2/52 - I Mostri che Vivono


Mi chiamo Daniele, ho 28 anni e faccio... Diciamo il giornalista, và.
Ormai sto con Zack da qualche settimana in modo stabile, e la cosa mi diverte. È una miniera di storie! Quello che mi fa rosicare è che non mi dice mai niente. Zero proprio. Anche adesso, è più di un’ora che siamo in macchina sulla Cassia Bis, e ancora non mi ha detto dove stiamo andando. Meno male che sulla Punto c’ho il GPL, così spendo meno.
“Allora?”
“Sei curioso come una scimmia!”
“Beh, faccio il giornalista!”
“Esci per Viterbo, giornalista.”
Metto la freccia e esco, poi mi tocca guidare per un’altra mezz’ora.
“Siamo arrivati”
“E te pareva.” Considerata la persona, era chiaro quale fosse la destinazione. Posto strano, il Parco dei Mostri di Bomarzo. Venirci con Zack, poi, è inquietante proprio.
E il cielo plumbeo con pioggerellina in stile irlandese non aiuta manco un po’.
Non mi accorgo nemmeno che è già sceso.
“Tu resti in macchina?”
Impreco, faccio manovra e parcheggio bene. Ci manca solo la multa.
Io non so se voi conoscete il posto... Se non l’avete mai visto, fatevi un giro su internet. Su Wikipedia ci sono pure le foto delle statue, rendono l’idea. Che poi il giardino sarebbe anche bello, ma quei mostri fanno impressione proprio!
Arriviamo davanti al cancello, che è chiuso. C’è attaccato un foglio di carta scritto a pennarello, infilato in una di quelle buste di plastica da quaderno ad anelli: CHIUSO PER RISTRUTTURAZIONE – CI SCUSIAMO PER L’INCONVENIENTE.
“Viaggio a vuoto?” sono un po’ incazzato per il tempo perso, un po’ speranzoso di potermene tornare a casa.
Zack neanche mi risponde, tira fuori il cellulare, un Motorola modello Cartagine, e chiama.
“Sì, sono io. Ti aspetto fuori.” E riaggancia.
Ci viene ad aprire uno dei custodi, un tipo tarchiato, avrà neanche quarant’anni ma è già calvo, baffi sottili e pizzetto da stronzo, occhi pisti di chi ha dormito poco.
“Sei Zaccaria?”
“No, sono la fata dei denti. Dai, apri.”
“Il giovanotto chi è?”
“Il mozzo. Ci fai entrare o no?”
“Venite, vi accompagno fino a un certo punto.” Mi accorgo che la sua voce è tremante. Questo tizio non sta per niente bene!
Percorriamo il vialone d’ingresso e arriviamo a un altro cancello, chiuso con una catena. Mi sembra di sentire un barrito provenire dall’interno del parco, ma di sicuro me lo sono immaginato.
Il custode apre il lucchetto e toglie la catena. Ci fa entrare, poi chiude il cancello e rimette catena e lucchetto. Ci passa le chiavi dalle sbarre, le prendo io.
Ci incamminiamo a destra, verso il corpo principale del parco. Mi fermo a fissare due piedistalli di pietra, vuoti, con le famose iscrizioni che inviterebbero i visitatori a osservare la simbologia alchemica del Parco e... Porco mondo!
“Zack, ma qui sopra c’erano due Sfingi?”
“Vedo che te ne sei accorto. Bene.”
“Vuoi dire che qualcuno si è fregato le statue del parco?”
“Di’ un po’, ti sembro una guardia? Qui abbiamo un problema diverso. Il custode sostiene che, da un po’ di tempo, le statue abbiano preso la sgradevole abitudine di andarsene in giro.”
Ecco, ora credo che la mia espressione debba sembrare stupida proprio.
“E questo chi lo dice, quello squilibrato di prima? Si vedeva che era fatto come una pigna!” cerco di sdrammatizzare.
“Dici? Eppure le sfingi sono sparite.”
La saliva mista a paura che ingoio rischia di strozzarmi.
E intanto continuiamo a camminare. Superiamo le scale che scendono, alla nostra destra, e fiancheggiamo un muretto. Io comincio a sentire dei suoni che sembrano grugniti e lamenti, e Zack mi fa cenno di stare zitto e seguirlo. Si acquatta e costeggia il muretto di pietra. Appeso alla cintura ha un fodero, da cui tira fuori un lungo coltello da Rambo.
I suoni non me li sono immaginati, vengono da giù di sotto! Zack si affaccia e mi fa cenno di guardare. Mi affaccio anche io, e mi prende un colpo.
Sotto di noi, nemmeno un metro più in basso, c’è un enorme uomo di pietra che ne sta aprendo in due un altro, a mani nude.
Mi butto a sedere, spalle contro il muretto, sperando che non mi abbiano visto.
E invece Zack stringe il coltello, salta sul muretto e poi giù.
“Cristo!”
Mi affaccio: Zack è sulle spalle del gigante che vince (che poi ho scoperto trattarsi di Ercole, la statua rappresentava Ercole e Caco), e col coltello sta armeggiando dietro l’orecchio della statua.
