Top 5: poesie per salvare il mondo

Questa strana Top5 mi è stata ispirata da un post vecchissimo "resuscitato" qualche tempo fa sul blog di Ferruccio Gianola. Quindi in buona sostanza è colpa sua. :D
Tutto nasce da un'ipotesi di "bizzarra apocalisse", che cito a piè pari dal suddetto blog:
Sono stato svegliato all’improvviso. Nel sonno mi sono sentito grattare sotto la pianta dei piedi e quando ho aperto gli occhi erano lì. Erano due. Carini, ma diversi dalla mia idea di alieni. Dovevano essere un maschio e una femmina. Ridacchiavano. Ma cavolo che bastardi: non si può chiedere di declamare una poesia a memoria in piena notte; specialmente a uno che con le odi ha sempre avuto una specie di idiosincrasia. Ho provato. Gli ho raccontato della nebbia agli irti colli che piovigginando sale, ma mi sono fermato lì. Ho declamato in pompa magna l'inizio di Settembre, andiamo è tempo di migrare: ora in terra d’abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e scendono verso il mare. Ma niente. Non è servito. Le ho proprio dimenticate. Loro, allora, mi hanno guardato male. Mi hanno detto che torneranno. Mi hanno detto che invaderanno le nostre stanze da letto e dovremo essere pronti a declamare una poesia a memoria se vorremo salvare l’umanità. Non scherzavano.
Paura, eh?
Io un po'. Voglio dire, noi blogger siamo cazzari, si sa. Però... Voglio dire, se due omini comparissero all'improvviso nella vostra stanza, voi ce le avreste le vostre poesie da declamare a memoria?
Io adesso sì.
Per questo vi scrivo, per darvi una possibilità di salvezza. Pentitevi! E leggete subito la CLASSIFICA DELLE MIE CINQUE POESIE PER SALVARE IL MONDO! (più un bonus...)



5) Termopili - Konstantinos Kavafis

Una splendida ode, straordinariamente epica, che conobbi ai tempi delle scuole medie. Bello vivere in una famiglia di gente colta, l'ho sempre detto.
A leggere questa poesia, viene da chiedersi come è possibile che quest'uomo sia stato accusato di attaccare indegnamente i valori dell'eroismo e del patriottismo. Mah.
Che poi, uno che è nato e morto nello stesso giorno... Beh, dai, è un gran figo! :D

Onore a coloro che nella vita
hanno scelto le proprie Termopili e vi stanno a guardia.
Mai distogliendosi dal proprio dovere
Giusti e retti in ogni azione,
pur con un senso di pietà e di compassione;
generosi quando ricchi, e quando
poveri, generosi ancora un po’.
Ancora aiutando, per quanto loro possibile,
sempre dicendo il vero,
senza neppure odio nei confronti di chi mente.
Ed ancor maggiore onore gli è dovuto
Quando prevedano (e molti lo prevedono)
Che infine spunterà un Efialte
E che i Persiani, alla fine, passeranno.
(Konstantinos Kavafis – Termopili – 1903)

4) Inno a Satana - Giosuè Carducci
Giosuè Carducci! Chi di voi non lo ha mai studiato? Alle medie, al liceo, poesie fatte imparare a memoria, senza una spiegazione, uno straccio di commento, un minimo di emozione.
Almeno, per me e per quelli della mia generazione, è stato così. Una specie di tortura, che professori e maestre infliggevano semplicemente perché anni prima era stata inflitta a loro, con ancora maggior crudeltà. Sta Federico Imperatore in Como... Do you know? Per me furono anni traumatici.
Eppure, molto tempo dopo, mi ritrovai a scoprire questo inno straordinario che, ben lungi dall'essere un'istigazione al satanismo, o minchiate di questo genere, è invece un'ode alla forza dell'uomo, e dell'intelletto. E, naturalmente, un bel pezzo di anticlericalismo militante! :D
Purtroppo non posso citarla qui per intero, essendo una poesia di 200 versi tondi tondi. Accontentatevi dunque di un bel link alla poesia tutta intera, che vi consiglio di leggere, e un pezzetto di incipit...
A te de l'essere
Principio immenso,
Materia e Spirito,
Ragione e Senso;
Mentre ne' calici
il vin scintilla
sì come l'Anima
Ne la pupilla;
[...]
(Giosuè Carducci - Inno a Satana - 1863)

