Recensione - Les Misérables (regia di Tom Hooper)

Dunque, ora voi sapete bene che io, di solito, non recensisco film. Lascio questa incombenza a chi è più capace e preparato di me sull'argomento, come per esempio l'esimio Mr. Giobblin, che veramente ha orientato i suoi studi in questa direzione. Insomma, sono un fermo sostenitore del fatto che chi non capisce una mazza di certi argomenti farebbe meglio a tacere.
Tuttavia... Beh, tuttavia posso dire di non essere completamente a digiuno di questa roba, visto che di mestiere faccio il regista e l'insegnante di recitazione (si parla di teatro, ok, ma diciamo che uno straccio di cultura in merito me la sono fatta comunque).

Dopo questa brevissima introduzione, che spero non vi abbia maldisposti nei miei confronti, passiamo ai fatti.
La sera del 3 Febbraio sono andato a vedere Les Misérables.
Io non amo i musical, in genere li trovo noiosi, l'ultimo che ho visto (Sweeney Todd) mi ha provocato numerosi attacchi di orticaria. Ma amo la storia scritta da Hugo, ma mia moglie non conosceva I Miserabili e, avendone letto la trama, si è appassionata, ma ad entrambi piacciono molto Anne Hathaway e Hugh Jackman, e quindi abbiamo deciso di andare al cinema.



Bene, per prima cosa voglio fare una premessa: il film ci è piaciuto molto.
Mi piace mettere in chiaro da subito la mia posizione in merito, perché questa, oltre ad una piccola recensione, vuole essere anche una breve carrellata sul panorama di desolante ignoranza che i critici dei giornali italiani hanno mostrato nel recensire questo film.
Ma procediamo con ordine.

Il cast è quasi tutto azzeccato. Per fortuna il regista (Tom Hooper, diventato famoso con il bellissimo Il Discorso del Re) decide di puntare molto sulla teatralità e sull'interpretazione, regalandoci qualche inquadratura "spettacolare" e moltissimi primi piani dei personaggi. Questo non fa che sottolineare la monumentale prestazione di Hugh Jackman (Jean Valjean). Veramente straordinario, dei cambi (nelle espressioni, nella fisicità e nel cantato, che pure non è il suo forte) evidentissimi tra la sua versione da galeotto, quella da rispettabile sindaco e infine, da uomo anziano e padre di Cosette. Veramente un'interpretazione di livello, che non mi sarei aspettato da Wolverine, mettiamola così. :D
Anne Hathaway si dimostra (come era prevedibile) bella e brava, nei panni di una Fantine estremamente commovente (ma il merito è almeno al 50% di Hugo) e a cui viene dato forse troppo poco spazio. Graditissima sorpresa da parte del giovane Eddie Redmayne, che avevo già apprezzato nei panni di Jack, il costruttore de I Pilastri della Terra, e che qui interpreta il giovane Marius Pontmercy. Splendida la sua canzone empty chairs and empty tables, che, devo ammetterlo, mi ha sconfitto: ho pianto come un vitellino da latte, al cinema.
Memorabile, anche se non fedelissima all'immagine dei personaggi del romanzo (un po' troppo "simpatici", qui nel film), l'interpretazione dei coniugi Thénardier da parte di Helena Bonham Carter (la compagna di Tim Burton, Bellatrix Lestrange in Harry Potter, per esempio) e Sacha Baron Cohen (Borat e Ali G, due personaggi che a mio avviso non gli rendono affatto giustizia).
Beh, allora perché quasi azzeccato? Perché, ahimé, Russel Crowe (ispettore Javert) è un cane maledetto. La voce non lo sostiene, il fisico è rigido e l'evoluzione maestosa che dovrebbe caratterizzare il personaggio è quasi totalmente assente. Un vero peccato.

La regia di Tom Hooper, come dicevo, è molto teatrale, e si affida tanto alle capacità degli attori. Apprezzabile, e tuttavia rischiosissima, la scelta di far cantare "dal vivo" gli attori, senza registrare i brani per poi montarli. D'altro canto, le poche inquadrature in cui Hooper si avvale davvero del budget concesso, sono maestose, epiche, perfettamente in linea con lo stile di Hugo.

Barricata, straordinario teatro del bellissimo finale del film.

Le musiche... Beh, se conoscete il celeberrimo musical di Broadway, quello originale da cui è uscito fuori il film, in pratica, sappiate che le musiche sono le stesse, precise precise. Splendide, (alcune un po' meno, come ho detto io ho un problema con il musical, quindi le scene più "Mosce", tipo quelle d'amore tra Cosette e Marius mi sfrangono i testicoli :D), epiche, alcune sono assolutamente memorabili.
Vi allego una piccola clip con le due canzoni cantate dal piccolo (e bravissimo) Gavroche, per rendere un po' l'idea... La prima è il tema della Rivoluzione (Do you hear the people sing?), la seconda (Look down) una variazione sul tema dei forzati, ed è (con un testo diverso) la monumentale apertura del film.


