionette Librarie.

Lo Steampunk è fantascienza oppure science-fantasy ambientata:

— nel nostro Lungo XIX Secolo, grossomodo dalla rivoluzione francese alla Grande Guerra 

Una definizio sensata, abbastanza precisa, e che tiene conto dello spirito della narrativa steampunk "classica". Ora, Modnigh in Paris non ha nulla di science. Però è fantasy, tanto che quest'anno ha vinto il British Fantasy Award nella categoria "film". Ed è ambientato nel nostro secolo, sì, ma anche negli anni '20, e nell'800. Ecco, e adesso arriviamo al punto.
Dopo la sterzata dieselpunk degli ultimi tre articoli (il n°7, il n°8 e il n°9 di Steampunk Junk), ho deciso di stravolgere ancora una volta questa rubrica, prima di tornare a parlare ancora di steampunk "duro & puro". Quindi ho deciso di trovare qualcosa che avesse a che fare con una delle tematiche più sfruttate nei racconti/romanzi/film/eccetera steampunk, e che io adoro: i viaggi nel tempo.
Ricordo anche di aver promesso, tanto tempo fa, che avrei parlato di più di questo argomento. E' giunto il momento di mantenere questa promessa!
Rullo di tamburi.....  Si comincia!

Steampunk Time Travel Junk n°10 - Midnight in Paris



TITOLO ORIGINALE: Midnight in Paris
TITOLO ITALIANO: Midnight in Paris (Sì, incredibile! Il Malvagio Consiglio non ha colpito! :D)

ANNO DI USCITA: 2011

DURATA: 100'

INTERPRETI PRINCIPALI: Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Michael Sheen, Carla Bruni, Marion Cotillard, Kathy Bates, Adrien Brody, Tom Hiddleston, Alison Pill, Corey Stoll



Partiamo da un presupposto: questo film è una figata. Se non siete d'accordo con questo presupposto, questo articolo non vi piacerà granché.
E' una figata perché l'idea è bella, la sceneggiatura ben scritta, l'atmosfera meravigliosa. L'ho già detto che amo Parigi, vero?
Il tema centrale del film, il concetto attorno a cui ruota tutta la storia, è il mito dell'Età dell'Oro. Anche il viaggio nel tempo, che poi è quello che ci interessa del film, viene utilizzato per snocciolare il tema. Insomma, quanti di voi hanno pensato, almeno una volta nella vita, "Aaah, se fossi vissuto nel (inserire secolo/anno/millennio a piacere)... A quei tempi tutto era diverso!" Il mito dell'Età dell'Oro, appunto.


Ecco, questo è esattamente quello che succede al protagonista, Gil (Owen Wilson), sceneggiatore di Hollywood in cerca della Vera Ispirazione (TM) per il suo primo romanzo e in viaggio a Parigi con la sua fidanzata (insopportabile). Gil sogna continuamente di poter vivere in un'altra epoca, nella Parigi degli anni '20, dove le idee circolavano, gli scrittori si incontravano nei circoli e parlavano tra loro, si scambiavano opinioni, l'Arte era più pura e via dicendo. Per questo vive continuamente con la testa fra le nuvole e, sostanzialmente, non prende mai in mano la sua vita. A cominciare dalla scrittura: il suo romanzo langue in un cassetto, e non lo fa leggere mai a nessuno. E per questo è continuamente blastato dalla sua fidanzata e dai suoceri, che vorrebbero che lasciasse perdere questa passione assurda, che si rimettesse a scrivere per il cinema (così da fare i soldi, quelli veri) e che ricominciasse a vivere nel mondo reale. Come dite? Tutta questa roba suona familiare e tremendamente azzeccata per il momento che stiamo vivendo? Ma dai, non ci avevo pensato! :D

Ecco quindi che il sogno di Gil si realizza: a mezzanotte, in una stradina di Parigi, mentre passeggia in solitudine, gli si accosta un'auto d'epoca. Di che epoca? Degli anni '20, naturalmente.
E quest'auto lo trasporta nella Parigi dei suoi sogni, quella degli anni '20, in locali fumosi e pieni di musica, della musica di Cole Porter, in quei posti dove davvero si riunivano Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Luis Buñuel, Pablo Picasso e via dicendo... Fino ad arrivare al salotto di Gertrude Stein, che si offre persino di dare un'occhiata al suo romanzo.

Qui il viaggio nel tempo non viene spiegato in alcun modo, accade e basta. Ci troviamo quindi alle prese con un viaggio nel tempo in stile fantasy, presente comunque quasi come elemento secondario, funzionale a dire ciò che si vuole dire veramente. E cioè che l'Età dell'Oro non esiste. Ma ora ci arriviamo.
Abbiamo quindi un viaggio nel tempo del tutto fantasy, come elemento secondario, privo di inconvenienti legati al flusso spazio-temporale. I viaggi nel tempo non hanno spiegazione logica (né i personaggi che li vivono ne cercano una), sono ripetibili sempre nello stesso modo e sembrano legati ad una non ben definita "magia di Parigi". Mi piace, è d'effetto. Possiamo andare avanti. :D


Il fatto è che, mentre vive tutte le sue notti negli anni '20, Gil incontra una bellissima donna, Adriana. Già compagna di Picasso e Modigliani, si innamora di Gil e gli confessa il suo più grande desiderio: vivere in un'altra epoca. Sì, perchè negli anni '20 è tutto così triste, così dissoluto, così noioso. Molto meglio i tempi dell'Età dell'Oro, della splendida Belle Epoque, dei salotti parigini di fine '800. Già, proprio così. Ogni uomo (e ogni donna) per un certo periodo della propria vita, rimpiangerà un periodo indefinito dipingendolo come una fantomatica Età dell'Oro. Tocca a tutti.
Quello che cambia, da persona a persona, è il modo di reagire: quando infatti Gil e Adriana si troveranno trasportati nella Belle Epoque, e incontreranno Gauguin, Degas e Toulouse-Lautrec, la ragazza deciderà di vivere lì, immersa nel suo sogno.
Gil, invece, deciderà di vivere il presente, di riprendere in mano la propria vita, di finire il romanzo e di lasciarsi alle spalle la storia con una donna che non lo capisce, e non lo accetta.

Alla fine della fiera, quindi il nostro protagonista lascia passare il messaggio che no, non esistono Età dell'Oro, è solo questione di rimboccarsi le maniche.
E, in buona sostanza, sono del tutto d'accordo. Forse è anche per questo che il film mi è piaciuto assai.
Certo che farsi correggere le bozze da Gertrude Stein....
:D

2 commenti :

  1. Concordo con il presupposto: Midnight in Paris è una figata. Concordo anche con tutto il resto. Il film è uno spettacolo, divertente e godibilissimo. Certo, bisogna avere un bel po' di sospensione dell'incredulità dato che Owen Wilson va indietro nel tempo apparentemente senza una spiegazione logica ma...chissenefrega, in fondo! :D
    Alla fine, conta il risultato.

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  2. Vero, la sospensione dell'incredulità deve essere grossa e ripetuta...però come dicevo nel post in fondo nessuno si chiede il perché, quindi alla fine neanche a me è venuto di domandarmelo...
    E si, il risultato vale la pena! :D

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