Isabelle Eberhardt (Ginevra, 1877 - Ain Séfra, 1904)

Ho iniziato l'opera di documentazione che porterà a... Beh, in effetti non so bene a cosa porterà. Intanto posso dirvi che questo progetto a cui sto lavorando riguarderà una "fissa" che mi accompagna da tanto tempo: il Mediterraneo.
Si tratta di un progetto "tentacolare", visto che potrebbe sfociare nella stesura di più di una cosa. Sicuramente di un testo teatraleSarebbe il secondo, scritto da me, sul Mediterraneo: il primo ha visto la luce ormai due-tre anni fa, e ha fatto il giro di un bel po' di Scuole Medie, qui a Roma. E' stato un testo (e uno spettacolo) sperimentale, ha fatto il suo, come si dice dalle mie parti.
Ora è tempo di rinnovarlo. Di cambiarlo. Questo nuovo testo richiede documentazione, studio, pensiero. E consumarsi un po' le dita sui tasti, ovviamente.
Parallelamente a questo, però, ho in mente qualcosa di decisamente più succoso e... "avventuroso". Niente drammaturgia stavolta, direi piuttosto... saggistica.
Ma anche di questo parleremo dopo, magari tra qualche settimana, con un articolo (e delle idee) più polposo.

"Ma allora di che parliamo, oggi?" direte voi. E' presto detto, cari signori. Parleremo di Isabelle Eberhardt.
Il fatto è questo: durante l'opera di documentazione di cui si diceva mi sono imbattuto nella figura di una donna davvero eccezionale, Isabelle Eberhardt, appunto. Purtroppo non mi riuscirà di inserirla né nel testo drammaturgico né nel gustoso saggetto... Un vero peccato. 
Tanto un peccato che mi sono detto... Perché non farci un bel post?! E via.


Quindi veniamo al vero motivo del post: l'affascinante signorina che vedete qui a sinistra è una giovanissima Isabelle Eberhardt.
Isabelle nasce in Svizzera nel 1877 da una benestante signora russa, Natalia Nicolaevna Eberhardt, e dal precettore Aleksandr Trofimovskij, amante della signora.
Della madre sappiamo che era sposata con un ex ufficiale zarista, e che si trasferisce in Svizzera per via della sua salute terribilmente cagionevole.
Il padre invece è un personaggio più affascinante, un uomo colto e vicino alle idee di Trotskij e di Bakunin, pare inoltre che fosse un ottimo precettore: nè Isabelle nè nessuno dei suoi numerosi fratelli frequenteranno mai scuole pubbliche.
Fratelli, sì, e sorelle: Isabelle ne ha cinque, tutti figli e figlie del precedente marito di sua madre. Tra tutti, l'unico con cui risulta avere dei reali legami affettivi è il fratello Augustin, che nelle sue lettere lei chiama Tino. Isabelle non vive un'infanzia e un'adolescenza tra le più felici: la sua famiglia è benestante, certo, ma a causa della loro origine russa (e quindi presumibilmente bolscevica, o peggio ancora anarchica) sono costantemente sorvegliati dalla polizia svizzera. In più le è impedito di uscire, di frequentare "gentaglia", di muoversi liberamente... L'unica cosa che non le viene proibita sono i libri. Nella villa di famiglia ce ne sono migliaia, e lei ha accesso a tutti*.

Isabelle si appassiona da subito ai romanzi "esotici" di Pierre Loti e ai favolosi resoconti dei viaggi in Medio Oriente di Lydia Pachkov. Con quest'ultima intraprenderà inoltre una fitta corrispondenza epistolare.
Il destino di Isabelle comincia a prendere forma: vuole diventare una scrittrice. E viaggiare.
Spende somme considerevoli per comprare ogni tipo di libro, in particolare le grammatiche arabe e i dizionari frnaco-arabi che riesce a trovare. E' ossessionata dall'idea di lasciare Ginevra, di visitare il Maghreb, di cui è innamorata pur senza averlo mai visto.
Nel frattempo l'amato fratello Augustin è partito proprio per quei luoghi, cercando di arruolarsi nella legione straniera. Ed è sparito. E proprio questa situazione le offre il pretesto per il viaggio: a vent'anni, nel 1897, Isabelle e la madre partono da Marsiglia per cercare Augustin in Algeria, a Bona/AnnabaE' qui che accadono due tra le cose più importanti della vita della Eberhardt: la madre muore, nello stesso anno, e lei (non di conseguenza, almeno non sembra) si converte all'Islam.
Isabelle diventa una fervente musulmana, la sua fede pare genuina e sincera, e contribuisce ad aumentare il suo amore per quei luoghi.
Dopo aver seppellito la madre torna a casa, dove l'attendono altre tragedie: uno dei suoi fratelli si suicida, il padre si ammala e muore e infine Augustin torna a casa e lei impara a conoscerlo per quello che è: un inetto, un buono a nulla degno di nessuna fiducia.**