Ora, veniamo alla questione della critica.
La critica internazionale ha accolto questo film in modi diversi: c'è chi lo ha osannato, chi ha detto (a mio parere esagerando un tantino) che è il miglior film del 2012, chi invece lo ha criticato o accolto con freddezza.
La critica nazionale... Beh, ci siamo dovuti distinguere, ovviamente! Il film è stato stroncato quasi da tutti, eccezion fatta per Il Giornale e altri fogliacci di questo genere. Il web, invece, si è dimostrato come spesso accade un panorama decisamente più vario. Ma quello che in particolare mi ha irritato è stata la disarmante pressapochezza di certe recensioni comparse su quotidiani e settimanali di un certo livello: La Repubblica e L'Unità su tutti. Recensioni inutili, nient'affatto oggettive, come se fossero fatte "tanto per", e non per fornire un vero servizio a chi le dovrebbe leggere.
Vado a spiegare cosa intendo:
(1) Paolo D'Agostini de La Repubblica scrive
Questo Les Misérables musicale e cantato (dagli attori) si presenta come un gigante dai piedi di argilla. Vedremo con curiosità l’esito degli Oscar, dove il film di Tom Hooper (Il discorso del re) arriverà carico di nomination. Ma il totale azzeramento di pathos (e ce ne vuole) della vicenda di Jean Valjean galeotto per fame, inseguito e perseguitato per tutta la vita dal poliziotto Javert (Russell Crowe) incurante delle innumerevoli buone azioni che hanno abbondantemente riscattato il suo uomo (a parte i quasi vent’anni di lavori forzati) a partire dal salvataggio dell’orfanella Cosette, fa rimpiangere uno qualsiasi dei numerosissimi adattamenti del romanzo di Victor Hugo che dagli albori del cinema fino alla miniserie tv con Depardieu hanno preceduto questo. Inclusi i Jean Valjean di Gino Cervi (1948) e Gastone Moschin (1964). E il bello, si fa per dire, è che il tour de force di cantate, che non danno tregua, non lascia traccia nella memoria. Non c’è un brano che si lasci ricordare.
Ora, questa recensione contiene, nell'ordine: oggettive minchiate (azzeramento di pathos? la recitazione di Jackman e della Hathaway è obiettivamente molto buona, se non eccellente, fosse anche da un punto di vista esclusivamente tecnico. L'emozione c'è e traspare, mi domando che film abbia visto il signor D'Agostino); le solite idiozie "da critico consumato" (andiamo, davvero stiamo confrontando un musical con lo sceneggiato tv degli anni '60 recitato da Moschin? O con il film con Gino Cervi? Vivere con il paraocchi, si chiama...); infine insignificanti pareri soggettivi (i brani non si lasciano ricordare? Posso dire personalmente di star canticchiando do you hear the people sing da due giorni. Soggettività, appunto. Nessun tipo di analisi oggettiva sulla musica, sui brani, sui testi... Mah.). Davvero questa roba merita di finire nella sezione "spettacolo" di uno dei più importanti quotidiani italiani?

(2) Dario Zonta de L'Unità scrive
Sentire lo sforzo canoro di Russel Crowe (che di suo fa il cantante in una band rock), o computare il flebile filo di voce i Anne Hathaway, oppure seguire il fraseggio improbabile di Hugh Grant…è un’esperienza che avremo volentieri evitato (…) L’arte menzognera del cinema ha chiesto troppo a questi attori e così le esigenze del cinema cozzano con quelle della musica.
Ecco, potremmo discutere a lungo del filo di voce di Anne Hathaway (insomma, la poraccia sta morendo di polmonite in un letto d'ospedale...cosa ti aspetti? Il concetto di "verosimiglianza" lo hai presente?), o anche di quel "menzognera"... Ma, insomma, suvvia, vogliamo davvero discutere con un critico cinematografico che scambia Hugh Jackman con Hugh Grant?
No, dai, no.

Beh, in sostanza, io ho detto la mia, ho argomentato (mi sembra, poi sono qui disponibile a parlarne...) le mie posizioni e ho portato degli esempi. Consiglio la visione del film a tutti quelli che, per lo meno, amano la storia e lo stile di Hugo, anche senza amare particolarmente i musical. Ma la consiglio perché a me è piaciuto, perché a mio parere la recitazione, la regia e le musiche valgono bene il prezzo del biglietto. Del resto si sa, sono solo opinioni, nessuno mi paga per esprimerle.

1 commenti :

  1. Il tuo commento arriva molto a proposito. "Miserables" mi incuriosisce e magari me lo andrò a vedere anche se i film musicati e cantati non sono quelli che mi piacciono di più. Mi fido del tuo parere, visto che hai ottimo gusto. Grazie!

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