Quella intanto ha lasciato andare l’altro gigante (Caco, suppongo) e cerca di liberarsi di Zack con la manona di pietra. Si dà un ceffone sulla testa, pezzi di pietra cadono a terra. Zack invece è ancora aggrappato alla nuca del mostro.
Colpisce con il coltello una, due, tre volte.
Qualcosa si stacca dalla statua.
Osservo a bocca aperta i due mostri tornare al loro posto, avvinghiati l’uno all’altro. Immobili proprio. Zack scende a terra, raccoglie la cosa che è caduta e mi fa un cenno con la mano.
“Scendi o no?”
E io scendo.
“Ma come hai fatto?”
Mi porge la cosa che ha raccolto: è una moneta d’argento, sembra antica.
“Hai capito, ora?”
“Me possino cecamme.”
“Daniele, l’hai letto il libro che ti ho passato l’altroieri?”
Socchiudo gli occhi per darmi l’aria di uno che pensa. Mi sovviene alla mente la vaga immagine di un mattone di quattrocento pagine poggiato, chiuso, sul mio comodino.
“Tutto no...” farfuglio, e mi sento di nuovo pischello, interrogato in latino.
“Lascia perdere. È la moneta di uno Gnefro.”
“Un che? Cazzo Zack, ma tutte le volte con te c’è da affrontare una bestia strana?!”
“Uno Gnefro è un follettino. Non è pericoloso... Ma è un tipo irascibile. Probabilmente se ne va in giro per il parco e attacca le monete sulle statue, e così gli fa prendere vita.”
“Zack, sai quante statue ci sono nel parco?”
“Una ventina?”
“Appunto, troppe proprio!” Sento di nuovo il barrito, ma stavolta capisco di non essermelo immaginato. “E una è quella di un elefante!”
“Sì, ma non c’è bisogno di affrontarle tutte.” Dice, e tira fuori dalla tasca un piccolo flauto di legno. “Con questo posso costringerlo a manifestarsi qui. Poi però bisognerà catturarlo.”
“Beh, hai detto che è un folletto no? Quanto sarà mai alto?!”
“I più grossi arrivano a un metro e dieci.”
“Appunto. Dai Zack, tu suoni, io lo prendo e poi ce ne andiamo.”
“Così mi piaci, sveglio e reattivo.” Mi strizza l’occhio e suona il flauto. Una nota sola, che sembra un fischio che echeggia in un tronco cavo. È un bel suono.
Il piccolo bastardo compare in mezzo a noi, e io mi ci butto sopra prima che possa dire “miccia e acciarino”.
Devo dire che mi aspettavo una cosa diversa quando Zack ha detto “folletto”. Qualcosa di “carino”. Questo è un nano di un metro con un grosso naso a patata pieno di bozzi, gli occhietti porcini, le gambe corte e storte e due braccia da fabbro ferraio che levati.
Mi schiva e mi fa lo sgambetto, e io finisco faccia a terra, con la bocca piena di polvere. Quello mi salta in groppa e comincia a tempestarmi di cazzotti la schiena.
“Ahio! Cazzo!”
Possibile che nelle avventure con Zack io non faccia mai la figura che spero?
Sentire la risata di Zack mi da la forza di scrollarmelo di dosso e tirargli uno sgraziato calcio sul mento. Si tiene le mani sulla bocca sanguinante, spero si sia morso la lingua il bastardo.
Ne approfitto per rialzarmi e placcarlo, e ci rotoliamo a terra per un po’. Rimedio un paio di ginocchiate ai gioielli di famiglia, ma alla fine piazzo un paio di destri ben messi e lo stendo. Mi rialzo e, torreggiando su di lui, gli tiro un calcio nelle costole.
“Ehi, calmati John Wayne! Non è mica un film americano, così lo ammazzi!” mi rimprovera Zack. Io ho le palle doloranti, la bocca piena di terra e la schiena a pezzi proprio.
“Ma vaffanculo.” biascico.
Lascio che sia lui a parlare. Ne ho conosciuto uno di folletto, e già mi stanno tutti sul cazzo.
Zack, col suo modo di fare affabile, riesce a farsi raccontare tutta la storia. La colpa è del custode, il pelato che ci ha chiamati.
Il cretino ha trovato dell’oro nascosto in un tronco cavo, durante un giro di perlustrazione, e ha pensato che ci fosse finito lì per caso! Ma quello era un nascondiglio “temporaneo” dello Gnefro, che è tornato e non ha trovato più la sua roba. Ti credo che se l’è presa a male! Così ha pensato di vendicarsi con uno scherzetto.
Giuro che la faccia del custode alla vista del folletto è valsa tutto il viaggio. E il seguito... Cristo, per quello è valsa pure la pena di prendere i cazzotti.
Il folletto si riprende il tesoro, e poi si avvicina al custode con la sua brutta faccia tutta incazzata... Peccato che gli arrivi allo scroto! Così sale su una sedia, poi sul tavolo, prende il tizio per la collottola, e con una voce gutturale gli fa: “Se racconti a qualcuno questa storia giuro che entro di notte in casa tua e ti taglio le palle... Chiaro?”