Alla fine, nel 1899, con la morte del padre Isabelle sente di non avere più ragioni che la legano alla Francia: decide di partire per Tunisi.
E' l'inizio della sua nuova vita: Isabelle diventa Mahmoud Saadi, si rasa i capelli, inizia a vestire alla beduina, si finge un maschio.
Tunisia, Algeria, l'Oasi di El-Oued: la sua vita negli ultimi anni del secolo è un continuo spostamento. E una continua scrittura: Heures de Tunis Au pays de Sables sono i suoi diari di questo periodo.
Poi di nuovo in viaggio, attraverso il Sahel tunisino, che le ispira un nuovo libro di appunti di viaggio: Notes sur le Sahel tunisien, appunto.

All'inizio del nuovo secolo è tornata in Europa, per una breve sosta in Francia (nei suoi appunti dichiarerà di sentire Marsiglia come una città estranea, ostile) e poi un viaggio a Cagliari, dove il fratello Augustin vive con la sua nuova moglie (ignorante come un rastrello, a detta di Isabelle). Nel suo diario, il giorno di Capodanno del 1900, scriverà: "Sono solo, di fronte all'immensità grigia del mare mormorante, solo come sono sempre stato..." L'utilizzo del maschile non è un errore, ovviamente.
Il suo vestirsi come un uomo, comportarsi come un uomo, viaggiare con altri uomini non è mai stato soltanto un vezzo: Isabelle voleva essere uomo, per muoversi, parlare e vivere più liberamente.

La permanenza di Isabelle in Europa è breve: in estate, nel 1900, è di nuovo in Tunisia.
Con i capelli rasati e gli abiti tipici, Isabelle si spaccia per un giovane studente del Corano (un talib), e viaggia al seguito di un tenente della Legione Straniera. Comincia a scrivere i suoi primi pezzi giornalistici, e  le sue prime considerazioni sull'incontro "possibile" tra Oriente e Occidente.
Questo è il periodo in cui la Eberhardt è sospettata di spionaggio (no, non si è fatta proprio mancare niente...): i suoi rapporti con due "avventurieri" (spie mi sembrava un linguaggio troppo forte :D) al soldo della ricca vedova di un politico francese non sono visti di buon occhio. Tuttavia, come spesso accade in questi casi, vattelappesca dove sta la verità. Insinuazioni, sospetti, romanzo e vita reale si intrecciano fino a risultare indistinguibili.
Quel che è certo è che in Tunisia Isabelle incontra Slimène, al secolo Sulimain Ehnni, un giovane ufficiale arabo di cavalleria turca "francesizzata", e se ne innamora perdutamente. Sarà il suo compagno per la vita.
Infine, in questo tumultuoso periodo della sua vita, Isabelle cercherà forse di trovare un po' di pace nell'unica cosa certa che le rimane: la fede. Si avvicina al sufismo, ed in particolare alla confraternita sufi della Qaddriyya.

OPS!
Mi sono appena accorto di aver sforato le 1000 parole... E c'è una vagonata di roba da dire! 2000 parole potrebbero essere troppe per un post sul blog, quindi lo dividerò in due parti.
Non perdetevi, dopodomani, la seconda parte della storia di Isabelle Eberhardt! 
Mistici Sufi, tentati omicidi, furti di proprietà intellettuale e una morte decisamente... fuori dal comune!

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*Incredibile, oggi come allora tutti pensano che i libri non possano nuocere... "Ma sì, leggi pure le tue storielle, che male può fare?"

**Tantopiù che, dopo una serie di controversie legate all'eredità del padre, Augustin si mette in mano ad un sedicente avvocato che li farà finire sul lastrico... Evidentemente i geni "svegli" della famiglia erano finiti tutti nella figlia "bastarda"...

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