4/52 - La Bocca della Verità


Nel Novembre del 2013 è successa una cosa epica: per la prima volta sono stato io a chiamare Zack per avvertirlo che c’era un problema.
E io me ne sono accorto subito che c’era un problema, quando ho visto un capannello di gente e polizia intorno alla Bocca della Verità, transennata e irraggiungibile. Cioè, in quel momento non avevo proprio realizzato che il problema fosse uno di quelli che dovevamo risolvere noi. Pensavo solo che ci fosse qualcosa da vedere, fotografare e raccontare. Tanto per fingere ancora un po’ di fare il giornalista, per pagare le bollette.
Mi avvicino al capannello di curiosi, e cerco di estorcere informazioni a una guardia giovane, un ragazzetto secco secco che se ne sta in disparte, bianco come un lenzuolo.
“Insomma?” gli faccio, cercando di sembrare disinvolto “Che si dice?”
“Niente, niente” mi fa quello, senza guardarmi “Circolare.”
“Daje, ma come circolare! Ma che è, un film de Sordi?”
È solo in quel momento, mentre sbircio tra le teste, che noto il sangue a terra e i paramedici.
“Ma che c’è scappato il morto?” dico al poliziotto. E mentre quello mi ignora, sento una voce che mi chiama.
“Danie’! a Danie’, ma sei te?!”
Giro la testa a destra e a sinistra, cercando di capire. E vedo una guardia che si sbraccia e viene verso di me. E sorride pure. Roba che in quel clima teso è fuori luogo proprio.
“Danie’, ‘tacci tua! Che stai a fa’ qua?!”
Lo guardo, metto a fuoco bene il viso. Capelli neri, riccio, niente barba, un po’ di scucchia, occhi azzurri...
“Alfredino?! Anvedi!”
Ci abbracciamo e ci salutiamo calorosamente, io e Alfredo Michetti, vecchi compagni di Liceo al Virgilio.
“Alfredino! Ma dimme te! E che sei finito a fa’ la guardia?”
“Eh lo sai come vanno ‘ste cose... Zio Mario è Comandante di gruppo qui in Municipio I, e solo con la pensione di mamma non ce se fa’.”
Registro l’informazione nella mia memoria da paura, ché un amico poliziotto torna sempre utile. Mi sento un giornalista da film, o da romanzo.
“Ma te piuttosto? Che fai qua?”
“Curiosavo...” e tiro fuori il tesserino da giornalista, tutto ciancicato, dal portafogli.
“Anvedi Danielino giornalista! Chi se lo sarebbe mai creso!” mi prende in giro.
“Eh, sempre meglio che lavorare, no?” scherzo io “Piuttosto Alfre’, che mi dici de ‘sto casino? Che è successo?”
“Lascia perdere, una storia assurda!”
“Vado matto per le storie assurde, spara.”
“C’hai presente il mascherone?”
“La Bocca?”
“Certo. Calcola che stamattina ha staccato la mano a due turisti.”
Brivido lungo la schiena. Ecco fatto. I miei sensi di ragno mi dicono che sono cazzi proprio. Devo chiamare Zack.
“Al primo è venuto quasi un infarto, ma era giapponese e al pronto soccorso non c’hanno capito un cazzo. Problemi di comunicazione, qualcuno ha pensato a uno scherzo, un film, vai a capire, e la Bocca è rimasta a disposizione. Solo che un’oretta dopo l’idea geniale di farsi la foto con la mano in bocca è venuta a un ragazzo di Milano.”
“E allora?”
“Tranciata di netto. La fidanzata è sotto shock, lui peggio ancora. Penso che lo stiano portando al pronto soccorso.”
“Oh cazzo.”
“Mi hai tolto le parole di bocca.”
“Ma chi è stato? Insomma, ora che vi hanno chiamati avete capito che succede?” Provo a chiedere, ma immagino la risposta.
“Ma lascia perdere! Nessuno ci capisce niente” Ovvio. “Probabilmente un matto aveva montato una trappola dentro la Bocca e poi se l’è portata via, perché adesso pare tutto normale. Una specie di Unabomber, te lo ricordi quello psicopatico?”
“Capito. Scusa Alfre’, faccio una telefonata.”
“Fai fai. Oh, ci si vede in giro!”
“Sicuro!”
Mi allontano e chiamo Zack. ‘Sta cosa puzza proprio.