3) La Ballata del Vecchio Marinaio - Samuel Taylor Coleridge
Aridaje! Qualcosa mi dice che anche questo vi è toccato studiarlo... Ho incontrato decine di studenti che hanno preso in odio Wordsworth, Coleridge, la Shelley, Wilde e tanti altri solo perché avevano delle terribili prof. di inglese. Brutta bestia, la professoressa di inglese. Due delle mie zie lo sono, so di che parlo.
Eppure neanche la mia perfida, arcigna e occhialuta professoressa (mai notato che le professoresse di inglese sono tutte secche, arcigne e occhialute?) è riuscita a farmi odiare quella straordinaria opera di poesia che è La Ballata del Vecchio Marinaio. Naturalmente comprenderete che anche qui vi toccano solo il link e l'incipit... Che però cito in inglese, che merita.
It is an ancient Mariner,
And he stoppeth one of three.
"By thy long grey beard and glittering eye,
Now wherefore stopp'st thou me?"
"The Bridegroom's doors are opened wide,
And I am next of kin;
The guests are met, the feast is set:
May'st hear the merry din."
He holds him with his skinny hand,
"There was a ship," quoth he.
"Hold off! unhand me, grey-beard loon!"
Eftsoons his hand dropt he.
He holds him with his glittering eye—
The Wedding-Guest stood still,
And listens like a three years child:
The Mariner hath his will.
[...]
(Samuel Taylor Coleridge - The Rime of the Ancient Mariner - 1798)
E se non vi basta... Beccatevi un video della canzone degli Iron Maiden, The Rime of the Ancient Mariner, appunto. Capolavoro.

2) Alla mia Morte sopravviverai - Pablo Neruda
Questa non ve l'hanno fatta studiare, mi sa... Male! Molto male! Neruda è un poeta straordinario, uno dei pochi in grado di scrivere poesie d'amore che mi commuovono veramente.
Questa poesia l'ho conosciuta quasi per caso: il mio regista e maestro di teatro una volta scrisse un testo in cui sfruttava gli incipit di alcune poesie per proseguirle in modo diverso... Un testo splendido. E una delle poesie era questa.
Ogni volta che la leggo, o la sento letta da qualcuno bravo, mi viene da piangere. Sono un sentimentale, lo so...
Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.
Non voglio che vacillino il tuo sorriso nè i tuoi passi,
non voglio che muoia la mia eredità di gioia,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi nella mia assenza come in una casa.
E’ una casa sì grande l’assenza
che entrerai in essa attraverso i muri
e appenderai i quadri nell’aria.
E’ una casa sì trasparente l’assenza
che senza vita io ti vedrò vivere
e se soffri, amor mio , morirò nuovamente.
(Pablo Neruda - Alla mia Morte sopravvivimi - 1963)

1) Poesia dei Doni - Jorge Luis Borges
Siamo arrivati al pezzo forte. Io amo Borges, ma non conoscevo questa sua personale versione del Cantico delle Creature. Perché praticamente è di questo che si tratta. Il modo in cui l'ho conosciuta, in verità, è piuttosto bizzarro: è stato grazie ad una puntata di Boris, l'esilarante fiction italiana con Pannofino e un sacco di altra gente simpatica. Alla fine di una delle puntate della prima serie, hanno pensato di piazzarci un piccolo cortometraggio, La Formica Rossa. Un capolavoro di regia, se posso permettermi. Andatevelo a guardare, poi tornate qui, perché merita.
Fatto? Bene.
Ora, questa poesia è davvero lunga, però essendo al primo posto della Top5 credo che meriti una "versione integrale". Perciò niente link, niente incipit, beccatevi il testo completo.
Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena
e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer, che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare
senza uno stupore antico, per il mogano,
il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani
che nella pianura aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo
furono dette da una croce all’altra.
per quel sogno dell’Islam
che abbracciò mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e Tarpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini o in una vecchia spada,
 per Whitman e Francesco d’Assisi,
che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
per due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
 per la musica, misteriosa forma del tempo.
(Jorge Luis Borges - Poesia dei Doni - 1964)

Capito di che parlo? Ci troviamo di fronte a qualcosa che, della nostra razza, vale la pena veramente di salvare. Ora voglio lasciarvi con una "poesia bonus", qualcosa che è impossibile da non elencare, qualcuno che, per fortuna, comincia ad entrare prepotentemente nei sussidiari della scuola italiana alla voce "poesia".
Prego, maestro.

6) Via della Croce - Fabrizio De Andrè


3 commenti :

  1. "Tanto gentile e tanto onesta pare" di Dante; "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono" di Petrarca e... direi tutta l'intera "Terra Desolata" di T.S.Eliot, ma in particolare "La morte per acqua"; "In memoria del Maggiore Robert Gregory" di W.B. Yeats e "In memoria della morte e dell'inferno" di L. De Gongora :-)

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  2. Eh, Dante non vale, è troppo al di sopra! :D
    Petrarca invece mi ha sempre martellato le palle... Yeats è stato duro escluderlo dalla Top5 ^^

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  3. Di poesie ce ne sono davvero un sacco che mi piacciono. Purtroppo a memoria ne conosco solo una, che non so perchè è l'unica che non riesco a dimenticare (cioè, meglio così no?). Insomma 'sta poesia è Autunno di Vincenzo Cardarelli.

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