Non sono riuscito a capire se il custode ha prima annuito e poi si è pisciato sotto oppure il contrario.

2 commenti :

  1. Da questo racconto risulta più evidente il taglio che vuoi dare a questa serie di racconti. Il primo mi aveva tratto in inganno a causa della creatura vampiro che mi ha ricordato più Costantine e Dylan Dog per via appunto delle tematiche "gotiche", ma ora con la seconda puntata mi ha ricordato molto la serie televisiva Grimm. Non è assolutamente una critica o un difetto, anche perché trovo francamente molto più interessanti i tuoi racconti che le puntate del suddetto telefilm.
    A parte i complimenti e l'invito a proseguire, ti segnalo un po' di cosucce al solito:
    • "Di’" della frase "Di’ un po’, ti sembro una guardia? Qui abbiamo un problema diverso." Non capisco, ma credo dovrebbe avere l'accento e non l'apostrofo. Dopo controllata su internet risultano corrette entrambe le forme, ma io continuo a preferire l'altra per una mera questione grafica, quindi vedi tu;
    • metti sistematicamente la virgola davanti alla "e". Se in alcuni casi lo trovo necessario, in altri secondo me spezza delle semplici coordinate che dovrebbero rimanere lì come sono, come in "Mi schiva e mi fa lo sgambetto, e io finisco faccia a terra";
    • "9Sentire la risata di Zack mi da la forza" qui sono certa che manchi l'accento sul verbo;
    • “Ma vaffanculo.” biascico. Ci avrei messo un punto esclamativo o i puntini di sospensione, perché il punto mi sembra troppo netto per qualcuno che lo sta sbuffando o al contrario lo sta mormorando dolorante.

    Per il resto, continua così!
    È decisamente divertente la scelta del punto di vista dell'aiutante.

    RispondiElimina
  2. Grazie! E' un piacere vedere che qualcuno legge (con attenzione!) e commenta questi racconti. Mi fa piacere e grazie per le segnalazioni dei refusi! ^_^

    RispondiElimina