Un’ora dopo la Municipale brancola ancora nel buio, e sta cercando uno psicopatico che forse è scappato verso il Circo Massimo. La Bocca della Verità è ancora transennata, e io sono in piedi all’angolo con Via della Greca che aspetto Zaccaria. Arriva e accanna la macchina là, all’angolo con Santa Maria in Cosmedin. È assurdo proprio, io ancora non ho capito proprio come fa a non prendere mai una multa. Secondo me non le paga.
“Allora?” mi fa.
“Allora che?”
“Novità?”
“Nessuna, non hanno idea.”
“Tu ce l’hai?”
“Beh... Sì.” Mi guarda sgranando gli occhi, come se non si aspettasse che io potessi avere uno straccio di idea. Quasi lo odio, quando fà così.
“Sentiamo.”
“Secondo me è uno Gnefro. Come quella volta a Bomarzo, due mesi fa. Ha animato la Bocca... E quella mozzica! No?”
“Grande!”
Non ci credo. “E’ così? Davvero?!”
“No. Figurati se uno Gnefro si infila in pieno centro di Roma.”
Mi correggo. Io lo odio proprio.
Ci avviciniamo alla Bocca, la Municipale è andata via alla spicciolata sono rimasti solo due agenti a presidiare. Non c’è Alfredo.
Zack mi fa cenno di rimanere indietro e si avvicina agli agenti. Parla gesticolando in modo strano, autoritario e scattoso. Sembra uno che dirige il traffico. Poi a un certo punto i due gli fanno il saluto e si allontanano.
Lui mi fa cenno di avvicinarmi, mentre passa sotto alla striscia di nastro rosso e bianco.
“Oh, ma come hai fatto?”
“Poi un giorno parleremo di mesmerismo.”
“Certo.” Lo odio, lo odio.
“Intanto mettiti questi.” Dice mentre mi passa un paio di guanti da elettricista “E infila una mano.”
Questo è scemo proprio. Io la mano non ce la metto.
“Non ti preoccupare, non te la staccherà.”
“Che ne sai?”
“Non riuscirà a trapassare un materiale così moderno. Quella è gomma ultrapura, vai tranquillo.”
Se, tranquillo proprio. Ancora mi chiedo chi me lo fa fare, mentre avvicino la mano alla Bocca. Usa il mesmerismo anche su di me?
“Ahio! Cazzo!” sento una fitta alla mano sinistra, che ora è incastrata nella Bocca e non ne vuole sapere di uscire.
Zack scatta al mio fianco.
C’è qualcosa dentro la bocca, come in trasparenza, è un volto di donna, anzi, di vecchia. Mi sta mozzicando la mano, ‘sta bastarda!
Zack con la destra la prende per i capelli, e la strattona.
Mi sento la mano libera, e improvvisamente, in mezzo a noi, c’è una vecchia gobba, in carne e ossa. Zack la tiene per i capelli, e quella è in ginocchio... Ma Cristo, inginocchiata è alta quanto me!
Zachariah! Damnatus ignavus, dimitte![1]
Ego dimittam vos postquam mihi dicis quid nunc sis hic![2]
“Oh, ma che cazzo dite?!”
“Una volta il latino si parlava di più.” Dice la vecchia, con la sua voce cavernosa e potente.
“Dimmi che fai qui, strega!” Insiste Zaccaria.
Parvulus superbus...[3]” la strega estrae un coltellaccio e con un colpo rapido si taglia i capelli, liberandosi dalla presa. Lancia un grido orribile, e con la destra sferra un manrovescio che coglie Zack di sorpresa lo manda a sbattere contro la cancellata della chiesa.
Poi si dilegua, in una nuvola di fumo che odora di muffa e terra bagnata.
“Merda!” impreca Zaccaria, mentre la ciocca di capelli che stringe nel pugno sfrigola e si dissolve.

