Traslocare, lavorare e altre amenità



Dunque, cominciamo con le scuse di rito: sono settimane che non posto, persino i racconti (le 52 short stories, no?) sono stati sospesi per un po'. Eppure ci sono, giuro che sono qui, nel mio hd. Allora perché non postarli?
Perché, molto semplicemente, non avrei tempo di rispondere ai commenti, alle mail, alle osservazioni, agli insulti. A nulla, in pratica. E quindi, ho pensato, meglio tacere.
Comunque sia, la situazione è semplice (da spiegare) ancorché complessa (da vivere). Quindi, mentre me la vivo tra preoccupazioni, affanni e fatica (e però c'è anche la Gioia, come dice Mariano in Boris), cercherò di spiegarla in modo semplice. Innanzitutto è Maggio (anzi, ora è Giugno, però è stato Maggio, fino a ieri), e questo per me significa tre cose: lavoro, lavoro, lavoro. Centosessanta (più o meno) ragazzi e ragazze tra i 14 e i 19 anni da portare in scena, spettacoli da allestire, scenografie da preparare (cioè proprio da costruire materialmente, ché dalle mie parti si fa tutto noi, handmade) e un delirio che non vi dico.
E poi dobbiamo farne di mestieri, noi che viviamo della nostra fantasia, diceva il poeta (Guccini), che poi parleremo anche di questo. Un giorno che non piove tanto.
Insomma, una tonnellata di cose da fare, sempre in giro, mai nello stesso posto, mai con una connessione sottomano. Oltretutto ci si è messo di mezzo anche altro, di più personale, che ha portato con sé la necessità di cambiare casa.

Traslocare, si diceva nel titolo.
Ora è un mese che viviamo nella nuova casa, un po' più "periferica" di quella vecchia ma con un bel giardino e qualche mq in più. Dunque Aprile e Maggio sono stati anche due mesi di traslochi, e di riflessioni.
Mi sono reso conto di che roba grossa sia, un trasloco... E' pieno di simboli.
La sensazione di come pian piano ti venga a mancare il terreno sotto i piedi, man mano che inscatoli la tua roba, smonti i mobili, cominci a portarli via.
Lo spaesamento che ti crea la nuova casa, all'inizio. La paura di aver fatto un passo falso.
E poi l'entusiasmo di adattare le vecchie cose ai nuovi spazi, di comprare (e montare! >_<) nuove cose, altri mobili, sistemare tutto... La necessità di creare qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo sentirsi a casa, come prima.
Tutte emozioni e sensazioni che mi sono trovato a vivere quando ho scelto di fare questo lavoro definitivamente. Il parallelo mi è sembrato subito evidente.
La paura di fallire, l'incertezza di aver scelto un terreno accidentato, una strada difficile.
L'abbandono delle vecchie (cattive) abitudini.
E la forza necessaria a superare i momenti di difficoltà, e la gente intorno che, non contenta di vederti in difficoltà, ci mette il carico da undici.
Poi però, ad un certo punto, le scatole da spacchettare sono finite.
Ritrovi le piccole cose.
Il libro che tua moglie ha inscatolato in profondità nonostante ci fosse un segnalibro (>_<).
Blocchi con appunti. Fotografie e soprammobili.
E si ricomincia con la cara, vecchia, nuova vita.

Sono state riflessioni importanti, che mi hanno accompagnato per settimane. Le ho volute scrivere qui, sul blog, un po' per rendervi partecipi, un po' per poterle ritrovare da qualche parte.
Nel caso in cui...
Cambiare casa è (spesso, quando non è un obbligo) una scelta importante. E mi sono accorto che, alla fine, le scelte importanti si assomigliano tutte. E' una questione di struttura. Perché la radice delle grandi scelte è il cambiamento, e il desiderio di cambiamento si porta sempre appresso le stesse indecisioni, i dubbi, gli ostacoli. E gli scassacazzi. Ah, quelli abbondano sempre, ci vanno a nozze con il desiderio di cambiamento. Sono sempre lì, puntuali come la morte, le tasse e Sanremo, a farti notare come cambiare sia male.
Beh, vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già.
Oh, lo diceva il poeta, mica lo dico io.

In conclusione: spero che questa condivisione abbia ripagato la mia assenza. E, anche se spero di poter essere più presente, e magari di lasciarvi ancora qualche € di e-book, come qualche settimana fa, non posso promettervi nulla... Però ce la metterò tutta. Il grosso del lavoro finirà tra qualche giorno, quindi portate pazienza...
Quando tornerò, ci saranno grosse novità. Parola di lupetto.

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