La sera siamo in uno degli appartamenti di Zack, dietro Piazza del Gesù. Lui ha ancora spalla e schiena doloranti per lo schianto contro la cancellata, ed è seduto sul divano a leggere uno dei suoi trattati sulla stregoneria, magia nera e roba simile. Io intanto sfrutto tutta la mia esperienza di aiutante di Zack per fare l’unica cosa davvero sensata da fare in questi momenti: preparo un caffè.
“Ti sei fatto un’idea della situazione?” mi chiede, alzandosi.
“Beh, tu l’hai chiamata strega, quindi...” esito e balbetto. Come alle interrogazioni al liceo proprio. Mi odio.
“Tutto qui?”
Vaffanculo,vaffanculo, vaffanculo!
“Beh, era alla Bocca della Verità!”
“Oh, bene! Continua.”
“La Bocca in origine era un oracolo, probabilmente, e anche... Smascherava le menzogne, roba del genere.”
“Quindi...”
“Quindi la presenza della strega ha qualcosa a che fare con un contratto... Non mantenuto?”
“Ottimo! E come la scacciamo?”
‘Azzo.
“Chiodo scaccia chiodo, Daniele. Ricordatelo.”
“Beh? È un proverbio da poveracci!”
“Tu giudichi troppo.” Zack parla mentre fruga prima nella libreria e poi nella dispensa “Adesso, per cortesia, renditi utile: abbiamo bisogno di spazio. Sposta il tavolinetto più in là. E anche il divano.”
Lui consulta il libro che ha preso, e io fatico. Regolare.
Il tavolinetto di legno, antico, massiccio, che pesa un sacco e ‘na sporta, lo metto nella stanza accanto. Il divano che sta in mezzo alla stanza invece lo spingo addosso al muro. Non ci penso proprio a portarlo di là, quello è un divano letto e io mica so’ un facchino! Comunque Zack se lo fa andare bene.
Regge in una mano il libro aperto, tenendo il segno col pollice, mentre con l’altra traccia un cerchio in terra con il sale grosso.
Io sono sudato come un cammello, e mi butto sul divano.
Lui prende un coltello da cucina e si taglia i palmi delle mani. Versa qualche goccia di sangue sul sale a terra.
“Bisogna chiamare la strega, e offrirle un contratto”, mi dice a un certo punto.
“Chiamarla? Qui?!”
“Sì, ma tranquillo, non uscirà dal cerchio.”
“Ah.” Allora sto tranquillo: io nel cerchio non ci entro proprio.
Zack ha finito di preparare il rituale, io sono sempre seduto sul divano. Spegne le luci elettriche, accende qualche candela, inizia a recitare la formula, in latino.
Tutto accade in un secondo, non faccio neanche in tempo a prendermi un colpo e scattare in piedi.
La strega si materializza nel cerchio e ha il coltellaccio in mano, come se sapesse. L’affondo è rapido, letale, diretto al cuore.
Ma forse anche il vecchio Zack sapeva.
Anziché tentare di evitare il colpo gli và incontro, con la sinistra devia il braccio della strega, e le afferra il polso. Torsione del busto, colpo secco con la destra, dal basso verso l’alto. Si sente un orribile crack, la strega grida, il coltello cade a terra, Zaccaria lo calcia fuori dal cerchio, ai miei piedi. Il braccio della strega è piegato ad angolo retto, ma al contrario.
“Ascoltami, strega!” la sua voce è ferma, il tono imperioso. Lei lo fissa con odio.
Zack le propone i termini del contratto, è un discorso articolato. Ma io non riesco a seguirlo. C’è una voce nella mia testa.
“Prendimi il coltello, giovane!”
All’inizio non capisco, penso di essermelo immaginato.
“Prendilo, maledizione! Portalo qui da me! E non ti accadrà nulla di male...”
“Col cazzo proprio, strega!” non sono mai educato quando sono teso.
“Ascoltami, giovane. Il tuo maestro pensa che io non possa uscire da questo ridicolo cerchio... è uno sciocco.”
“È inutile, non mi freghi!”
“Tu sei potente, giovane. Puoi superare il tuo maestro.”
Per un attimo mi sembra di non riuscire a pensare a niente.
“Sei giovane, ma conosci molte cose. E potrai impararne altre... Se mi aiuterai.”
“Non ci penso proprio.”
“Invece sì, ci stai pensando. E fai bene.”
“Ho detto no!”
“E come mai hai il coltello in mano?”
Cazzo, non me n’ero accorto.
“Portalo da me. Non esitare, altrimenti...”
“Altrimenti?”
“Prima annienterò il tuo maestro, poi uscirò da questo inutile cerchio magico e ti mangerò... Comincerò dal cuore, sarà delizioso!”
Vorrei ridere di questa orrenda caricatura della strega di Hansel e Gretel, ma non riesco a smettere di tremare.
“Se davvero puoi liberarti, e sconfiggere Zaccaria... Perché non lo fai? Fallo ora!”
“Io sono vecchia... Voglio un apprendista. Un apprendista sveglio, potente. E leale.”
Le parole di Zack sono un mormorio indistinto alle mie orecchie, mentre muovo i primi passi verso il cerchio di sale e sangue.
Entro nel cerchio, stringo il coltello nella destra. Zack si distrae.
“Fermo, che fai?!”
“La strega mi ha parlato.”
È la prima volta che scorgo genuino stupore nello sguardo di Zaccaria. Devo segnarmelo sul calendario questo giorno.
“Daniele...”
Quod parvum vobis est fide, homines…[4]
Mi giro verso la strega. Le sorrido.
“Tu non leggi davvero nel pensiero, giusto?”
Corruga la fronte, la vecchia bastarda. Che soddisfazione quando le pianto il coltello nella gola, fino al manico!




[1] Zaccaria! Dannato vigliacco, lasciami!
[2] Ti lascerò quando mi avrai detto perché sei qui!
[3] Piccolo uomo arrogante...
[4] Che cosa da poco è per voi la fedeltà, uomini...

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